La filosofia ecofemminista

Dalla rivista di ecologia socialista -capitalismo natura socialismo- (CSN). Anno terzo n.1° marzo 1993. (editore -Datanews-)

A cura di Falaghiste

Intervista di Valéry Kuletz a Barbara Hollond-Cunz: attivista in Germania del movimento femminista e antimilitarista fin dagli anni ’70. Ha dato un notevole contributo pratico e teorico alla politica ecofemminista. (Prima parte.)

Kuletz: Come definisci l’ecofemminismo?

Hooand-Kunz. Verrei sottolineare che l’ecofemminismo è un filone importante ma marginalizzato dell’ecologia; e come tale appartiene più al femminismo che non al movimento ecologista.

L’ecofemminismo ha ampliato teoria e pratiche femministe, in quanto ha aggiunto alla disciplina femminista l’importante conoscenza del rapporto tra dominio della natura e dominio della donna. Dal un punto di vista economico la connessione si riferisce allo sfruttamento di donne e natura come risorse naturali a costo zero.

Da un punto di vista politico possiamo pensare a istituti come la scienza e la tecnologia con i loro forti pregiudizi androcentrici contro donne e natura.

Da un punto di vista simbolico donne e natura vengono definite e trattate come “l’altro”: l’oggetto, la seconda persona in contrasto con la soggettività maschile. Le donne-come gruppo generale-sono considerate vicine alla natura; la natura, similmente, viene avvicinata al genere femminile.

A partire dal contributo di Sherry Ortner,” Is Female to Male as Nature is to Culture”, sappiamo che nelle società patriarcali la scarsa valutazione della donna è connessa alla scarsa valutazione della natura. In Germania alcune cofemministe hanno raccolto la tradizione del dibattito di -dialettica dell’illuminismo-di Horkheimer e Adorno, in cui si dimostra che il controllo della natura e degli esseri umani è collegato tramite una razionalità strumentale.

La cosa è evidente, per esempio, nel lavoro di Elvira Scheich e Irmgard Schulz, che lavorano all’istituto di Ecologia Sociale di Francoforte. Ed è questo il mio orientamento teorico. Il problema è che liberazione della donna e liberazione della natura sembrano contraddirsi reciprocamente: sembra piuttosto difficile discutere all’interno della stessa prospettiva.

In Germania avemmo una polemica fra femministe, in conseguenza a Chernobyl, centrata sulla domanda se fosse possibile o no far convergere in un’unica logica emancipazione femminista ed ecologista.

Si argomentò che se si è contro la soggezione delle donne allora si abbraccia la tradizione illuminista che implica sviluppo lineare: rivendicazione di diritti, eguaglianza con gli uomini, partecipazione al potere, al dominio e collaborazione agli impegni per il “progresso” senza fine.

D’altro canto, se si accetta la logica dell’ecologia ci si trova in contrasto con la tradizione illuminista. Sottolineo questo dibattito per mettere in chiaro che il rapporto fra la questione ecologica e la questione femminista non si è ancora sufficientemente sviluppato.

Dobbiamo lavorarci su, partendo dal concetto iniziale e fondamentale dell’intreccio fra dominio della natura e dominio delle donne. Il concetto è accettato da diversi gruppi ecofemministi, sia assenzialisti che costruttivisti

E tuttavia non conosciamo ancora ogni aspetto e ogni struttura di questo intreccio. Abbiamo i pezzi di un puzzle, nulla più nulla meno…

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