Gruppo Wagner e battaglione Azov: origine e sviluppo di due strumenti neonazisti fondamentali nell’attuale guerra in Ucraina

di C.M.

Dal 24 febbraio scorso, giorno in cui è iniziata l’invasione russa in Ucraina, l’opinione pubblica mondiale si è ritrovata a fare i conti con l’esistenza del gruppo Wagner. I suoi membri sono stati definiti come mercenari, nazisti, ex membri di forze armate russe, senza scrupoli nei confronti di civili indifesi e utilizzati in Ucraina dal momento stesso dell’invasione, è necessario fare un po’ d’ordine all’interno della gigantesca mole d’informazioni che è giunta al grande pubblico nel giro di pochissimo tempo. Il gruppo Wagner è formalmente un gruppo di soldati mercenari con sede legale in Argentina, senza nessun genere di rapporto con Mosca. Nella realtà si tratta di un apparato paramilitare alle dirette dipendenze del Cremlino, che ne utilizza i servigi all’interno dei propri programmi militari in almeno tre differenti continenti. Il leader e fondatore del gruppo Dmitry Valeryevich Utkin ha scelto il nome per via della propria adorazione nei confronti del compositore Richard Wagner, passione mutuata direttamente dal proprio idolo Hitler. Non è infatti un segreto il fatto che Wagner fosse il compositore preferito da Adolf Hitler e che Utkin sia un seguace del nazismo e che il suo nome di battaglia fosse proprio Wagner. Egli non nasconde i propri tatuaggi come molti altri uomini del proprio gruppo che ben fieri esibiscono svastiche. Del resto, gli stessi elmetti utilizzati dal gruppo Wagner sono identici a quelli utilizzati dalla Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale. Utkin, già tenente colonello presso il servizio di informazione delle forze armate russe, fu in grado di reclutare alcuni gruppi di mercenari dalla morente Slavonic corps ( già erede della Moran security, un’agenzia di sicurezza legata alle aziende russe fuori confine ) per formare il gruppo Wagner, sfruttando la propria esperienza nell’esercito e nella sicurezza privata nell’indo – pacifico. Da sottolineare come la principale base logistica del gruppo si trovi presso la città di Krasnodar, stessa città in cui è presente la sede del GRU, il servizio di informazione dell’esercito russo. Le prime notizie della presenza di uomini appartenenti a gruppi mercenari utilizzati dalla Russia con una forte impronta neonazista risalgono al 2014 in Crimea ed in Donbass. Non è un caso che le prime operazioni del neonato gruppo paramilitare fossero proprio in queste regioni: Donbass e Crimea sono luoghi in cui la mafia russa è estremamente potente, radicata ed infiltrata negli apparati politici, basti pensare al fatto che le riunioni del parlamento della Crimea spesso iniziavano con un minuto di silenzio quando perdeva la vita un affiliato alla mafia russa. I membri totali del gruppo Wagner sono stimati, secondo le diverse fonti, dai 6 000 ai 10 000. Quello che risalta, ogni volta che si prova ad indagare sulle attività di queste truppe mercenarie, è il notevole grado di crudeltà e di violenza di cui si macchiano gli aderenti. Come detto, nei luoghi dello scacchiere internazionale in cui i soldati russi sono presenti con diverso titolo, anche il gruppo Wagner è presente per supportarne le azioni. E’ stata provata e testimoniata la presenza di mercenari Wagner in Egitto, dove sostennero la fallimentare offensiva su Tripoli del generale Khalif Haftar. Il gruppo è stato anche responsabile di alcune azioni in Siria a sostegno delle forze pro – Assad, come ad esempio a Deir Ezzor, dove oltre duecento di loro ha trovato la morte. In Mali sembra che il ruolo del gruppo sia stato quello di supportare il governo locale in diverse azioni contro alcune milizie locali ( composte probabilmente anche da estremisti islamici ), azioni che nei primi quattro mesi del 2021 secondo il Guardian hanno portato alla morte di non meno di 456 civili. Al gruppo Wagner è addebitata la responsabilità di queste azioni, tra cui quella più brutale e sanguinosa è quella nel villaggio di Moura, dove sono stati uccisi tra i 350 e i 380 uomini. Se Utkin è il fondatore e leader del gruppo chi sono i finanziatori ? Mentre rimbalza la voce che sia lo stesso ministero della difesa russo il principale sponsor economico del battaglione, in molti sostengono il grande interesse dell’oligarca Yevgeny Prigozhin. Soprannominato “ lo chef di Putin ” dal momento che è proprietario della società di catering che organizza e presiede tutti gli eventi di stato in Russia, Prigozhin è un oligarca che è partito dal mondo della ristorazione prima di diversificare le proprie attività ed entrare anche nel mondo del gas. E’ stata la sua società ad organizzare l’evento per reduci della guerra in Siria a cui lo stesso Utkin ha partecipato. In molti, tra cui radio Liberty, sostengono che possa essere proprio Prigozhin il maggior finanziatore delle attività del gruppo Wagner. I soldati del gruppo Wagner provengono da reparti di sicurezza e militari dell’esercito russo e della polizia ( ma non sono necessariamente russi, possono essere anche ucraini e serbi ) e percepiscono uno stipendio mensile di circa 2 300 euro e firmano un trattato di riservatezza della durata di dieci anni. Tutto questo per entrare a far parte di una milizia privata, formalmente autonoma e svincolata da Mosca, che viene utilizzata dal Cremlino quando si tratta di fare la parte sporca del lavoro ( massacri ai danni di civili, guerriglia di supporto alle truppe regolari ) senza essere costretti a rispondere delle conseguenze o ad entrare formalmente in guerra. Una sorta di brigata fantasma, composta da soldati neonazisti, che si accolla gli oneri del lavoro sporco utile agli interessi della Russia che Mosca non vuole troppo far risaltare.

