Ministero della transizione ecologica: il bazooka mascherato di verde del capitalismo italiano

di Ruggero Rognoni

I primi a proporre l’idea di un “Ministero della transizione ecologica” arrivano dalle fronde riformiste. Tra i più entusiasti c’è Rossella Muroni ex presidente di lega Ambiente e deputata di Liberi e Uguali che ne parlava da giorni. Il primo febbraio sulla sua pagina facebook si esprime con queste parole: «In queste ore si sta svolgendo un confronto sui temi che devono essere al centro dell’azione del nuovo Governo. I 209 miliardi del Recovery Plan sono una grande occasione: basta litigi, usiamoli per cambiare totalmente il Paese e costruire il futuro, che mi auguro sia fortemente legato all’economia verde».
Ma già da anni si esprimeva per una soluzione di questo genere.

Friday For Future nei giorni ha scritto una lettera direttamente a Draghi: «… Lo scorso agosto, lei ha detto che “privare i giovani del futuro è la più grande forma di disuguaglianza”. Il suo governo agirà per non privarci del nostro futuro, e garantire giustizia climatica, per non far pagare questa crisi ai più fragili e a chi ha meno responsabilità? Non c’è più tempo per “fare il possibile”. Va fatto il necessario. “Whatever it takes”, a qualunque costo. La sentiremo citare di nuovo, tra un po’ di anni, nei video su YouTube o nei libri di storia, come “la frase che ha salvato il clima”? Ai posteri l’ardua sentenza. A questo Governo, però, la scelta di garantirci o negarci un futuro…».

Questa spinta, Draghi e il Presidente Mattarella, non l’hanno lasciata passare invano e l’hanno utilizzata per una fine mossa strategica: imbrigliare la dissidenza del Movimento 5 Stelle contro il futuro governo e muovere le file degli interessi del capitalismo italiano verso 70 miliardi di euro che costituiscono il 37 % del Recovery Fund dentro un piano europeo più vasto chiamato volgarmente Recovery Plan.

Dalle pagine della Commissione Europea all’interno del Recovery Plan si legge: «le transizioni climatiche e digitali eque, attraverso il Fondo per una transizione giusta e il programma Europa digitale». In queste scarne parole è racchiuso tutto il programma capitalistico falsamente tinto di verde del governo Draghi nel suo complesso.

Andiamo, però, con ordine. Draghi ha legato con un filo diretto alla sua supervisione diversi ministeri:

– Il ministero della Transizione ecologica diretto da Roberto Cingolani
– Innovazione tecnologica e la transizione digitale con ministro Vittorio Colao
– Sviluppo economico ministro Giancarlo Giorgetti e ovviamente il Ministero dell’Economia e Finanze diretto dal suo uomo di fiducia Daniele Franco.

Basterebbero le figure e i curricula di questi personaggi, per capire che le visioni “romantiche” di una difesa ambientalista e la trasformazione ecologica da parte del nuovo governo sono una cantonata pazzesca e uno schiaffo che arriva dalla semplice realtà dei fatti.

Chi è Roberto Cingolani? Fisico e Direttore scientifico dell’ITT, Istituto Italiano di Tecnologia dal 2005. Nel 2016 il finanziamento ricevuto dallo Stato, tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, dell’ITT è stato di circa 94 milioni di euro. I finanziamenti acquisiti direttamente dalla Fondazione ammontano a 213,6 milioni di euro. Nel 2019 diventa Chief Technology and Innovation Officer della società leader del settore difesa e aerospazio Leonardo di proprietà al 30,2 % del ministero di Economia e Finanza che nel 2019 aveva un portafoglio ordini di circa 36.500 milioni di euro, per un ricavo di circa 14.000 milioni di euro.

Un fisico esperto in tecnologie militari e armamenti ai vertici del gioiello imperialista italiano per eccellenza, cosa ha a che fare con la trasformazione ecologica? Infatti, dalla pagina web di Leonardo SpA, si legge testualmente: «Protagonisti nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Proteggere i cittadini, i territori, le infrastrutture. Questo ci rende un protagonista globale nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza…».

Eppure Cingolani è oggi il ministro della Transizione ecologica. Viene esaltato da Matteo Renzi che lo definisce uomo di eccezionali doti. Infatti è proprio Renzi che gli affida l’ITT anni prima, ed è ancora Renzi che caldeggia la nomina di Alessandro Profumo a capo di Finmeccanica/Leonardo (condannato in seguito per le vicende del Monte dei Paschi di Siena) e che a sua volta inserisce nel suo staff proprio Cingolani che diventa un protagonista della Leopolda nel 2018.

Alcuni aspetti inquietanti vedono la Leonardo SpA avere stretti legami con l’Arabia Saudita. Infatti proprio dalle pagine di Leonardo SpA si legge che la società “governativa italiana” ha perfino ottimi rapporti con il regime totalitario e disumano Saudita: «Forniamo soluzioni tecnologiche al Regno dell’Arabia Saudita, a partire dagli elicotteri VIP fino ai sistemi per la gestione del sistema bancario islamico». Armi e soldi sicuramente discussi tra Renzi e il principe saudita Mohammed bin Salman. Da notare come lo stesso Renzi sia “invidioso del costo del lavoro” in Arabia Saudita, vista da lui come nuova culla del “Rinascimento”.

Con Leonardo SpA conduce i suoi fili anche il ministero dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale, Vittorio Colao, ex amministratore delegato di omnitel/vodafone. Colao viene nominato da Giuseppe Conte a capo della Task Force contro la crisi pandemica nel 2020. Tra i suoi 17 membri c’è l’immancabile Cingolani. Guarda caso però Vittorio Colao entra nel CdA di Finmeccanica nel 2000 insieme a Corrado Passera prima di trasformarsi in Leonardo SpA.

