ILVA IN LOTTA. PCL PRESENTE!

12552733_979178925498928_6336188525672511426_n25/01/2016 di Maddalena Robin

Stamane all’assemblea dell’Ilva convocata dai sindacati Fiom e Failms i lavoratori hanno votato per alzata di mano la decisione di occupare ad oltranza la fabbrica di Cornigliano. Gli impianti sono tutti spenti, solo presidiati da quei lavoratori che hanno il compito di garantirne la sicurezza. Dopo la votazione, un corteo di operai è sceso in strada a dimostrare la giusta rabbia nei confronti della svendita della loro fabbrica.

Sono anni che ILVA registra problematiche economico-produttive, che segnano l’attuale situazione di criticità occupazionale e ambientale: il disconoscimento dell’Accordo di Programma del 2005 sul futuro delle aree di Cornigliano, firmato a Roma da sindacati, azienda e ben sette ministeri, che prevedeva la garanzia del 70% dello stipendio in cambio di contratti di solidarietà (che negli anni sono stati sostituiti dai progetti di lavoro “socialmente utili”, in alcune municipalizzate comunali); l’ulteriore riduzione di un altro 10% di salario per effetto del Jobs Act della cricca renziana; lo scaricabarile tra Regione governata dal centrodestra, che asserisce di aver trovato i fondi per integrare il reddito dei lavoratori per almeno due anni, grazie a due emendamenti già concordati con il governo da una parte e il PD genovese e il governo dall’altra, che negano l’esistenza stessa di questi emendamenti, offrendo ai lavoratori una mancetta sotto forma di quota integrativa al reddito, utile solo a tenerli buoni per il tempo necessario a procedere alla vendita dell’intero gruppo ai privati entro giugno 2016.

La vendita dell’Ilva ai privati sarebbe, nella realtà dei fatti, una svendita al massimo ribasso, senza alcun obbligo per gli acquirenti, chiunque essi siano, di mantenere gli attuali posti di lavoro, né di realizzare gli interventi economici necessari a bonificare le aree inquinate di Genova e Taranto e modernizzare gli impianti. Nessuna garanzia di lavoro e salute per gli operai insomma, che sono ridotti a mera merce di scambio, mentre i quasi 2 miliardi di euro dei Riva stanno ben conservati sui conti bancari elvetici, protetti dal rifiuto della Svizzera di sbloccarli.

Il lavoro non si svende e la dignità ancor meno. In tutti questi anni il Partito Comunista dei Lavoratori, è stato in prima linea nelle lotte all’Ilva, sempre schierato totalmente dalla parte dei lavoratori e solidale con le loro forme di lotta, anche le più radicali, (come l’occupazione del Comune di Genova il 11 gennaio scorso e l’attuale occupazione della fabbrica e il blocco del traffico a Cornigliano). Oggi il PCL sostiene attivamente la decisione degli operai dell’Ilva di Genova di occupare gli stabilimenti, i nostri compagni e Marco Ferrando sono, infatti, in prima linea davanti ai cancelli e sulla strada perché questa lotta è la sola risposta al cinico baratto in corso.

Solo una vera nazionalizzazione dell’Ilva, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto il controllo dei lavoratori, potrà salvaguardare al contempo lavoro e salute degli operai e operare la tutela incondizionata per l’ambiente e i quartieri cittadini prossimi alle aree Ilva, a Genova come a Taranto. Per questo invitiamo tutti a costruire un fronte unico nella lotta, sia tra i lavoratori stessi del gruppo, di Taranto e di Genova, sia con i lavoratori delle tante aziende locali, in questo momento sotto attacco, da quelli dell’industria e del commercio, fino a quelli delle municipalizzate e dei settori scuola e sanità.

“Socialismo o barbarie” Il resto non conta.

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