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Comunicato stampa del PCL sul volantinaggio Cobec e la vile aggressione del 22 marzo 2014

La sezione provinciale di Sassari del Partito Comunista dei Lavoratori denuncia un fatto gravissimo, la vile aggressione cui è stata sottoposta sabato 22 marzo da un gruppo di circa 70-80 persone che stazionavano di fronte alla Cobec di Sassari. Alcuni militanti del PCL, infatti, avevano annunciato poche ore prima un volantinaggio di fronte al supermercato Cobec di Corte Santa Maria per le 17.30 allo scopo di denunciare  quello che si configura come un vero e proprio ricatto di Rinaldo Carta,  amministratore delegato del CE.DI Sisa Sardegna e amministratore unico della Cobec di Sassari, catena di supermercati associata al gruppo SISA, il quale ha posto dipendenti e sindacato di fronte alla scelta di fare otto ore in più di straordinario settimanali non pagate o licenziare. I nostri militanti trovavano già lì, di fronte al supermercato, una folla di persone pronte ad aspettarli. Abbiamo appena fatto in tempo a dare qualche volantino che siamo subito stati assaliti e quasi circondati. I volantini ci sono stati strappati di mano e fatti a pezzi e hanno tentato anche di strapparci la bandiera, alla fine, in pochi, contro decine di persone isteriche e assatanate siamo stati costretti ad allontanarci seguiti per alcuni metri, sotto urla e insulti offensivi e razzisti del tipo “ Buffoni, andate a lavorare”, “Parassiti”, “Zingari,” “Non vogliamo sindacalisti!”. Un’aggressione simile hanno subito i militanti del Fronte Unidu Indipendentista che, la mattina stessa, per gli stessi motivi avevano organizzato un sit-in di denuncia nello stesso luogo. È indubbio che la nostra accoglienza fosse preparata, non possiamo che sospettare sotto istigazione del padrone. Sotto la minaccia del licenziamento sembra che il padrone stia cercando di mobilitare in maniera reazionaria i propri crumiri contro il sindacato e le organizzazioni della classe operaia e della sinistra che lottano contro lo sfruttamento e la liquidazione del sindacato nei luoghi di lavoro a Sassari usandoli come guardia bianca contro gli agitatori della classe operaia e chiunque si opponga alla propria dittatura nei luoghi di lavoro. Ma soprattutto, questa azione, è rivolta a intimidire all’interno dell’azienda quei dipendenti sindacalizzati che hanno avuto il coraggio di denunciare anonimamente o tramite il sindacato alcune condizioni di sfruttamento e il nuovo ricatto padronale, e quella parte dei 400 dipendenti Cobec che sopporta in silenzio.
 Infatti, facendo leva sui cosiddetti contratti di prossimità, un’infame legge in vigore dal 2011, che consente di derogare localmente ai contratti nazionali, il signor Carta chiede che i propri dipendenti di Sassari lavorino otto ore a settimana in più, derogando al CCLN, e, per giunta, non pagati! È quanto afferma chiaramente nella sua dichiarazione a La Nuova Sardegna di cui non ci risultano smentite:
“…abbiamo chiesto ai sindacati di sottoscrivere gli accordi di prossimità… e far si che il datore di lavoro possa chiedere ai propri dipendenti di lavorare 48 ore la settimana, invece che 40, senza però retribuire queste 8 ore di straordinario.”(La Nuova Sardegna 16 marzo 2014)
 Questa richiesta oltre che essere ignobile è palesemente contro la legge stessa cui il signor Carta pretende di appellarsi. Il comma 2 bis della legge 148/2011, espressamente stabilisce che le deroghe devono, comunque, rispettare la Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro.Nessuna norma di lavoro a partire dalla Costituzione autorizza il lavoro non retribuito!
L’altro aspetto della vicenda che non regge sono le giustificazioni del signor Rinaldo Carta:la crisi ed il crollo dei consumi renderebbero necessari questi sacrifici. Ciò appare, se non altro, in contraddizione con quanto dichiarato in un suo precedente intervento apparso, tra gli altri, sul sito http://www.freshpointmagazine.it/IT/bla-bla/. Secondo quanto riportato dal virgolettato, Rinaldo Carta infatti dichiarava:
Sisa Sardegna si espande nel nord dell’Isola: il gruppo, attraverso la propria partecipataMetide, si è arricchito nei giorni scorsi di ulteriori cinque supermercati, tre dei quali a Olbia, uno a Cagliari e uno a Monastir. “L’aspetto ritenuto più importante” – ha affermato Rinaldo Carta, amministratore delegato del Cedi Sisa Sardegna – è forse l’assunzione di ulteriori 29 unità lavorative per Olbia e 19 unità per Cagliari. Il tema politico-sociale, insieme alla tutela e incremento dei posti di lavoro, è stato un elemento determinante nell’acquisizione della Metide stessa da parte di Ce.Di. Sisa Sardegna, storicamente attenta alla salvaguardia dell’occupazione” … (sic! Il grassetto è il nostro!)
