DECRETO DIGNITA’: UNA ELEMOSINA TRUFFALDINA CHE BRILLA… GRAZIE AL PD

Di Maio ha il coraggio di dire che il decreto dignità “seppellisce  precariato e Jobs Act”. Chi vuol prendere in giro?

Tre milioni di contratti a termine restano intatti. I limiti di durata e generiche causali (solo in caso di rinnovo) non cambiano nulla di sostanziale. Nulla impedisce a un padrone di rimpiazzare un lavoratore a termine “scaduto” con un altro. Fuori uno, avanti un altro, come oggi. Così resta intatta la giungla delle altre forme di precarietà, e soprattutto l’abolizione dell’articolo 18, pilastro del Job Act. Altro che sua cancellazione! L’aumento dell’indennizzo in caso di licenziamento arbitrario serve solo ad abbellire il suo mantenimento. Cosa cambia per i nuovi assunti se il padrone può liberarsene quando vuole monetizzando la distruzione di un diritto? Intanto si annuncia il ritorno dei voucher… Sarebbe questa la “distruzione del precariato”? Sarebbe questo “il governo del cambiamento”?

Certo, il padronato mima una “protesta” per questi timidi ritocchi, ma solo per chiedere compensazioni su altri tavoli: nuovi regali fiscali e contributivi nella prossima legge finanziaria. Quelli che Di Maio e Salvini già annunciano. Il fatto che il PD (e Berlusconi) sventolino la bandiera delle imprese “tradite”, dopo aver loro assicurato coi propri governi tutto il possibile bengodi, ha un solo effetto: abbellire il governo Salvini Di Maio e le sue elemosine agli occhi dei lavoratori. Mentre la totale passività delle burocrazie sindacali produce lo stesso risultato. La verità è che un governo reazionario si avvantaggia sia di una opposizione politica liberale e filopadronale, sia dell’assenza di una opposizione di massa nelle piazze, dalla parte degli sfruttati e degli oppressi.

Occorre spezzare questo circolo vizioso.  Si può farlo solo ricostruendo una opposizione dal versante dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, non da quello dei padroni come fa il PD.

Solo ricostruendo una opposizione di massa dal versante dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati con la costruzione di una mobilitazione generale, unificando tutte le trincee di resistenza e di lotta in un fronte unico di massa e di classe. Solo ripartendo da una piattaforma generale che tracci un confine chiaro tra chi sta di qua e chi sta di là: chi sta con i lavoratori e chi sta con i padroni. Una piattaforma che unisca tutto ciò che l’avversario vuole dividere: lavoratori del privato e del pubblico, del nord e del sud, precari e “stabili”, italiani e immigrati. E con essi i disoccupati e tutti gli sfruttati.

E solo costruendo questa piattaforma con una assemblea nazionale dei delegati e delle delegate elett@ nei luoghi di lavoro è possibile garantire l’autonomia della classe lavoratrice dal padronato – grande e piccolo – e dai suoi agenti, siano esse burocrazie sindacali o politiche.

  • Cancellazione del Job Act e di tutte le leggi di precarietà, ritorno dell’articolo 18 e sua estensione a tutti i lavoratori e le lavoratrici
  • Redistribuzione generale dell’orario di lavoro a 32 ore per tutti, pagate 40, con l’introduzione di un salario minimo intercategoriale di 1500 euro.
  • Parità di diritti tra lavoratori italiani e lavoratori immigrati
  • Un vero salario sociale ai disoccupati e ai giovani in cerca di prima occupazione, pagato dalla cancellazione dei trasferimenti pubblici alle imprese private
  • Abolizione della legge Fornero, in pensione a 60 anni o con 35 anni di lavoro, pagata dalla tassazione progressiva dei grandi patrimoni, profitti, rendite.
  • Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori di tutte le aziende che delocalizzano o licenziano.

Questa piattaforma può unire la maggioranza della società contro la piccola minoranza di grandi azionisti e banchieri che oggi detta legge. Tutti i governi, in forme diverse, sono agenti di questa minoranza. Occorre un governo della maggioranza, quello dei lavoratori e delle lavoratrici: l’unico governo che rompendo col capitalismo può restituire al lavoro la sua dignità. Perchè la vera dignità del lavoro è questa: il diritto e il potere di chi lavora a decidere gli indirizzi della società, a partire dal proprio controllo sulle leve della economia. Questa è l’unica vera democrazia, alternativa alle truffe delle democrazie del Web e dei governi borghesi e padronali di ogni colore.

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