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IL SIGNIFICATO POLITICO DELL’ACCORDO CAMUSSO-MARCEGAGLIA. ALCUNE DOMANDE A VENDOLA E FERRERO…

A tutti i militanti operai e attivisti d’avanguardia, risulta chiara la valenza sindacale profondamente regressiva dell’accordo Camusso- Marcegaglia- Bonanni- Angeletti. Ma è bene chiarire sino in fondo il suo significato squisitamente politico.
 
Paradossalmente l’accordo è figlio indiretto della sconfitta di Berlusconi alle elezioni amministrative e nel referendum. Quella sconfitta ha infatti materializzato agli occhi di Confindustria, come a quelli delle burocrazie sindacali, la chiusura di una stagione politica e il delinearsi di una prospettiva politica nuova. Da qui l’esigenza, da entrambi avvertita, di un cambio di registro.
 
CONFINDUSTRIA SI PREPARA AL CENTROSINISTRA
 
Confindustria sa che si avvicina la probabile “svolta” di centrosinistra. E sa che il nuovo governo dovrà gestire una stretta sociale drammatica: non solo il grosso del lavoro sporco ereditato da Berlusconi e Tremonti in ordine al pareggio di bilancio ( 2013-2014); ma anche la successiva cura da cavallo- dettata dai banchieri europei e fatta propria da tutti i partiti dominanti- in ordine all’abbattimento accelerato del debito pubblico sino al 60% del PIL. Come sarebbe possibile gestire una simile stretta appoggiandosi sulle fragili spalle di Bonanni e Angeletti, senza un coinvolgimento della Cgil? L’apertura di Marcegaglia a Camusso ha esattamente questo significato. Non solo cercare di imbriglare e subordinare la Fiom dentro un nuovo patto sociale, restringendo e possibilmente annullando ogni suo spazio di manovra. Ma preparare la strada della ennesima compromissione della Cgil nella politica antioperaia del futuro governo confindustriale di centrosinistra.
 
LA BUROCRAZIA CGIL SI PREPARA A GESTIRE I SACRIFICI
 
Per la burocrazia CGIL è valso un giudizio analogo e speculare. La sua vocazione al patto sociale è strategica ed organica. Ma nei due anni passati, a fronte di un governo Berlusconi stabilmente in sella (e attestato sul blocco pregiudiziale con la Cisl ), questa vocazione non poteva svilupparsi come avrebbe voluto. Oggi la crisi verticale del berlusconismo apre alla burocrazia uno spazio nuovo di reinserimento nel “gioco”. La Cgil si offre preventivamente a Confindustria e al futuro probabile governo di centrosinistra, come ammortizzatore indispensabile del conflitto sociale a fronte della nuova annunciata stagione di sacrifici. Il suo accordo con Confindustria, naturalmente, offre anche un vantaggio contingente al governo decrepito di Berlusconi. Ma l’interlocutore vero e strategico dell’accordo non è il Cavaliere, bensì il centrosinistra. Che infatti, a partire da Bersani, si spertica di lodi nei confronti della “responsabilità” della Cgil. Infatti proprio la sponda della Cgil, come già in passato, potrà permettere al “governo amico” di cercare di bastonare pesantemente i lavoratori, col minimo di reazione sociale.
 
Se così stanno le cose- e così stanno- poniamo alle sinistre italiane un interrogativo molto semplice: come possono continuare a perseguire come se nulla fosse un accordo di governo col PD, grande sponsorizzatore dell’accordo antioperaio Marcegaglia- Camusso?
 
IL SILENZIO DI NICHI VENDOLA E’IL SUO PEGGIOR COMIZIO
 
Nichi Vendola, così loquace nei pubblici comizi, tace totalmente sul nuovo accordo Camusso- Marcegaglia. E’ un caso? Una disattenzione? O magari una forma di rispetto della cosidetta “autonomia sindacale”, come spesso si dice in questi casi? Nulla di tutto questo. Quando si trattò di criticare pubblicamente le ( sacrosante) contestazioni degli operai alle sedi Cisl, Vendola fece ben sentire la propria voce. E così quando lamentò il mancato coinvolgimento della Cisl nello sciopero generale del 6 Maggio.. Peraltro non è proprio l’autonomia sindacale della Cgil da Confindustria che andrebbe difesa contro la burocrazia dirigente del sindacato? Invece, silenzio tombale.
 
