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CONTRO LO SCHIAVISMO DEI PADRONI CROCI: LOTTARE, OCCUPARE, ESPROPRIARE!

La CROCI è un azienda che produce tapparelle con sede a Bertinoro.
 Il proprietario è al momento indagato nella vicenda Sapro, società di cui è stato presidente, dove sembra che con soldi pubblici venissero comprati terreni a prezzi gonfiati, accumulando inoltre un debito di oltre 100 milioni di euro.
Da anni Croci non investe nell’ammodernamento dei macchinari; ciò che gli interessa, invece, è spremere i lavoratori e chiedere soldi ai contribuenti, visto che dal 2004 sono aumentati i ritmi produttivi (causando anche la crescita delle malattie professionali) e si è cominciato a usare la cassa integrazione.
Ma i guai grossi iniziano l’anno scorso, quando Croci disdice unilateralmente la contrattazione di secondo livello, in modo da non pagare più la 14° e non riconoscere più le RSU.
Dal 2011 comincia il taglio del personale: due lavoratori vengono lasciati a casa perchè troppo assenti per malattia e in ogni assemblea si minaccia di mettere in cassa altri operai.
Oggi tra pensionamenti, dimissioni volontarie e cassa a 0 ore si sono persi 14 posti di lavoro.
Come se non bastasse,dall’inizio dell’anno Croci annuncia(con una comunicazione in bacheca)che gli stipendi verranno rateizzati e la data in cui saranno erogati verrà decisa dalla dirigenza.
Si arriva così allo sciopero del 12 settembre, che avrebbe dovuto essere essere a oltranza.
Purtroppo è bastato poco a far calmare gli animi visto che il 14 Cgil-Cisl e Uil firmano un accordo in cui decidono di smobilitare la lotta in cambio del saldo degli stipendi di giugno, della promessa da parte di Croci di presentare un piano industriale e della creazione di una commissione che verifichi le entrate settimanali.
Il 25 il piano viene presentato, si tratta di chiedere il congelamento dei debiti per poi ricevere altri finanziamenti,in pratica nulla di concreto,ancora promesse per calmare i lavoratori!
In verità ci sono pochi motivi per restare calmi! Quando entrerà in vigore la riforma Fornero, Croci potrà licenziare liberamente e, visto che la crisi si aggrava, non sarà facile trovare di che vivere per gli operai licenziati (oggi solo in provincia sono oltre 30.000 i disoccupati “ufficiali”, l’8,5 % in più in un anno, molti dei quali non troveranno a breve un lavoro).
I lavoratori sono davanti a una scelta: o si continua a lavorare gratis come schiavi e a farsi prendere in giro, o si sceglie l’unica strada che nel corso della storia ha ottenuto qualcosa di concreto per gli sfruttati, la lotta! 
Il sindaco PD Zaccarelli si è detto soddisfatto dell’ accordo. Non ci sorprendiamo! Non è lui a dover lavorare gratis per i Croci anzi, possiamo ben dire che i politicanti nostrani sono ben pagati per amministrare secondo il volere del padronato.
Ci concediamo invece il diritto di dubitare che i lavoratori siano così soddisfatti della loro situazione e pensiamo che questi abbiano accettato perchè pensano di essere impotenti e di non potere ottenere di meglio.
Ma la realtà è ben diversa da come la dipinge la cultura dominante.
In realtà gli operai possiedono una forza enorme, di cui però non sono consapevoli, perchè questa si può esprimere solo se cominciano ad agire non più come singoli individui ma come classe sociale, in lotta contro la classe nemica degli sfruttatori!
È ORA DI UNIRE LE LOTTE!
Sono migliaia le vertenze di questo tipo in tutta Italia e decine solo nella nostra provincia.
Fino ad ora i sindacati confederali hanno gestito ogni situazione in maniera separata portandoci a varie sconfitte in ordine sparso.
Bisogna invece unire tutte le lotte, così che i mille rivoli della resistenza operaia creino un fiume in piena in grado di travolgere le politiche padronali.