Tra le forze impiegate nel conflitto sul versante ucraino, troviamo invece il famigerato battaglione Azov, salito alla ribalta della cronaca mondiale durante la difesa della città di Mariupol. Nel 2014, a seguito dell’Euromaidan e della deposizione del presidente Janukovic, vi fu uno spontaneo fiorire in Ucraina di battaglioni formati da gruppi di volontari civili provenienti da gruppi dell’estrema destra tra cui vale la pena citare l’Assemblea Social – Nazionale ( ASC ) e i Patrioti d’Ucraina. In totale, si svilupparono oltre 40 battaglioni civili, di cui i più famosi ( con consistenti membri provenienti dagli ambienti dell’estrema destra europea ) che si contraddistinsero in questa variegata galassia nazionalista furono: Donbass, Aidar, Dnipro – 1, Dnipro – 2 e per l’appunto Azov. Colui che svolse il ruolo di fondatore del battaglione Azov fu Andriy Biletsky, già politico ucraino salito alla ribalta per aver affermato nel 2010 che la missione dell’Ucraina era quella di << Guidare le razze bianche del mondo in una crociata finale contro i subumani capeggiati dai semiti >>. Di Biletsky non si sa troppo, oltre al fatto che è stato il fondatore del partito di chiara e marcata espressione neonazista Corpi Nazionali con cui ha seduto nel parlamento di Kiev dal 2014 al 2019 e che ha ricoperto il ruolo di capo ultrà della tifoseria del Metalist Kharkiv, un grosso bacino di reclutamento per il battaglione Azov. Simbolo del battaglione è un chiaro riferimento al Wolfsangel, simbolo runico originario dei territori germanici medioevali che in origine rappresentava una sorta di amuleto contro i lupi, nel XX secolo è stato il simbolo precedente alla svastica adottato dal partito nazista. Non è un segreto il fatto che il grosso dei militari di Azov sia dichiaratamente neonazista, a tal proposito gli stessi capi militari hanno dovuto fornire cifre al ribasso sulla presenza di elementi della destra più radicale ed estrema connotandoli tutt’al più intorno al 20% del totale. Stima tuttavia tutt’altro che reale e profondamente tendente al ribasso. Già a partire dal Novembre 2014, a soli sei mesi dalla sua nascita, il battaglione Azov, per ordine del ministro dell’interno ucraino Arsen Arkov, è stato inquadrato all’interno della Guardia Nazionale Ucraina. Nell’anno successivo, il battaglione di volontari neonazisti è stato inglobato all’interno dell’esercito regolare come reparto di fanteria leggera, con tutto quello che questo comporta: normale selezione e addestramento armato. Nel 2017 il giornale britannico Guardian ha documentato tramite video l’addestramento di minori dai nove ai diciassette anni per essere reclutati all’interno del suddetto battaglione. Ma chi finanzia gruppi di neonazisti ucraini ? Molte piste portano nella direzione dell’oligarca ucraino ma con cittadinanza cipriota ed israeliana Ihor Kolomojs’kyj. Nel 2014 egli ricopriva la carica di governatore dell’oblast di Dnipropetrovs’k ed è un magnate attivo in diversi ambiti e proprietario della squadra di calcio del Dnipro, ritenuto il secondo uomo più ricco d’Ucraina con un patrimonio stimato di 1,8 miliardi di dollari. Dando per certo il fatto che egli abbia finanziato il battaglione Dnipro ( meno famoso ma assimilabile a quello Azov per scopi ed ideologia ) in molti ritengono che sia stato il principale finanziatore del battaglione Azov, in primis fonti russe. Tra gli altri possibili finanziatori ritorna forte il nome di Serhi Taruta, industriale dell’acciaio ed ex governatore dell’oblast di Donetsk. Il bataglione Azov, forte della sua nostalgia per Bandera e dei propri ideali neonazisti, ha situata la propria base nella città di Urzuf che si affaccia proprio sul mare d’Azov. L’ONHCR ( l’ufficio dell’alto commissario per i diritti umani della Nazioni Unite ) ha riportato il fatto che tra il 2015 e il 2016 il battaglione Azov si sarebbe reso protagonista di diverse e ripetute violazioni delle norme relative ai diritti umani e crimini di guerra: saccheggi di edifici civili e addirittura di un rifugio per senzatetto, detenzioni ingiustificate, torture fisiche e psicologiche ai danni di prigionieri, stupri. In particolare gli stupri sarebbero stati eseguiti come vera e propria arma di intimidazione e anche a danni di persone disabili. Questa panoramica sommaria di azioni criminali ingiustificate racchiude bene l’essenza di come il battaglione Azov operi, di quali siano le ragioni dietro la sua creazione e del suo inquadramento all’interno dell’esercito regolare e di quali siano gli obiettivi che intende raggiungere.

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