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Sapere è potere

Note a margine del seminario su autonomia del movimento operaio e dittatura del proletariato
Sezione di Forlì-Cesena del Partito Comunista dei Lavoratori
Traiamo la serie di note, qui proposte in forma di proposizioni, dagli appunti presi durante il seminario regionale del PCL svoltosi a Bologna il 22 giugno 2013 e dalle note di orientamento, pensate per quel preciso ciclo di seminari, a cura di Marco Ferrando. Queste note non sono un compendio delle fonti sopra menzionate, ma una serie di concetti legati ai temi affrontati durante il seminario. (15-7-2013)…………………………….
DEMARCAZIONE, EGEMONIA, POLEMICA
1
Le principali cause della demarcazione dei marxisti sono: la prassi rivolta a sostenere gli interessi autonomi della classe operaia; la concezione del movimento rivoluzionario come espressione sociale cosciente della lotta di classe proletaria, forza motrice della dialettica della storia; la necessità di un programma rivoluzionario di transizione derivante da un’analisi teorica scientifica e storicamente fondata.
2
La rigorosa autonomia dei marxisti comporta due importanti scelte strategiche: l’opposizione di principio ai governi borghesi; la rottura con il riformismo ed il centrismo.
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La storia del marxismo si caratterizza per la rottura con le correnti della sinistra che si sono allontanate dai principi non negoziabili dei marxisti .
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L’obiettivo programmatico della dittatura del proletariato distingue i marxisti rivoluzionari dal resto della sinistra di classe, compresi i “comunisti” riformisti e centristi.
5
La polemica è necessaria per la conquista dell’egemonia sulle masse.
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La demarcazione teorica è demarcazione di prassi (nel senso marxiano di praxis, e non di praticoneria).
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L’attitudine più propria dello stalinismo è quella della dogmatizzazione e dell’ideologizzazione di scelte tattiche e di compromessi storicamente determinati (vedi “costituzione sacra”, “socialismo in un paese solo” etc.).
Lo stalinismo rappresenta storicamente il tradimento delle ragioni dell’Ottobre e della rivoluzione mondiale socialista. Le stesse parole socialismo, comunismo sono state compromesse dal momento che burocrati,  liberi da ogni controllo, con l’etichetta di “comunisti”, hanno chiamato socialismo il regime da essi imposto. Seppur seppellito dalla storia, lo stalinismo sopravvive in forma di setta o di partito in vari paesi; per questo rimane centrale la demarcazione del marxismo rivoluzionario dalla corrente che ha infangato la bandiera della rivoluzione proletaria.
8
Caratteristica principale del centrismo è l’abbandono della prospettiva rivoluzionaria della dittatura del proletariato in favore di “ibridazioni” tra democrazia proletaria e democrazia borghese, che risultano oggettivamente favorevoli al mantenimento del capitalismo.
PROGRAMMA DI TRANSIZIONE, TATTICA, SINDACATI
9
Il programma di transizione è il ponte, per la radicalizzazione delle masse, tra la situazione contingente e l’evoluzione rivoluzionaria socialista che tale situazione può maturare grazie ad esso.
10
La tattica, per i marxisti, è un insieme di strumenti, metodi d’intervento, forme di approccio che nel loro insieme puntino ad avvicinare i comunisti e le masse.
10.1
Sono esempi di tattica: la presenza rivoluzionaria nei sindacati (preferibilmente in quelli di massa); la partecipazione alle elezioni borghesi per l’uso della tribuna elettorale; il fronte unico di classe anche coi riformisti e coi centristi.
11
In ultima analisi, il sindacato è uno strumento tattico utile a far penetrare il proprio programma tra le masse, a promuovere la battaglia economico-sindacale, a mantenere un contatto dialettico tra l’avanguardia e la gran massa dei lavoratori.
11.1
Essendo cruciale per i marxisti l’egemonia sulla maggioranza tra le masse, è necessaria una presenza quanto più possibile diffusa nei sindacati, specie nei sindacati di massa.
STATO, DEMOCRAZIA, DITTATURA
12
Lo Stato è lo strumento centrale di dominio di una classe sull’altra; la natura sociale dello Stato non muta con il mutare delle sue forme; la forza armata organizzata, “il corpo di uomini in armi”, è il fondamento ultimo dello Stato.
13
La repubblica democratica ha una natura di classe; essa è soltanto “il terreno più avanzato in cui si combatte lo scontro storico tra capitale e lavoro, non la soluzione millenaristica”.
14
I rapporti sociali e di produzione, difesi dallo Stato, vengono prima di qualsiasi quadro legale “democratico”: dall’incapacità di comprendere tale verità storica discende l’utopia di transizioni pacifiche alla società senza classi.