Dal punto di vista economico dai dati emerge, inoltre, che la nuova gestione ha recuperato le perdite di fatturato registrate dalla gestione precedente (il trend negativo era pari a -13,48%). Infatti, il fatturato realizzato nel corso del 2013 ha superato quello realizzato nel 2012.
“Per l’anno 2014, sulla base di dati oggettivi, Metide conseguirà una crescita superiore al 20% a parità di rete. Il fatturato quindi si attesterà intorno ai 26 milioni di euro. Se a tale previsione sommiamo quanto prevediamo di realizzare con le nuove acquisizioni, possiamo affermare che nel corso del 2014, Metide realizzerà un fatturato di 42 milioni di euro circa”, ha commentato Carta.”
Queste dichiarazioni, di nemmeno due mesi fa!, sembrano come minimo smentire ogni fondamento oggettivo alle attuali pretese del signor Carta!
Sappiamo benissimo che la crisi del sistema capitalistico, di cui il signor Carta è un esponente, sta producendo un drammatico peggioramento delle condizioni di vita di migliaia di famiglie di lavoratori, il cui dato più aberrante è proprio la riduzione dei consumi alimentari delle famiglie: la migliore dimostrazione che il sistema socioeconomico, i cui interessi il signor Carta rappresenta, è la causa dell’affamamento di milioni di persone e degli stessi clienti dei suoi supermercati! Ma non capiamo perché debbano essere i lavoratori Cobec a pagarne i costi, e non invece gli azionisti e i manager della SISA-Cobec, soprattutto visti i dati sul fatturato! Lo stesso gruppo SISA è uno dei più grandi d’Italia, con un fatturato nel 2012 di 3,23 miliardi di euro. Ci chiediamo poi quanto guadagna il manager Rinaldo Carta che, da quanto si legge nella pagina web della Cobec, è vicepresidente della SISA nazionale, amministratore delegato del CeDi-Sisa Sardegna, oltre a fregiarsi, secondo noi immeritatamente, dell’onorificenza di Commendatore per meriti sul lavoro! Siamo sicuri che il suo stipendio sia proporzionato alla quantità di lavoro e di profitti effettivamente prodotti con il suo personale lavoro? Quali sacrifici personali è disposto a fare lui e gli azionisti a parte quelli dei propri dipendenti? E poi perché devono essere i lavoratori, che sono quelli che effettivamente, con la loro opera, producono i profitti, a pagare i costi della crisi con i sacrifici, e non manager e azionisti che si intascano invece tutti i profitti?
Ci sembra che la realtà sia che Rinaldo Carta incoraggiato, come altri padroni in Sardegna e nel Continente, dalle nuove leggi sul lavoro di Renzi, e di quelli che l’hanno preceduto, le quali spianano la via ad ogni arbitrio padronale nei posti di lavoro, facendo piazza pulita del sindacato e dell’organizzazione di difesa dei salariati operi, nei fatti, per sovvertire i rapporti di forza sindacali e le leggi di tutela dei diritti dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Questo attacco non riguarda solo i lavoratori della Cobec ma tutti i salariati di Sassari e della Sardegna. Se ciò dovesse passare, presto altri padroni sarebbero incoraggiati a fare lo stesso, come l’esperienza del contratto Fiat dimostra. La grande distribuzione a Sassari è uno dei settori a più alta concentrazione di salariati, tra cui molte donne e giovani, la sola Cobec ha, come già ricordato, 400 dipendenti, le dimensioni di una media industria. Si tratta anche di uno dei settori dove maggiore è il ricatto e dove recentemente sono emersi i primi segni d’insofferenza per lo sfruttamento dei lavoratori. Alcuni mesi fa, infatti, alcune lavoratrici Auchan avevano denunciato in una lettera anonima le condizioni di sfruttamento cui sono sottoposte. I lavoratori Cobec che vogliono resistere non sono quindi isolati. I lavoratori della classe salariata e dell’GDO Sassarese hanno una tradizione che risale alla lotta delle lavoratrici Upim del 1968 sostenuta dalla classe operaia metalmeccanica ed edile provinciale e di Porto Torres e dagli studenti.
 I rischi dell’attacco padronale iniziano ad essere avvertiti dalla stessa CGIL. Il segretario provinciale Rudas ha già annunciato un esposto alla Procura della Repubblica contro Rinaldo Carta per istigazione al lavoro nero:
«Se qualche bellicoso reazionario pensa di intimidire la Cgil, utilizzando la disperazione dei lavoratori si sbaglia di grosso. Di padroni delle ferriere nella nostra storia ne abbiamo conosciuti tanti, per cui informiamo gli eventuali nostalgici imitatori che possediamo gli anticorpi necessari per metabolizzare ben altri attacchi. Non siamo avvezzi a subire ricatti di nessun genere e quando si mettono in discussione le libertà costituzionali e i diritti delle persone siamo stati e sempre staremo in prima linea per difenderli. La democrazia e la convivenza civile non sono merce di scambio, non c’è crisi o ricatto occupazionale che tenga di fronte a questa inaudita mattanza dei diritti.” (La Nuova Sardegna 21 /03/ 2014)
“Qualcuno gioca con il fuoco speculando sulla miseria della povera gente per ricavarne indebiti profitti – chiarisce Rudas -, se si illude che resteremo a guardare si sbaglia. Metteremo in campo tutta la nostra forza anche per evitare che gruppetti di lavoratori più o meno consapevoli dei rischi a cui stanno andando incontro cedano al ricatto a cui sono palesemente sottoposti. Gli incendiari che alimentano pericolosi fuochi finirebbero per gettare nel rogo tutti gli altri lavoratori del comparto, già allo stremo per le condizioni in cui operano.”  
