IL PRIMO MAGGIO È LOTTA DI CLASSE!

Per il rilancio della vera opposizione di classe e di massa!
Per una vertenza generale del mondo del lavoro, dei precari e dei disoccupati!
Un diffuso senso comune, alimentato dalle sinistre in disarmo, dice che i lavoratori sono deboli perché le classi dominanti sono forti: “L’Italia va a destra, i padroni fanno ciò che vogliono nei luoghi di lavoro, non abbiamo più la forza di un tempo, non si può far altro che indietreggiare e sperare in tempi migliori”. È questo l’argomento disfattista con cui le burocrazie sindacali e le sinistre politiche giustificano la propria politica di resa.
Ma l’argomento è falso, perché la realtà è opposta. Le classi dominanti sono forti solo perché manca una opposizione di classe degna di questo nome. Solo perché milioni di lavoratori e di lavoratrici non dispongono di una propria piattaforma di lotta in cui riconoscersi, e di una prospettiva per cui battersi. Solo perché le loro direzioni si sono subordinate al padronato e ciclicamente si sono fatte suoi complici.
Diciotto milioni di salariati sono una forza potenziale enorme. Che a sua volta può aggregare attorno a sé un blocco sociale ancora più vasto, a partire dalla massa dei senza lavoro, degli studenti, della popolazione povera del Nord e del Sud, di tutti i settori oppressi della società. Ma questa forza dev’essere organizzata e raccolta attorno a rivendicazioni unificanti. È dai tempi dell’autunno caldo, oltre mezzo secolo fa, che la classe lavoratrice italiana non ha una piattaforma di rivendicazioni trainanti in cui riconoscersi. Da mezzo secolo, per volontà delle sue direzioni, subisce l’offensiva padronale, la distruzione delle proprie conquiste, la cancellazione dei suoi diritti. Ogni volta che ha levato la testa per opporsi, come nel ‘94 a difesa delle pensioni, nel 2002 e nel 2014 a difesa dell’articolo 18, la sua mobilitazione è stata svenduta, frantumata, dispersa dai gruppi dirigenti della sinistra e del sindacato. Così tutte le battaglie a difesa del lavoro che hanno percorso in ordine sparso migliaia di aziende (da Alitalia alla Fiat, all’Ilva) sono state isolate le une dalle altre e portate su un binario morto. Se il padrone è forte e la destra avanza è solo in ragione di questo.
È venuta l’ora di voltare pagina. Di unificare le mille vertenze in una vertenza generale attorno ad una piattaforma di lotta comune, promossa da una grande assemblea nazionale di delegati eletti. Una piattaforma che finalmente risponda solo e unicamente alle esigenze del lavoro, non a quelle dei capitalisti e del mercato. Una piattaforma che sia a fondamento del più ampio fronte unico di classe.
- Per un forte aumento salariale unificante di almeno 400 euro netti.
- Per il ritorno della scala mobile dei salari, per la cancellazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro.
- Per un salario minimo intercategoriale di almeno 1700 euro netti.
- Per un salario dignitoso per i disoccupati di almeno 1200 euro netti.
- Per una riduzione generale dell’orario a trenta ore settimanali a parità di paga.
- Per una patrimoniale di almeno il 10% sul 10% più ricco, che liberi le risorse necessarie per la sanità, l’istruzione, la protezione ambientale. Che faccia pagare chi non ha mai pagato.
Una piattaforma “troppo radicale”? Niente affatto. È tanto radicale quanto lo è stata l’offensiva padronale degli ultimi 30 anni. È semmai, e solo in parte, la restituzione del maltolto.
Si tratta di contrapporre alla radicalità dei padroni e dei loro governi una radicalità uguale e contraria dei lavoratori. Solo così si possono ribaltare i rapporti di forza e strappare cammin facendo risultati parziali. Questa idea semplice ed elementare nella sua verità, confermata da tutta la storia del movimento operaio, la portiamo in ogni lotta, in ogni sindacato classista, in ogni movimento di resistenza. Scontrandoci non solo con gli apparati burocratici, ma spesso anche con ambienti sindacali e politici di estrema sinistra più attenti a recintare il proprio spazio che a unire la forza della classe in una dinamica anticapitalista.
Non è un caso se solo il Partito Comunista dei Lavoratori in questi anni ha posto come centrale il tema della vertenza generale, della svolta radicale delle forme d’azione e di lotta.