15
Engels scrisse: “Guardate la Comune di Parigi. Quella fu la dittatura del proletariato”.
La dittatura del proletariato equivale allo Stato operaio dove il potere è nelle mani del proletariato organizzato; la Comune di Parigi fu una forma di tale dittatura.
15.1
I marxisti non intendono la dittatura del proletariato come l’impadronimento dello Stato borghese da parte del proletariato al fine del mero riutilizzo di tale forma di Stato secondo i propri scopi; piuttosto, la intendono come la sostituzione dello Stato borghese con uno Stato basato sulla forza di massa del proletariato, cioè sulla democrazia dei consigli dei lavoratori (Soviet).
16
I marxisti non “producono la rivoluzione in provetta”: il loro compito è quello di far maturare la coscienza di classe nel proletariato, di promuovere la crescita e l’estensione della lotta di classe e della democrazia consiliare operaia, di assumere la direzione rivoluzionaria del movimento di massa.
16.1
Da qui si comprende la centralità affidata alle varie forme di democrazia operaia sviluppatesi nei vari contesti storici e sorte su iniziativa del proletariato. Il partito rivoluzionario deve favorire lo sviluppo di tale democrazia, cioè dei soviet, o intervenire attivamente nelle strutture operaie nate spontaneamente per conquistarne l’egemonia e guidare il processo rivoluzionario.
17
La dittatura del proletariato è sia parte integrante della teoria dialettica marxista, sia uno dei cardini del programma politico dei marxisti.
18
L’assolutizzazione antistorica della democrazia repubblicana borghese e della dittatura del proletariato in, rispettivamente, democrazia e dittatura (colla negazione della dittatura della borghesia) è un’arma ideologica delle forze borghesi.
19
Il concetto di “democrazia” è stato usato lungo la storia dell’uomo per indicare forme diverse di regimi statali legati a diversi modi di produzione e a diversi tipi di legami sociali. La “democrazia”, che secondo l’attuale ideologia dominante corrisponde ai modelli repubblicani parlamentari occidentali, non sfugge alla funzione dello Stato borghese come principale organo di potere della classe dominante, funzione ultima costante dello Stato nella fase della storia umana caratterizzata dalla divisione della società in classi. 
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Al mutare delle forme della struttura statale nell’epoca del capitalismo, non mutano i rapporti di produzione, e quindi permane la dittatura della borghesia.
21
Essendo lo Stato uno strumento di dominio della classe borghese sul resto della società, nessuno dei suoi organi (polizia, forze armate, parlamento, magistratura, etc.) rimane neutro nel campo della lotta di classe: tali organi sono tutti schierati dalla parte della borghesia e sono funzionali alla repressione del proletariato.
22
Lo Stato operaio burocraticamente deformato (vedi, ad esempio, Cina e Cuba) si caratterizza per la mancanza, alla sua fondazione, dei consigli dei lavoratori, base della dittatura del proletariato.
23
Lo Stato, così come le classi, è un prodotto di un determinato livello di sviluppo storico della produzione e, dunque, dei mezzi di produzione: esso, in effetti, non è stato una presenza costante nell’intera storia dell‘uomo.
MARXISMO COME SCIENZA E DIALETTICA
24
La sostanza del pensiero di Marx non si limita ad un mero economicismo, né ad una semplice teoria eonomica, sebbene la sua opera maggiore, Il Capitale, sia una critica dell’economia politica, cioè un’analisi scientifica del capitalismo.
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Il marxismo nasce da una triplice rottura polemica a tutto campo: rottura filosofica con la sinistra hegeliana; rottura politica con la Gazzetta Renanaprima e l’anarchismo ai tempi della prima Internazionale; rottura teorico-sociale col socialismo utopistico.
26
La principale differenza – che segna precisamente la superiorità razionale del marxismo – nella concezione del raggiungimento della società senza classi da parte del marxismo e dell’anarchismo è questa: l’anarchismo la vede come il risultato di uno sforzo volontaristico e soggettivo; il marxismo la vede come il compimento storico di un’epoca di transizione giunta all’oggettivo superamento della necessità di uno Stato come organo di oppressione di classe.
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La dialettica non ha interesse nel “fotografare” uno stato di cose, ma nel cogliere la legge del movimento delle cose.
28
La scelta di campo dei comunisti deriva da un’analisi storicamente fondata e scientifica della società, divisa in classi in lotta fra loro, fra le quali il proletariato viene individuato come classe portatrice della capacità storica di proseguire il progresso della civiltà umana, cioè di mantenere in moto la storia dell’uomo come processo dialettico.

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