“SE VUOI LA PACE, PREPARA LA RIVOLUZIONE”

Karl Liebknecht)

Questo Primo Maggio ha il volto della lotta contro la guerra.

L’imperialismo russo ha invaso l’Ucraina per le ragioni dichiarate da Putin: riportare l’Ucraina sotto la Santa Madre Russia, annullando ogni traccia di quel diritto di autodeterminazione che Lenin le aveva riconosciuto. Avendo mancato questo obiettivo, a causa della resistenza ucraina, la Russia ora punta alla annessione del sud dell’Ucraina ben al di là del Donbass sino a raggiungere Odessa e Transnistria. È una guerra d’invasione e di conquista.

Gli imperialismi Nato a guida Usa, che inizialmente non credevano realistica una resistenza ucraina, puntano ora ad usarla in funzione dei propri interessi imperialistici e dunque dell’indebolimento dell’imperialismo rivale. Da qui il prolungamento della guerra, l’escalation militarista, i rischi reali di dinamiche fuori controllo. Il governo Draghi è parte di questa politica. Il governo reazionario di Zelensky ne è ostaggio e partecipe al tempo stesso.

Contro tutte le potenze imperialiste, vecchie e nuove, rivendichiamo la cessazione immediata delle ostilità, il ritiro delle truppe russe dai territori occupati dopo il 24 febbraio, e una pace giusta: che per essere tale deve prevedere una Ucraina indipendente e neutrale, il riconoscimento dell’appartenenza russa della Crimea, il diritto di autodeterminazione delle popolazioni russofone del Donbass.

Per ottenere questa pace la resistenza ucraina è condizione necessaria: senza di essa Putin sarebbe a Kiev già da due mesi a celebrare le proprie glorie. Ma una condizione necessaria non è di per sé sufficiente. Occorre contrastare il disegno della Nato di subordinare la resistenza ai propri interessi imperialisti. Occorre opporsi politicamente al governo filoamericano di Zelensky.

Il nemico principale è in casa nostra. La guerra degli imperialismi Nato alla Russia – che è cosa diversa dalla resistenza ucraina all’invasione – è contro gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici. Gli inaccettabili piani di riarmo sono finanziati dai tagli sociali su sanità, istruzione, lavoro. Le sanzioni contro la Russia causano bollette alle stelle, taglio dei salari, una nuova massa di licenziamenti. Il rilancio delle centrali a carbone seppellisce le ipocrite promesse ambientali. Grandi masse dell’Africa e del Medio Oriente subiscono una drammatica penuria di pane. La guerra significa miseria e fame in vaste zone del mondo.

La guerra in Ucraina e le minacce di una terza guerra mondiale dimostrano una volta di più che nessun futuro di pace è compatibile col capitalismo e l’imperialismo. La domanda di pace è decisiva, il pacifismo è una risposta sbagliata. Nel migliore dei casi esprime una illusione. Nel peggiore diventa una maschera di comodo. Le sinistre riformiste cosiddette “radicali” sventolano le bandiere della pace quando stanno all’opposizione, votano i bilanci militari e i piani di riarmo quando vanno al governo: lo ha fatto il Prc in Italia sotto Prodi e Tsipras in Grecia, lo fanno oggi i ministri di Podemos in Spagna o quelli di Sanders negli Usa. In altri casi il pacifismo maschera semplicemente la negazione dell’imperialismo russo. La lotta per la pace o è una lotta contro tutti gli imperialismi, a partire dal “proprio”, o è una frase vuota e un inganno. Solo una rivoluzione socialista internazionale può liberare l’umanità dalle guerre.

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