Ecologia questa sconosciuta: appunti

A cura di Falaghiste

Parte 1: Energie rinnovabili: Il fotovoltaico è pulito ma non troppo, anzi poco

Il costante aumento del prezzo dei carburanti fossili e l’impegno nella lotta alle emissioni di Co2 hanno dato una spinta determinante allo sviluppo del settore delle energie rinnovabili. C’è però il rovescio della medaglia, soprattutto per quanto riguarda l’energia solare.

Se in origine le tecnologie e gli impianti produttivi si sono sviluppati soprattutto nei Paesi Occidentali, dal 2008 la produzione di pannelli fotovoltaici si è gradualmente spostata nel sud est asiatico. Oggi la Cina produce circa la metà dei pannelli fotovoltaici venduti nel mondo. I processi produttivi necessari alla realizzazione di questi impianti negli ultimi anni sono divenuti sempre più sofisticati ed efficienti.

La produzione ha però tuttora un’importante impronta di carbonio sull’ambiente; crea una serie di sottoprodotti di scarto, liquidi e gassosi, dannosi per l’ambiente. Inoltre, anche il riciclaggio dei pannelli guasti o a fine vita comporta dei problemi di carattere ambientale.

Come vengono prodotti i pannelli fotovoltaici

La produzione impatta notevolmente sull’ambiente. In primo luogo per via dell’estrazione del quarzo, la forma cristallina del silicio, e degli altri materiali necessari per la costruzione dei pannelli. Il settore minerario è di per sé stesso, in generale, responsabile di una buona parte della nostra impronta di carbonio, ma questa specifica tipologia estrattiva è anche ad alto rischio di silicosi per gli addetti se non vengono prese precauzioni per la salute. Sappiamo bene, però, che la salute e la sicurezza sul lavoro non sono considerate vere e proprie priorità in Cina e nel sud est asiatico. Poi, per la produzione del silicio metallurgico, la forma depurata della materia prima necessaria per i pannelli, occorrono delle enormi fornaci e altissime temperature. Che producono, direttamente o indirettamente, grosse quantità di diossido e solfuro di carbonio.

Un processo chimico altamente inquinante per la produzione del silicio puro

Infine, il processo chimico necessario all’ulteriore purificazione del silicio indispensabile per la produzione, il silicio policristallino, avviene attraverso una reazione con acido cloridrico, (l’acido muriatico) e idrogeno. La reazione ha un sottoprodotto ad altissima tossicità, il tetracloruro di silicio. Per chiamarlo sottoprodotto, in realtà, ci vuole un bel coraggio, visto che, in proporzione, per ogni parte di silicio ad alta purezza prodotto dalla reazione, il tetracloruro di silicio è dalle tre alle quattro volte tanto. I processi tecnologici più avanzati hanno ridotto la produzione di questa sostanza tossica, anche attraverso il suo successivo ritrattamento per l’estrazione di altro silicone ad alta purezza a costi vantaggiosi, perché è necessaria meno energia di quanta ce ne voglia per l’estrazione di nuova materia prima. Per gli impianti necessari, però, ci vogliono ingenti investimenti. Quindi, questa pericolosa sostanza, che a contatto con l’acqua produce acido muriatico, fumi tossici e provoca l’acidificazione del suolo, viene generalmente stoccata in attesa di essere smaltita.

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