RAZZISMO DI STATO. LA CINA SI PREPARA ALLA GUERRA

di C.M

Il governo cinese è perfettamente consapevole che il conflitto economico con gli Stati Uniti potrebbe degenerare in una guerra vera e propria. Relativamente, per la Cina è necessario trasformarsi da potenza regionale terrestre in potenza marittima globale, in grado di sfidare il dominio che gli USA hanno imposto a partire dal secondo dopo guerra. 

Per questa sfida epocale è necessario attuare provvedimenti adeguati a eliminare-limitare i conflitti all’interno del paese, per creare la massima unità possibile fra le varie etnie e i territori che la compongono; anche ricorrendo all’assimilazione violenza dei soggetti riottosi.

A questo scopo la propaganda di stato ha resuscitato e attualizzato la filosofia di Confucio [quarto, quinto secolo A.C], a quei tempi funzionale alla gestione dello stato imperiale e oggi all’imperialismo capitalista.  Gli Han sono l’etnia maggioritaria della Cina, occupando un’ampia fascia di territorio, che va dall’enorme zona costiera (con l’esclusione di Hong Kong) fino alle regioni più interne del fiume Giallo. Durante la dinastia Han [secondo secolo A, C.] il confucianesimo divenne la filosofia di Stato e da allora ha pesato fortemente sull’educazione delle classi dirigenti cinesi; con l’esclusione del periodo Maoista.

La versione neo-confuciana dell’attuale governo cinese afferma che gli Han sono i -veri cinesi-, con 5000 anni di storia alle spalle e che il Centro, governato da loro, debba governare l’intera Cina. E questa volontà di piegare al supposto paradigma tutte le periferie, per assimilarne culturalmente gli abitanti, è caratterizza da un processo di violenta sinizzazione.

Durante la visita di Trump alla città proibita, il presidente della Repubblica Popolare Xi Jinping precisò al collega le caratteristiche fisiche del gruppo dominante; dal colore dei capelli al colore della pelle.

Le periferie hanno una funzione importante: sono cuscinetti che devono proteggere il nucleo centrale dalla minaccia dei paesi confinanti e siccome vi abbondano risorse naturali non possono essere lasciate a sé stesse o avanzare pretese di autonomia.

La Mongolia interna, ricca di giacimenti di metalli e terre rare, ha sempre svolto il ruolo di cuscinetto con la Mongolia (storico nemico cinese). Qui, agli abitanti è stato imposto l’utilizzo del -mandarino- come lingua per lo studio della storia.

La regione dello Xinjiang è abitata da una minoranza turcofona e islamica, gli Uiguri. Ricca di giacimenti di petrolio, è un collegamento cruciale nel progetto -vie della seta-, che il governo cinese sta promuovendo a livello mondiale; quindi la regione deve essere stabile e sottoposta a controllo.

A tale scopo, a partire dagli anni novanta, il governo cinese ha favorito il trasferimento di gruppi Han nella regione. Nello Xinjiang è in atto una dura campagna repressiva contro la popolazione. Agli uomini è imposto il divieto di portare la barba e digiunare nel Ramadan e coloro che non si adeguano vengono rinchiusi nei famigerati “campi di rieducazione”. Si tratta, per gli adulti, di veri e propri campi di lavoro forzato e, per i bambini, scuole in cui apprendere il “way of life” Han.

Anche in Tibet, altra regione periferica, sono presenti campi di rieducazione, ma diversi da quelli in Xinjiang. Dal momento che il Tibet ha una funzione di cuscinetto con un altro storico nemico della Cina, ossia l’India, questi sono veri e propri centri di addestramento militare, nei quali i giovani, oltre che alla cultura Han, vengono educati all’uso delle armi.

Probabilmente gli Uiguri dello Xinjiang sono la minoranza etnica più discriminata al mondo, ma le cose in Tibet non vanno molto meglio.  Alla popolazione è concesso di praticare il Buddismo ma vengono negate le libertà linguistiche.

E arriviamo a Taiwan, prossimo obiettivo strategico del governo cinese. Secondo Pechino il 96% dei Taiwanesi discende da alcuni gruppi fondativi del ceppo Han (soprattutto gli Hoklo e Hakka) e quindi sull’isola gli elementi culturali cinesi sarebbero predominanti.

In conclusione, la Cina si prepara a una fase più intensa del conflitto con gli USA, anche esercitando il proprio imperialismo e razzismo all’interno dei suoi confini.

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