La ragione vera è assai semplice. Un candidato premier ( in pectore) del centrosinistra- tanto più in tempi di stretta sociale- non può contrastare la concertazione, cioè la subordinazione dei lavoratori ai padroni. Perchè la concertazione è esattamente la ragione costitutiva del centrosinistra. E un suo Presidente del Consiglio, comunque si chiami, dovrebbe semplicemente gestirla, nel nome di quei poteri forti che sono fisiologicamente i veri mandanti del governo e del suo programma. Del resto, perchè mai lo stesso Vendola che tace sull’accordo, ha recentemente dichiarato sul Corriere della Sera che “la sinistra non può più attestarsi sulla difesa del vecchio Welfare”? Oppure perchè ha più recentemente affermato che “ solo una classe dirigente moralmente legittimata può chiedere sacrifici”? Non sono proprio i sacrifici dei lavoratori ad essere immorali, dopo 20 anni di arretramenti? Evidentemente la preparazione al premierato è lastricata di segnali inequivoci. Inclusa la rivendicazione di una possibile unificazione di Sel col PD liberale.
 
Ma tutto questo non è forse una pugnalata preventiva alla FIOM, contro tutte le recite elettorali sulla propria vicinanza ai metalmeccanici? Nel momento in cui la burocrazia della Cgil si accorda coi padroni contro i metalmeccanici e il loro principale sindacato, il silenzio di Nichi Vendola non è forse un avallo alla politica della burocrazia? E’ indubbio. Ma è appunto il prezzo pagato- senza particolare sofferenza- alla propria ambizione presidenziale. Se tutto questo accade già oggi, quando il premierato è ancora un’ambizione virtuale, ognuno può immaginare casa accadrebbe quando Vendola si trasformasse in un Presidente reale del Consiglio, a braccetto di Bersani e D’Alema. Siamo al Bertinottismo parte seconda. Altro che nuova speranza a sinistra!
 
LE ACROBAZIE DELL’EX MINISTRO FERRERO
 
Ma una domanda s’impone anche alla FDS e a Paolo Ferrero.
A differenza di Vendola, Ferrero ha attaccato l’accordo tra Cgil e Confindustria, con parole inequivoche. Così come pochi giorni or sono ha attaccato, senza ambiguità, la macelleria poliziesca in Val di Susa. Bene. Anzi, benissimo. Ma poiché resta il fatto che sia la strage di democrazia sindacale, sia l’aggressione militare ai No Tav abbiano avuto il benestare determinante del PD- che anzi è stato per molti aspetti il vero ispiratore di entrambe- chiediamo pubblicamente a Ferrero: come puoi continuare a rivendicare “il patto democratico” col PD per la prossima legislatura? Come puoi ricercare l’accordo programmatico con un PD  che è dall’altra parte della barricata rispetto ai movimenti sociali, persino nella stagione di Berlusconi, (figuriamoci col centrosinistra)? Sostieni che non si può avere una posizione pregiudiziale. Ma la vera posizione pregiudiziale non è forse quella che ignora “pregiudizialmente” la vera natura del PD, la sua collocazione confindustriale, i suoi rapporti col potere finanziario, sino alla corruzione fisiologica che non a caso attraversa i suoi ambienti dirigenti e le loro commistioni d’affari ( v. D’Alema e la Fondazione Italiani Europei)?
 
Dunque perchè  Paolo Ferrero parla in un modo e agisce in un altro? Perchè l’ex ministro non ha cessato di vivere sotto le  spoglie dell’oppositore sociale o dell’amico dei movimenti. E se per avere la speranza di un pugno di parlamentari eletti,  si deve accordare col PD, firmare il programma borghese della sua coalizione di governo, sostenere il candidato premier di quella coalizione, impegnarsi a votare la fiducia a quel governo confindustriale, ben venga questo “sacrificio”. I metalmeccanici possono aspettare. E la verità con loro.
 
O DI QUA O DI LA, IN MEZZO AL GUADO NON SI PUO’ STARE
 
L’accordo Camusso Marcegaglia non è solo un fatto sindacale. E’ il biglietto da visita del nuovo centrosinistra che si prepara. Contestare in ogni sede quell’accordo, impegnarsi a contrastarlo tra i lavoratori, creare le condizioni di massa per farlo saltare non è solo un impegno sindacale. E’ il primo atto di opposizione preventiva al nuovo governo confindustriale in gestazione.
Per questo a tutte le sinistre diciamo :” O di qua o di là,in mezzo al guado non potete stare”. Né ripiegando in un assordante silenzio. Né usando parole biforcute, contraddette dalla realtà dei fatti.
Rompere col PD e il Centrosinistra, grandi sponsorizzatori del tradimento sindacale; unire tutte le sinistre politiche e sindacali in una mobilitazione vera contro governo e il padronato; preparare per questa via un’alternativa di classe a Berlusconi e alle classi dirigenti del Paese. Questa è la proposta e la linea di massa del Partito Comunista dei Lavoratori, nei luoghi di lavoro, nei sindacati, in tutti i movimenti.
 

 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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