Innanzi tutto sul piano provinciale,bisogna creare assemblee unitarie in cui i lavoratori delle diverse aziende organizzino e scelgano autonomamente le forme di lotta,si scambino esperienze e si aiutino a vicenda, creando una cassa comune per aiutare i singoli scioperanti: la lotta di ognuno deve essere la lotta di tutti! Tutto questo va fatto nella prospettiva di un assemblea nazionale dei delegati che decida una piattaforma di lotta nazionale.
APRIRE I LIBRI CONTABILI!
È inaccettabile che i padroni continuino e chiedere sacrifici, a ricevere soldi dallo stato, o peggio a dismettere le fabbriche con la scusa della crisi, quando poi la presunta crisi non è verificabile ne dai lavoratori ne dalla comunità perchè tutto si ferma davanti alla sacralità della proprietà privata e del segreto commerciale.
Non basta una commissione che controlli le entrate, bisogna rendere pubblici i libri contabili e metterli sotto controllo operaio, assicurando che i fondi dell’ impresa siano usati per pagare i salari e per investire nei macchinari e non per continuare ad arricchire i Croci, saldando così in parte anche il debito che questi hanno in sospeso.
OCCUPARE LA FABBRICA è il miglior modo per evitare la chiusura e i licenziamenti, poichè il padrone è disposto a concedere qualcosa solo quando ha paura di perdere tutto!
Lo dimostrano tante lotte recenti: quella dei lavoratori INSSE che, occupando e autogestendo la loro fabbrica, hanno costretto l’amministrazione di Milano a trovare un altro acquirente per lo stabilimento che doveva invece essere dismesso; quella degli operai di Fincantieri e della ALCOA o della Jabil, che da dicembre scorso occupano e autogestiscono l’azienda che la proprietà NOKIA voleva chiudere.
Ma altre esperienze ci dicono che è possibile anche andare oltre, come quelle di tanti lavoratori argentini che durante la crisi del 2001, davanti alla chiusura di tante fabbriche, non hanno aspettato l’arrivo di un nuovo sfruttatore che sostituisse il vecchio fuggito coi soldi, ma hanno deciso di prendere nelle proprie mani la produzione ed ESPROPRIARE LA PROPRIETA, in molti casi NON PAGANDO ALCUN INDENNIZZO e rifiutando di farsi carico dei debiti della precedente amministrazione.
Questa rimarrebbe l’unica soluzione nel caso che l’apertura dei libri contabili dimostrasse l’esistenza della crisi, perchè, anche se vengono meno l’interesse economico o la capacità del padrone nel portare avanti la produzione, i mezzi per farlo e gli operai capaci di utilizzarli esistono ancora.
Non si capisce allora perchè, in nome del profitto di qualcuno, si debba mandare in malora mezzi produttivi che rappresentano, oltre al sostentamento degli operai, una ricchezza per tutta la società.
Bisognerà a quel punto, attraverso la mobilitazione,esigere che lo stato si occupi di reperire i fondi necessari,magari andando ad attingere dal patrimonio privato dei Croci (patrimonio in odore di malaffare e di cui la magistratura ha chiesto il sequestro).
Creare comitati di solidarietà che difendano lo stabilimento da possibili sgomberi, lottare perchè la fabbrica espropriata diventi un fornitore privilegiato dello stato e delle amministrazioni locali.
Qualcuno ci obbietterà che questa soluzione è fuori dalle regole del sistema economico vigente, ma ciò non dimostra affatto la sua impraticabilità,dimostra semmai come l’attuale sistema non sia più adatto a soddisfare i bisogni primari delle persone, e come sia possibile risolvere i nostri problemi solo uscendo dalle logiche del capitalismo, gettando un ponte verso una società diversa, dove i lavoratori siano al posto di comando e dove non domini pìu il profitto monetario di una minoranza ma i bisogni umani della maggioranza.
Sviluppare, in ogni lotta, la coscienza di questa verità, è l’unica ragione di esistenza del PCL .

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