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Renzi , Grillo e “i programmi fotocopiati”

Beppe Grillo, al netto degli effetti speciali dello spettacolo autocentrato, ha affermato che il programma di Renzi è in larga parte “la fotocopia” del suo. Ha ragione. Non poteva illustrare in modo più efficace, in un colpo solo, la falsità della propria “opposizione” e il carattere inquietante del renzismo.
Renzi e Grillo concorrono, da versanti diversi, sullo stesso terreno della truffa. L’indignazione recitata verso i “privilegi dei politici” serve a mascherare la comune difesa dei privilegi sociali dei padroni. I “tagli al Senato, alle Provincie, ai vitalizi…” per qualche centinaia di milioni, serve a coprire la rapina sociale contro i salariati per centinaia di miliardi su cui si regge la società capitalista. Quella che entrambi presidiano.

La differenza sta nel fatto che il rampante Matteo Renzi difende questa società di sfruttamento dal versante del suo governo, della diretta rappresentanza degli industriali e dei banchieri che lo applaudono. Il comico milionario Beppe Grillo la difende dal versante dell’”opposizione”, cercando di dirottare la rabbia sociale sul binario morto della cosidetta”antipolitica” per evitare che si indirizzi contro il capitale. Il fatto che Renzi e Grillo si disputino gli stessi voti è ciò che rende spumeggiante la sceneggiata del loro “scontro”.

C’è un altra differenza. Renzi si candida a uomo di sfondamento sul terreno della “riforma istituzionale”, varando un Senato non elettivo di “nominati” e una legge elettorale reazionaria iper maggioritaria che consegna il Parlamento a una minoranza: al solo scopo di consentire la continuità della rapina contro la maggioranza della società, senza e contro il suo consenso.
Grillo mira a rovesciare il Parlamento, dentro un progetto di Repubblica plebiscitaria che abolisce partiti, sindacati, organizzazioni di massa, per trasferire il potere nelle mani della “Rete”, controllata a sua volta.. da Grillo e Casaleggio. E’ il progetto più reazionario oggi esistente nel panorama politico italiano. Al servizio di quale classe l’ha spiegato oggi lo stesso Grillo:

“… La Repubblica fondata sul lavoro va abolita e sostituita con una Repubblica fondata sul reddito. Il lavoro non ci sarà più. Le acciaierie licenziano, le banche licenziano, l’industria elettrodomestica licenzia… Le imprese caricate di tasse devono pur vivere.. Quel lavoro non tornerà più. .Milioni di persone hanno formalmente oggi un posto di lavoro che in realtà non c’è più e finirà .. Bisogna dunque garantire un reddito a chi perde un lavoro che non tornerà..”(dall’intervento oggi di Grillo dopo l’incontro con Renzi)

Ecco dunque la società che hanno in mente Grillo e Casaleggio: i capitalisti licenzino liberamente, ai licenziati diamo l’assistenza del “reddito di cittadinanza”..a 600 euro. Non si tratta di un (vero) salario ai disoccupati nel quadro della lotta contro i licenziamenti a difesa del lavoro e della sua ripartizione. Si tratta di un paracadute bucato per i licenziati presenti e futuri, a favore della liberalizzazione del loro licenziamento. Questa è la proposta di legge sul reddito del M5S. E’ la stessa logica per cui Grillo ha difeso e difende i padroni della Electrolux contro gli operai e contro quella che chiama “ la canea sindacale”. Non a caso Grillo vuole sciogliere il sindacato in quanto “creatura dell’800”. Tutto torna . Una Repubblica a 5 Stelle sarebbe davvero un brutto incubo per i lavoratori italiani e i loro diritti. Non solo per i migranti che Grillo vuole cacciare.

E’ una ragione in più per sviluppare e unificare contro l’annunciato governo Renzi /Alfano- governo degli industriali e dei banchieri- un’opposizione radicale e di massa della classe operaia e dei movimenti di lotta ,che si ponga alla testa della disperazione sociale diffusa, che si batta per rovesciare Renzi dal versante delle ragioni dei lavoratori e per un’alternativa dei lavoratori.
E’ anche l’unico modo di disgregare il blocco di consenso che si è raccolto attorno a Grillo, tagliando l’erba sotto i piedi del suo qualunquismo reazionario. Un qualunquismo anti operaio che oggi pascola non solo nella crisi dei partiti dominanti, ma anche nella crisi del movimento operaio e nell’opportunismo dei suoi gruppi dirigenti.

I vuoti in politica e nella storia non restano a lungo tali. O una Repubblica dei Lavoratori o una Terza Repubblica reazionaria, coi colori di Renzi o (peggio ancora) di Grillo: questo è il bivio di prospettiva che sta di fronte al movimento operaio italiano.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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