Electrolux: l’unico che esulta è il padrone

Ma quale ritiro dei licenziamenti, ma quale ritiro del piano industriale!

“La lotta che abbiamo messo in campo in questi mesi con le lavoratrici e i lavoratori ha centrato l’obiettivo del rispetto della dignità.” Così esordisce la FIOM commentando a caldo il tavolo del 5 ottobre. Non c’è alcuna dignità a essere pelati come una cipolla prima di essere fatti a fettine, cara Fiom.

L’estorsione riuscita

Si plaude stolidamente a un ritiro di licenziamenti che non erano mai stati formalizzati, ma solo minacciati a mo’ di estorsione, e si festeggia il ritiro di un piano mai esistito, fatto solo di annunci e aria fritta, buono solo per far perdere tempo e forze. L’azienda voleva 1450 esuberi e li ha più o meno ottenuti, 1250 saranno i famosi “volontari” : non si parla minimamente di tutti i lavoratori e lavoratrici con contratto a termine (200 persone) e di tutti quelli con contratto non rinnovato, o che hanno cercato lavoro altrove perché consapevoli di essere i primi a essere sacrificati. O di quelli allontanati perché hanno partecipato alle lotte, come avvenuto a Forlì, e sostituiti con crumiri pronti a sabotare le rivendicazioni operaie.

Dov’è la difesa del lavoro, anche di quello precario? Dove sono le garanzie occupazionali? L’azienda non ha mai dato alcuna garanzia su futuri licenziamenti, né sulla rinuncia alla delocalizzazione. Con un calo così consistente degli occupati, dove sta la sostenibilità della produzione? Sappiamo già come andrà a finire: intascata l’ennesima tornata di soldi pubblici, il vero piano verrà portato a termine nel silenzio generale.

L’abbandono di Cerreto

La trincea di Cerreto è caduta miseramente insieme alle altre promesse “di lotta”. Per Cerreto si prepara l’ennesimo film già visto, quello di una reindustrializzazione che non avverrà mai, tanto è vero che la multinazionale vorrebbe aprire un tavolo separato e dilazionare il dissanguamento in tre anni.

I ritmi

 Se le promesse al tavolo sono molto vaghe, i vantaggi che Electrolux estorcerà ai lavoratori saranno invece molto concreti: nelle pieghe della “riorganizzazione”, dello spostamento di linee e produzioni, a cambiare davvero saranno le condizioni di lavoro, con un aumento dei ritmi, già ora insostenibili.

La matematica del padronato: intasco 200 milioni e investo 90.

Altrettanto concreti saranno i denari pubblici che finiranno nelle tasche della multinazionale sotto forma di ammortizzatori sociali e incentivi previsti già nella nuova legge di bilancio, gli ultimi di una lunga serie che vede Electrolux ricevere 3 milioni nel 2024 e un finanziamento di 200 milioni dalla Banca europea per gli investimenti, ironicamente proprio per quel reparto Ricerca e Sviluppo che l’azienda dice di non voler tagliare, ma di fatto taglierà con l’allontanamento di 650 tra progettisti, ingegneri, impiegati.

Che fare?

Al balletto dei numeri dell’immediato futuro, i lavoratori devono opporre una forza autorganizzata, decisa e compatta, che blocchi la produzione, scavalcando le reticenze e i balbettii dei burocrati sindacali. Le RSU combattive in grado di guidare la lotta ci sono: occorre abbandonare l’illusione di cavarsela anche questa volta.

Di storie di vertenze operaie di successo – senza una lotta serrata e decisa – non ce ne sono. Perché i lavoratori devono finanziare i profitti del padronato? Se la multinazionale non è in grado di produrre, che lo facciano i lavoratori!

Esproprio senza indennizzo e nazionalizzazione sotto il controllo operaio!

Una rivendicazione “impossibile”? E perché? Perché sono possibili e realistici i licenziamenti degli operai e sarebbe “impossibile” il licenziamento di un padrone? La verità è che è solo l’abitudine a subire le regole del gioco di questa società capitalista a farci ritenere “impossibile” l’insubordinazione. E invece l’insubordinazione è possibile. Tutto dipende dai rapporti di forza

A difesa di Cerreto! Non ci interessa alcuna reindustrializzazione farlocca: blocco della produzione e occupazione dello stabilimento!

RSU combattive! Siete voi a guidare i lavoratori!

Nessuna illusione va riposta nelle burocrazie CGIL che vendono la pelle degli operai davanti a minacce vuote e in cambio del nulla! Siete voi l’ultimo baluardo davanti a una CGIL in bancarotta morale.

Per un’autoconvocazione di lavoratori e lavoratrici in lotta e un coordinamento tra stabilimenti e vertenze! Colpire il padronato con scioperi mirati e coordinati!

Ma far questo significa rovesciare come un guanto l’intera politica sindacale. Landini parla e straparla da anni di “rivolta sociale” senza in realtà fare nulla. Ed anzi coprendo con frasi “radicali” la propria ritirata. Invece di rivolta sociale c’è bisogno davvero.

Lavoratrici e lavoratori, è ora di prendere coscienza che sarà la vostra passività a farvi perdere la lotta! Non potete stare alla finestra mentre decidono delle vostre vite! Non sperate di cavarvela a spese di altri.

Se si chiede tutto si può ottenere qualcosa. Se si chiede qualcosa non si ottiene nulla.

Uniti si vince, divisi si perde. Occorre mettere la forza di ognuno al servizio della lotta di tutti e la forza di tutti al servizio della forza di ognuno.

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