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Lettera a un compagno apolitico…

di Falaghiste

Caro  G. che disprezzi la politica,

Voglio provare a spiegarti cos’è la politica, quella cosa lurida e bugiarda che ti frega sempre. E pensare che il nome ha un’origine nobile: etica della città, cioè governo per il bene dei cittadini.
Ma proprio qui sorge il problema. Come è possibile un Governo per il bene comune quando ciò che è bene per alcuni corrisponde spesso al male per altri?

Ma corro troppo in fretta, devo fare un passo indietro; me ne rendo conto.
E allora ti dico che, per comprendere come funzionano le cose della politica, bisogna imparare le parole del vocabolario politico.
Questo è necessario, perché se ti parlassi di politica come se un fabbro mi dicesse che una punta elicoidale è una cosa per fare i buchi…. ebbene, io non capirei niente di come funziona la punta e la ragione del suo vero nome; e tu  niente del funzionamento della politica. Inoltre, con  descrizioni così sommarie e superficiali, non saremmo nemmeno stimolati ad approfondire la cose; io sulla punta e tu sulla politica.
Devi anche tener presente che quella che ti propongo non è una spiegazione oggettiva, cioè condivisa da tutti, ma un’interpretazione dal punto di vista dell’esperienza storica del movimento operaio e delle lotte per l’emancipazione di tutti gli sfruttati nella storia dell’uomo. Sta a te riconoscerti o meno in essa.
Oggi più che mai la politica è una rappresentazione teatrale, veicolata alle masse tramite i media, con immagini e un lessico generico e semplificato, ripetuto ossessivamente. Così è impossibile capire dove risiede il potere reale, i suoi obbiettivi e il suo funzionamento ed è impossibile combatterlo.
Per esempio, sta passando l’idea che la colpa della crisi è dei politici, cioè dei politici di professione, che sarebbero corrotti e incompetenti, da qui la confusione fra la politica come rapporto fra individui e politici burocrati di professione.
Secondo questa idea del tutto infantile e reazionaria, per risolvere le cose basterebbe sostituire l’attuale classe politica con un’altra, efficiente e onesta.
Va da sé che la classe politica sia effettivamente corrotta, ma lo è sempre stata. Del resto come potrebbe essere diversamente in una società dove alcuni individui posseggono tanto denaro da corrompere chiunque? Allora, di chi è la colpa? Dei corruttori o dei corrotti al loro servizio? Di coloro che fanno le leggi o di quelli che li pagano per farle?
Allora, chi è che comanda? Lo Stato con le sue Istituzioni (parlamento, regioni, comuni, forze dell’ordine, magistratura) o gli industriali, i banchieri, gli speculatori internazionali che posseggono tutto: fabbriche, trasporti, energia, banche, ecc?
O meglio: dove bisogna cercare, al di la delle apparenze, la natura intima del potere? Nella struttura dei rapporti sociali di produzione, vale a dire nella collaborazione organizzata fra gli individui per produrre i beni, oppure nella sovrastruttura dello Stato, delle Istituzioni e delle leggi che la rendono possibile legittimando la proprietà privata dei mezzi di produzione?
Ecco, ti ho proposto una riflessione su alcuni termini necessari per comprendere la politica: classe politica, stato, istituzioni, struttura, sovrastruttura, rapporti sociali di produzione e proprietà privata dei mezzi di produzione.
Se ti avessi parlato di democrazia, solidarietà, fratellanza,, uguaglianza, ti avrei sommerso con una valanga di ragionamenti facilmente condivisibili, ma in sostanza non ti avrei detto nulla di nuovo. Inoltre ti avrei mancato di rispetto non credendoti in grado di approfondire le cose. Mi sarei comportato come gli opportunisti di sinistra che predicano bene e razzolano male, che straparlano di giustizia sociale e poi sono disposti a qualsiasi compromesso pur di adagiare il culo il qualche ben pagata poltrona. Questa è la differenza fra i rivoluzionari e gli opportunisti. Questa è la differenza fra i comunisti e il nulla.
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