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Ultimo volantino PCL

SOLO LA LOTTA PAGA !
No ai licenziamenti, agli esuberi e alla ” concertazione” ……..che finisce sempre  come vuole il padrone.

Nel comprensorio forlivese è emergenza occupazione, i disoccupati sono aumentati nell’ultimo anno dell’8% e, solo a Forlì, i disoccupati fra i 19 e i 29 anni sono 15300 in continuo aumento, ma non se la passano meglio gli over 50 che hanno perso il posto di lavoro e la possibilità di una pensione decente.
Intanto le aziende continuano a chiudere; dopo la solita liturgia degli incontri fra sindacati e proprietà e gli inutili presidi di fronte alle sedi delle org. padronali e delle varie istituzioni:  provincia, prefettura ecc.
Questo serve soltanto a far guadagnare tempo al padrone e a fiaccare la combattività dei lavoratori.
E’una strategia sindacale perdente senza una lotta radicale che metta in discussione il diritto della proprietà di comandare la produzione.

Alcuni esempi che sono solo la punta dell’iceberg della situazione:
CROCI di Capocolle : dopo due anni 35 lavoratori in C.I.G. a zero ore e poi la mobilità.
ELECTROLUX Forlì :  dopo due anni ancora diecine di esuberi.
SIDERCOM    Forlì : dopo  4 anni di ammortizzatori sociali, nessuna prospettiva per 30 lavoratori.
DOMETIC Forlì: azienda che non è in crisi ma vuole delocalizzare in Cina, 70 posti di lavoro a rischio.
MICROMECCANICA Forlì: Chiusa con C.I.G. a zero ore, 30 lavoratori a casa.
METALINFISSI  Quattro:  Chiusa, dopo ammortizzatori sociali: 15 lavoratori licenziati.
I lavoratori devono uscire dalla difensiva e mettere in discussione i privilegi della” proprietà” di tanti padroni bancarottieri, sempre pronti a privatizzare i profitti e a socializzare le perdite. Bisogna costringere i sindacati alla lotta dura.
Per cui:  se l’azienda vuole chiudere bisogna contestarne la chiusura, occupare l’azienda e rivendicare la nazionalizzazione e il controllo operaio sulla produzione.
Basta! con l’assistenzialismo pubblico verso le imprese e le banche, a danno di chi vi lavora e dell’interesse generale della società. Se si spendono risorse pubbliche per salvare un’azienda, pubblica deve essere la sua proprietà e il suo controllo.
Si nazionalizzino le imprese, non i loro debiti!
Si licenziano i licenziatori, non chi lavora!

In altri paesi, di fronte alla crisi, settori del mondo del lavoro hanno avanzato la rivendicazione della nazionalizzazione delle aziende in crisi. Talvolta combinandola con l’occupazione delle aziende e la gestione operaia della produzione( Argentina). Spesso con risultati positivi di difesa dei posti di lavoro. In ogni caso spostando in avanti rapporti di forza e terreno di confronto: sia verso il padronato e i governi. Occorre creare un coordinamentofra le tante aziende in crisi, portare la solidarietà operaia laddove serve, ricostruire l’unità e combattività della classe lavoratrice, la sola che possa sbarrare la strada all’arroganza padronale. Mettere in discussione la proprietà con la lotta e non riconoscerla con la concertazione!
                                   
Cellula operaia PCL : sez. Forlì-cesena 
   

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