Giancarlo Giorgetti leghista legato agli interessi degli imprenditori del nord, ex missino doc e amico personale di Mario Draghi, è il nuovo ministro dello sviluppo economico. Nel Governo Conte I Lega-5 stelle gli viene affidata la delega alle politiche spaziali ed aerospaziali con la presidenza del Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla ricerca aerospaziale. Anche lui stringe i legami con Leonardo SpA tanto che partecipa negli USA agli incontri preliminari per il progetto finalizzato alla realizzazione di una specie di spazioporto a Taranto-Grottaglie, al quale guarda Leonardo-Finmeccanica per testare i suoi prototipi. Invece della bonifica del polo di Taranto, si investono energie in faraonici progetti spaziali. Ma se questo non bastasse, tra gli alti vertici di Leonardo troviamo Francesco Giorgetti fratello di Giancarlo. Come minimo è un conflitto di interessi.

Il Ministero dell’Economia e Finanze diretto da Daniele Franco risulta essere il principale azionista governativo di Leonardo SpA da dove proviene il ministro Cingolani. Dalla pagina della Camera dei Deputati prendiamo l’ immagine dei loghi delle aziende con partecipazione statale quotate e non in borsa nel 2018 (la trovate anche alla fine dell’articolo, ndr).

Non c’è alcuna impresa che sia impegnata nel settore delle nuove tecnologie “green”. Viceversa sono molte quelle che si occupano del settore energetico, legate all’apparato militare industriale.

Risulta alquanto difficile immaginare che l’apparato economico dello Stato borghese indirizzi le scelte capitalistiche verso politiche con investimenti in un settore a suo dire “green”, nel quale ad oggi non esiste nulla. Viceversa, tutto il suo sforzo è proteso verso scelte di carattere imperialista. Draghi nel suo discorso di insediamento alle camere ha condensato il programma ambientalista del suo Governo in queste scarne parole: «Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori , biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane».

È difficile immaginare che l’equipe prescelta per la “transizione” ecologica del Paese si occupi della difesa dell’ambiente e dei territori, quando questi fini esperti e politici fino a ieri si sono occupati di armamenti, sfruttamenti energetici di territori neo colonizzati e di robotica per limitare la presenza dei lavoratori nei centri di produzione. Le strutture e le infrastrutture del capitalismo nazionale dovrebbero essere trasformate in un programma senza profitti. Questo è palesemente impossibile. Già ad ottobre sulle pagine web del MISE veniva descritto il progetto Italia 2030 insieme alla Luiss Business School (l’accademia del Capitalismo italiano) in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti, Enel, Eni, Generali, Intesa Sanpaolo, Italgas, Leonardo, Poste Italiane, Snam e Terna.

«Abbiamo promosso ‘Italia 2030’ per dare vita a un piano di azione congiunto in cui l’economia circolare fosse al centro delle strategie per il futuro del Paese, a partire proprio da conoscenze e competenze. Solo se continueremo ad avvicinare le opportunità dell’economia circolare a cittadini e aziende, le sue potenzialità diventeranno reali. È una necessità per il Paese, che non può permettersi di perdere il treno della sostenibilità, ed è resa ancora più impellente alla luce della direzione green del Recovery Fund», così aveva commentato per l’occasione Stefano Buffagni, Viceministro allo Sviluppo Economico. Uomo di rango del M5Stelle, sottosegretario alla presidenza del consiglio nel primo Governo Conte e vice ministro al MISE nel Conte II.

Le politiche ambientali di transizione ecologica di questo nuovo governo non esistono. L’Italia è l’anello debole dell’imperialismo europeo e deve stare al passo negli scontri degli interessi tra blocchi nel Mediterraneo e in Africa. Le fonti di energia fossile sono al centro di queste mire. In particolare il Gas Naturale e gli Hub di approvvigionamento e stoccaggio. Il nuovo ministro Cingolani lo diceva già nel 2018.

La sua posizione era nettamente contraria perfino alle rinnovabili in chiave capitalistica: fotovoltaico, eolico, auto elettriche. Alla Leopolda di Renzi dichiarava con decisione sulla sostenibilità: «Nel lungo termine non ci sarà […] Il costo energetico di tutte le cose che desideriamo avere è molto elevato. Da un lato pretendiamo molto dalla tecnologia come se fosse tutto gratuito, dall’altro non vogliamo oleodotti, gasdotti, nucleare…». Una posizione nettamente a favore delle fonti fossili.

Un futuro programma imperialista, quindi falsamente “ecologico”, teso alla riconquista di spazi e domini in nome del profitto e con i costi a carico dei lavoratori. Altro che Recovery Fund per l’ambiente. Una cascata di soldi per la modernizzazione dell’apparato militare industriale sotto la guida dei gioielli di stato Leonardo SpA, ENI, Saipem, multinazionali dell’energia e banche a dettarne le linee guida.

E triste prevedere che la situazione drammatica dei lavoratori di Arcelormittal, delle miriadi di Terre dei Fuochi sparse nel paese, nonché dei vari dissesti idrogeologici rimarranno tali nel tempo.

Solo la ripresa della lotta di classe contro questo governo come tutti i governi della borghesia, potrà abbattere ogni mistificazione e riportare al centro delle scelte la difesa dell’umanità. Ogni chimera riformista falsamente ambientalista e i compromessi ai danni dei più deboli devono essere spazzati via.

Solo un programma rivoluzionario di transizione anticapitalista verso il socialismo potrà raggiungere la salvezza del pianeta.

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