Crisi Electrolux: i nodi del capitale
Conversazione con alcuni lavoratori dello stabilimento di Forlì.

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La competizione globale fra le due principali potenze imperialiste, USA e Cina, con ricadute sempre più evidenti e devastanti sulle economie capitaliste minori, fra le quali l’Italia, assomiglia al mitico nodo gordiano, senza Alessandro che lo sciolga tagliandolo con la spada. Ogni elemento del puzzle geopolitico: industrie multinazionali, gestori e padroni del capitale, Stati e ideologie si stanno riposizionando per affrontare il futuro. La guerra dello stretto di Hormuz sta accelerando il caos globale. Chi non si muove è perduto, chi agisce rischia di fallire. Le previsioni di ieri sono smentite dall’oggi, i fatti di oggi smentiti l’indomani. Le contraddizioni del capitale fra economiaglobale interconnessa e interessi delle borghesie nazionali, sempre più nazionaliste, generano guerre senza scopo apparente, nelle quali sembra che tutti ci rimettano. Le industrie (la cui mission non è più quella di produrre perrealizzare profitto e nuovi investimenti, ma massimizzare il profitto fine a sé stesso) obbediscono agli interessi di fondi di investimento e speculazioni monetarie.
L’ annuncio della direzione del gruppo Electrolux di 1700 esuberi negli stabilimenti italiani si colloca in questo quadro. L’ azienda, a causa dei costi dell’energia e delle materie prime, non ritiene più conveniente produrre in Italia; per cui è necessario un forte ridimensionamento della produzione e della forza lavoro. Questa volta non si tratta di poche centinaia di lavoratori, come nel 2022, ma del 40% dei 4500 dipendenti Electrolux in Italia, fra i quali 400 degli 850 impiegati nello stabilimento di Forlì. Cosa faranno le direzioni sindacali per impedire una catastrofe occupazionale senza precedenti? Cercheranno di trattare al ribasso, per limitare i danni, o saranno costrette dalla realtà, che ha la testa dura, a rottamare finalmente la concertazione con la proprietà e il Governo?
Un passo indietro fino al 2022:
Da Forlì- Today 28/11/2022
Dopo la comunicazione sugli esuberi Electrolux, oggi si sono incontrate la Direzione nazionale di Electrolux, le Segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm e il Coordinamento nazionale dei delegati e delegate.
…Ecco gli esuberi alla Electrolux stabilimento per stabilimento: A Forlì riguardano 19 impiegati/quadri e 77 operai; a Porcia – 40 impiegati/ quadri e 36 operai; a Solaro – 10 impiegati/ quadri; a Susegana – 25 impiegati/quadri; a Cerreto – 5 impiegati/ quadri e 8 operai; ad Assago – 2 impiegati/quadri.
…A questi numeri – spiega la Fiom Cgil – “vanno aggiunti i contratti a termine in scadenza che, sommando tutti gli stabilimenti, sono più di 300, alcuni dei quali scadranno entro fine anno”.
…Per il sindacato “non esiste alternativa” nella gestione degli esuberi “all’uso degli ammortizzatori conservativi, con eventuale previsione di uscite volontarie anche e soprattutto per favorire l’uscita di chi è prossimo (nel biennio) alla pensione”.
Con questo scarno comunicato stampa le burocrazie sindacali-preso atto della contrazione della domanda di elettrodomestici-concertarono con la proprietà l’espulsione di centinaia di lavoratori.
“Riteniamo, come Fim-Fiom-Uilm Territorio di Forlì, che questo accordo sia positivo, in quanto scongiura azioni unilaterali da parte aziendale” dichiararono inoltre, come se la decisione di licenziare non fosse già stata “unilaterale“.
A rimetterci furono soprattutto i lavoratori con il contratto a termine. L’azienda aveva deciso, il sindacato si era inchinato e senza fiatare aveva firmato. Andrà così anche stavolta?
Torniamo al presente, con l’annuncio dei 1700 esuberi. Ne abbiamo parlato con alcuni delegati, nel presidio di fronte allo stabilimento di Forlì.
-Vi aspettavate un annuncio del genere da parte dell’azienda? –
-No, siamo stati colti di sorpresa, anche se non è la prima volta che la Direzione si comporta così.
– Si tratta della solita manovra ricattatoria per ottenere incentivi e sgravi fiscali dallo Stato o c’è di peggio? –
-Dobbiamo ancora scoprire le vere intenzioni della proprietà, che non corrispondono mai a ciò che dichiara, ma la situazione delle industrie italiane è tale da farci suppore che Electrolux non voglia più produrre in Italia-
–Trasferirsi in Polonia? –
-Forse, e mantenere in Europa solo le produzioni di alta fascia, quelle ad alto valore aggiunto, e magari il resto venderlo ai cinesi, (o vendere tutto ai cinesi) che sono gli unici a non avere problemi di liquidità, e sono molto interessati a sbarcare in Europa in un settore che produce beni indispensabili per l’economia domestica. Comunque, meno ipotesi si fanno, meno si rischia di sbagliare…
-Che aria tira fra gli operai?
– Sono molto preoccupati, specialmente quel centinaio di lavoratori che erano stati assunti con un contratto di due mesi all’inizio dell’anno, alla cui scadenza è stato rinnovato. Insomma, hanno assunto cento persone, la produzione cresceva, tutto pareva che andasse a gonfie vele e poi…
-Quale è la vostra posizione rispetto alle pretese dell’azienda?
-Chiusura totale! Non un solo posto di lavoro i meno!




