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Biodigestore: conseguenza nefasta dell’economia di mercato

Perché i profitti di pochi finiscono per prevalere sulla salute di tutti?
Perché la natura non ha un valore per il mercato?Perché il progresso scientifico non migliora la qualità della vita?
Perché questo governo, invece di tutelare l’ambiente, fa una legge per inquinare ancora di più?
Perché non mettere in discussione le modalità di produzione delle merci e la loro funzione nella nostra società?

Discuteremo di tutto questo in un dibattito pubblico il giorno 23 marzo ore 21.00 presso la sala consiliare del Comune di Forlimpopoli.
Per approfondire le tematiche ambientali, consigliamo diversi articoli del compagno Tiziano Bagarolo:
Biodigestore di Forlimpopoli:
“L’operaio non può produrre nulla senza la natura, senza il mondo esterno sensibile. Questa è la materia su cui si realizza il suo lavoro, su cui il lavoro agisce, dal quale e per mezzo del quale esso produce.”
“La natura è il corpo inorganico dell’uomo, precisamente la natura in quanto non è essa stessa corpo umano. Che l’uomo viva della natura vuol dire che la natura è il suo corpo, con cui deve stare in costante rapporto per non morire. Che la vita fisica e spirituale dell’uomo sia congiunta con la natura, non significa altro che la natura è congiunta con se stessa, perché l’uomo è una parte della natura.”
Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici, Einaudi, 1968
Nell’ambito della proprietà privata […] ogni uomo s’ingegna di procurare all’altro uomo un nuovo bisogno, per costringerlo ad un nuovo sacrificio, per ridurlo ad una nuova dipendenza e spingerlo ad un nuovo modo di godimento e quindi di rovina economica. Ognuno cerca di creare al di sopra dell’altro una forza essenziale estranea per trovarvi la soddisfazione del proprio bisogno egoistico. Con la massa degli oggetti cresce quindi la sfera degli esseri estranei, ai quali l’uomo è soggiogato, ed ogni nuovo prodotto è un nuovo potenziamento del reciproco inganno e delle reciproche spogliazioni. L’uomo diventa tanto più povero come uomo, ha tanto più bisogno del denaro, per impadronirsi dell’essere ostile, e la potenza del suo denaro sta giusto in proporzione inversa alla massa della produzione; in altre parole, la sua miseria cresce nella misura in cui aumenta la potenza del denaro. Perciò il bisogno del denaro è il vero bisogno prodotto dall’economia politica, il solo bisogno che essa produce. La quantità del denaro diventa sempre più il suo unico attributo di potenza: come il denaro ha ridotto ogni essere ala propria astrazione, così esso si riduce nel suo proprio movimento a mera quantità. La sua vera misura è di essere smisurato e smodato. Così si presenta la cosa anche dal punto di vista soggettivo: in parte l’estensione dei prodotti e dei bisogni si fa schiava – schiava ingegnosa e sempre calcolatrice – di appetiti disumani, raffinati, innaturali, e immaginari; la proprietà privata non sa fare del bisogno grossolano un bisogno umano; il suo idealismo è l’immaginazione, l’arbitrio, il capriccio… In parte questa estraneazione si rivela nel fatto che il raffinamento dei bisogni e dei loro mezzi, da un lato produce un imbarbarimento animalesco, e una completa, rozza, astratta semplificazione dei bisogni, dall’altro lato […].”
Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici, Einaudi, 1968
“Il lavoro non è la fonte di ogni ricchezza. La natura è fonte dei valori d’uso (e in questi consiste la ricchezza effettiva!) altrettanto quanto il lavoro, che, a sua volta, è soltanto la manifestazione di una forza naturale, la forza-lavoro umana… E il lavoro dell’uomo diventa fonte di valori d’uso, e quindi di ricchezza, in quanto l’uomo è fin dal principio in rapporto, come proprietario, con la natura, fonte di tutti i mezzi e oggetti di lavoro, e li tratta come cosa che gli appartiene.”
Marx, Critica al programma di Gotha, Ed. Riuniti, Roma, 1976, p. 23
“A ogni passo ci viene ricordato che noi non dominiamo la natura come un conquistatore domina un popolo straniero soggiogato, che non la dominiamo come chi è estraneo ad essa ma che noi le apparteniamo con carne e sangue e cervello e viviamo nel suo grembo: tutto il nostro dominio sulla natura consiste nella capacità, che ci eleva al di sopra delle altre creature, di conoscere le sue leggi e di impiegarle in modo appropriato.”
F. Engels, Dialettica della natura, in Marx-Engels, Opere, XXV, p. 468.
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