La vicenda Cobec dimostra un’altra cosa, i padroni sono lanciati a liquidare la concertazione! La risibile risposta del sindacato sulla vicenda Fiat, i cedimenti sui diritti contrattuali della burocrazie di CGIL CISL e UIL degli ultimi accordi con Confindustria, di cui anche la legge 148/2011 sui contratti di prossimità è un esempio, e gli ultimi incoraggiamenti del Job Act di Renzi e delle sue dichiarazioni contro la concertazione sono le principali fonti di istigazione degli attacchi e dell’arroganza padronali. Ma la concertazione stessa è stata la prima causa di questa situazione: anni di contrattazione a ribasso da parte del sindacato su diritti, condizioni di lavoro e salario hanno prodotto un ribaltamento dei rapporti di forza a favore del padrone e l’indebolimento dell’organizzazione sindacale nei luoghi di lavoro. Il rifiuto da parte della burocrazia sindacale della lotta di classe con l’idea venire a patti, concertare, con il padrone, pensando di risolvere “pacificamente” i conflitti ha portato e sta portando solo ad un suicido dell’organizzazione dei lavoratori. L’istigazione reazionaria di alcuni lavoratori, sotto la non tanto velata minaccia del licenziamento, contro lo stesso sindacato che agisce da tutore degli interessi collettivi dimostra questo! Non è sufficiente quindi che la Cgil annunci un intervento alla procura ma deve mobilitare tutta la forza dei settori più avanzati, coscienti e meglio organizzati della classe operaia locale per misurare la forza e respingere il ricatto di Rinaldo Carta, secondo la migliore tradizione operaia che va dalla mobilitazione in solidarietà delle lavoratrici Upim di Sassari alla discesa dei metalmeccanici a Reggio Calabria contro “i boia chi molla”! Bisogna respingere le ipotesi di accordo della CISL che sono un’ulteriore cedimento sulla linea della concertazione e dell’assalto padronale. Bisogna aver chiaro che in gioco non è solo il futuro dei lavoratori e lavoratrici Cobec ma di tutte le altre categorie. In gioco è la sopravvivenza della stessa organizzazione sindacale, e il limite verso cui ci si avvicina velocemente e quello tra la soppravvivenza di uno “Stato di diritto del lavoro” e il totale arbitrio padronale tipico del fascismo! La retribuzione, infatti, costituisce un diritto collettivo inalienabile,riconosciuto dalla stessa Costituzione! Inalienabile vuol dire che nessuna norma può derogarvi, né alcuno, compresi i lavoratori stessi, può rinunciarvi o autonegarselo “volontariamente”! Comprendiamo il dramma di quei lavoratrici e lavoratori che di fronte alla miseria della crisi e alla minaccia del licenziamento, e anche ad anni di cedimenti sindacali su tutti i fronti, sono terrorizzati e spinti ad agire da cani da guardia del padrone, e proprio per questo è necessaria una mobilitazione massiccia del sindacato e delle organizzazioni della classe operaia e della sinistra classista e indipendentista per recuperare il terreno perduto e far capire che esiste una forza in grado di tutelare gli interessi dei lavoratori contro ogni ricatto padronale. Per questo la linea indicata dalla CISL è totalmente inefficacie, ma il sindacato deve rassicurare con la propria forza questi lavoratori che, se necessario per difendere ogni posto di lavoro, si procederà anche all’esproprio del padrone.
Come Partito Comunista dei Lavoratori, comunque, non tollereremo nessun’altra forma di minaccia o intimidazione, ne qualsiasi tentativo di impedire il nostro diritto costituzione alla diffusione delle proprie opinioni e all’agitazione tra i lavoratori. Per questo annunciamo già da ora che ci avvarremo di tutti i mezzi legali a tutela della nostra libertà d’espressione e del nostro diritto costituzionale a condurre l’agitazione politico-sindacale, a partire da una denuncia contro ignoti per la recente aggressione, e per tutte quelle che dovessero verificarsi nel corso della nostra diffusione di volantini in spazi pubblici.
Parallelamente facciamo appello alla mobilitazione massiccia di piazza dei lavoratori delle altre categorie, dei militanti dei partiti e associazioni della sinistra e sindacali, di tutti gli sfruttati.
Il padrone è avvertito, i suoi ricatti e la sua legge non possono passare!
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