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GIUSTIZIA PER ALDRO

All’alba del 25 settembre 2005 il diciottenne Federico Aldrovandi muore ammanettato a faccia in giù, in una pozza di sangue durante un controllo di polizia. Federico era solo, disarmato e incensurato. La Questura di Ferrara all’indomani dei fatti fornisce diverse versioni, ambigue e contraddittorie.
Di seguito pubblichiamo il volantino distribuito alla manifestazione del 23 Settembre 2006 a Ferrara

OPPOSIZIONE DI CLASSE ALLA DEMOCRAZIA DEL MANGANELLO
Il caso di Federico Aldrovandi è ben lontano dal rappresentare un’eccezione.
Quello che ha subito Aldro è il paradigma di una società che poggia le sue basi sulla violenza legale e la distorsione della verità.
Chiedere giustizia per Aldro, significa al contempo chiedere verità e giustizia per Rumesh, colpito il 29 marzo del 2006 alla testa, da un “democratico proiettile” delle forze dell’ordine, e vivo solo grazie al rapido intervento dei medici.
Chiedere giustizia per Aldro, deve significare chiedere giustizia per i tanti ragazzi e ragazze vittime di soprusi magari meno evidenti e proprio per questo troppo spesso dimenticati.
Il Viminale a metà Agosto di quest’anno, ha diramato un rapporto nel quale sottolinea come la delinquenza giovanile sia un problema ”d’interesse emergente”.
E’ evidente che l’obiettivo è convincerci che sta nascendo un nuovo pericolo pubblico, oltre al sempre attuale “spauracchio dell’immigrato”.
Lo Stato, teme una contestazione generalizzata come quella esplosa nelle banlieues francesi, per questo giovani, immigrati, lavoratori sono considerati alla stregua di una minaccia all’ordine.
Ma i veri minacciati, dal disordine capitalista fatto di guerre interne ed esterne, sono proprio i giovani lavoratori e gli immigrati, resi precari e flessibili per ingrossare i profitti del fronte padronale.
Aldro è la vittima di un sistema che colpisce in maniera lucida e cosciente.
Ne sanno qualcosa: i lavoratori della FIAT di Melfi, gli autoferrotranvieri precettati, i Val Susini che hanno osato opporsi alla TAV, e prima ancora Carlo Giuliani e chiunque fosse stato a Genova in quelle giornate del luglio 2001 e senza dimenticare gli immigrati senza documenti, tutti questi ( sarebbe meglio dire, molti di noi) hanno conosciuto questa democrazia e i suoi manganelli.
L’ordinaria violenza dello Stato negli ultimi anni ha colpito non solo attivisti e militanti, ma l’intera classe espropriata, indipendentemente che al governo ci fosse il centrodestra o il centrosinistra.
Le forze dell’ordine hanno goduto in questi anni di una protezione politica inquietante, che ha creato il clima adatto a far si che alcuni si comportino come criminali.
Ad ogni crimine perpetrato dai servitori dello Stato è arrivata puntuale una giustificazione.
A Genova si è coperto i crimini della repressione poliziesca con la scusa dei Black Bloc.
Più di recente a Sassuolo si è coperto il pestaggio dei Carabinieri, ripreso da un passante, con la scusa che tanto avevano pestato solo un immigrato ubriaco.
E tanti altri casi, a cominciare dalla vergogna che avviene quotidianamente nei CPT… gridano vendetta.
Storie di ordinaria repressione raccontate da mansueti “media” al servizio della dittatura di capitalisti e banchieri, pronti a criminalizzare la povertà e a creare il terrore permanete verso i “diversi”, contribuiscono a coprire la violenza in divisa.
Ma non possiamo certo aspettarci che sia lo Stato a condannare i suoi servitori, che d’altra parte non fanno nient’altro che operare a “norma di legge”.
Questo è il vero volto della democrazia liberale e borghese.
Finché non saranno poste le basi per una nuova società, la violenza di Stato continuerà a chiamarsi giustizia.
Esigiamo giustizia per Aldro!
Lottiamo per l’alternativa di società e di potere!
movimento costitutivo per il Partito Comunista dei Lavoratori

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