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DEI DELITTI E DELLE PENE?

 “Improvvisamente mi sono reso conto che continua a essere lunedì, come ieri. Guarda il cielo, guarda i muri, guarda le begonie. Anche oggi è lunedì” 

Maddalena Robin- 9 ore di camera di consiglio per decidere il nulla e tutti noi, come il patriarca della famiglia Buendìa, scopriamo, ormai per l’ennesima volta, che è sempre lunedì.

La Cassazione ha confermato le condanne per falso nei confronti degli alti funzionari di polizia coinvolti massacro della Diaz. Dove sono i politici che emanavano gli ordini?
Dov’è Fini, che in quei giorni risiedeva in pianta stabile nella Caserma di Bolzaneto?
In realtà non ho atteso con ansia particolare questa sentenza, non riconosco i tribunali del potere e non provo nessuna soddisfazione se su un foglio è sancita la colpevolezza, tantomeno dello Stato, per qualche litro di sangue lasciato su un muro.
Per me la giustizia può essere solo quella proletaria, che non può essere delegata.
Ciononostante questa sentenza è stata importante, perché ha messo la parola fine su 11 anni della nostra storia, li ha conclusi con una tirata d’orecchie dicendoci: “ok ora tutti a casa, la carota l’avete avuta, ora smettete di rompere i coglioni e fateci fare il nostro sporco lavoro”.
È stata importante perché ora arriva il bastone e venerdì prossimo, 13 luglio, lo stesso tribunale metterà un’altra parola fine, questa volta al processo per “devastazione e saccheggio” contro 10 compagni, dieci di quei 300mila, che in quei giorni d’inferno erano a Genova, dieci di noi.
E sappiamo tutti che questa volta non si tratterà di una tirata d’orecchie, lo stato protegge i suoi questurini (salvo poi ritrovarseli in un’aula di tribunale per aver stuprato una bambina di 11 anni, come è successo a Placanica, ma perché dovrebbe fare altrettanto con i suoi nemici?

La sentenza comporterà galera, sbarre, blindati, casanza, domandine, colloqui, pacchi … quei dieci compagni dovranno imparare tante nuove terribili parole, e tenere gli occhi bassi … quanta vita perderanno tra quel ferro e quel cemento, per delle vetrine, per delle banche, per del vetro spaccato.
Lo so, funziona così … se rompi qualcosa, se “devasti”, se “saccheggi” la proprietà privata vai in carcere, perché è questo che conta “a’robba mia”.
Lo Stato si nutre con le nostre vite da sempre, lo fa dentro le caserme, nelle piazze, dentro le celle, quindi così come era risibile, fino ad ieri, pensare che un tribunale (che si appoggia ad un codice penale fascista, è il caso di ricordarlo) potesse liberarci dalla violenza gratuita mossa contro di noi quel giorno, altrettanto ridicolo è sperare oggi che lo stesso tribunale riconosca il diritto all’insurrezione.

Quello che mi indigna veramente sono gli appelli alla giustizia di certuni che si dichiarano di sinistra e che cercano l’arresto, la punizione “legale”; mi fanno incazzare le dichiarazioni che ho sentito ieri da alcuni che sono stati n quei giorni vittime i dello stato, frasi del tipo “il presidente della repubblica mi deve chiedere scusa” (che minchia te ne fai delle scuse? …E anche venissero pronunciate, che valore potrebbero avere le parole di uno che durante la Resistenza militava nei GUF – gruppi universitari fascisti- per poi fare il “migliorista” nel PCI e finire a diventare il passacarte dei peggiori governi della storia repubblicana?)

Alla stessa stregua non capisco e mal sopporto i discorsi sulle mele marce all’interno delle caserme; non esistono mele marce, l’albero è marcio dalle radici: e i cani da guardia di questo stato padrone sono assassini, torturatori e stupratori; nient’altro che questo, nelle strade, nelle carceri e nei CIE, la polizia uccide e stupra.

“Fuori dalla polizia i responsabili dell’assassinio di Aldrovandi” recita una foto che sta girando sui network; Non la sopporto e la trovo offensiva all’intelligenza di noi tutti ed alla memoria di Aldro; ma cristo!
Qualcuno ha la bontà di spiegarmi il significato di quella frase?
Allontanare gli assassini da chi?
Perché mai dovrebbero essere allontanati dai loro simili?
Chi ancora sano di mente può veramente credere che la polizia, i carabinieri e tutti i cani da guardia dello stato siano “al servizio della giustizia”?
Forse esisterà un poliziotto “buono” in un paesino remoto, o più facilmente non esiste e non è mai esistito semplicemente anche questa è una delle tante leggende metropolitane, (come quella dei due turisti che credendo di adottare un cagnolino randagio a New York si sono portati a casa un topo di fogna).

I poliziotti ammazzano i compagni in piazza e restano anonimi, sparano lacrimogeni contro i No-Tav, ammazzano i fermati in caserma, picchiano vecchietti per strada e torturano i prigionieri nei sotterranei.
 E i giudici condannano chiunque sia antagonista.
Smettiamo di parlare a vuoto, di invocare una “giustizia” che non può appartenerci.
Abbiamo molto da costruire e da fare.
È ora di scendere nelle strade e lottare per liberare tutti coloro che sono entrati (e troppi ne entreranno) in carcere per le lotte sociali, per rivendicare il loro diritto ad una casa, al posto di lavoro, al movimento.
Per difendere qualunque slancio mirato al cambiamento di questa realtà, alla riappropriazione di tutto quel che ci spetta, a partire dalla libertà.

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