La favoletta non funziona più

Anche a Forlì sono arrivati i manifesti dell’associazione fondamentalista cristiana ProVita, suscitando lo sdegno che giustamente ci si aspetta dalle crociate medioevali sul corpo delle donne che questa associazione periodicamente ci ripropone, come fanno gruppi politici di analoghe vedute, come Forza Nuova. Una campagna di fake news, ignoranza e oscurantismo che davvero non riesce ad abbindolare nessuna.

Mentre le donne argentine conquistano con la lotta e nelle piazze il diritto di abortire gratuitamente in sicurezza, una conquista storica, seppur limitata da una vergognosa obiezione di coscienza, i fanatici religiosi di casa nostra vorrebbero mettere ancora una volta le mani nei nostri uteri e decidere della nostra vita. Poveri illusi.

Per sfortuna di ProVita e di chi la pensa come loro, le donne sanno che la RU 486 è sicura e chiedono a gran voce l’accesso a questa modalità di IVG, l’abolizione dell’obiezione di coscienza negli ospedali, un accesso migliore, gratuito e garantito all’aborto, alla contraccezione e alla salute riproduttiva, anche in questi tempi di pandemia.

Cari fanatici, presentarci come una Biancaneve che addenta la mela non sapendo cosa sta facendo, non vi aiuterà a guadagnare consensi, né a spaventare qualcuna di noi, serve solo a farci capire ancora una volta -se mai ce ne fosse bisogno- che per voi siamo solo bestie da riproduzione incapaci di pensare e di decidere. Ci raccontate favole da millenni, e vi aspettate ancora che il trucchetto funzioni.

Noi non chiederemo, come fa qualcun altro, che il sindaco o chi per lui si attivi per rimuovere questi vergognosi cartelloni: il sindaco non ha fatto mistero delle sue visioni (e della sua parte politica) in materia, addirittura facendosi promotore del comico diritto delle donne “di non abortire”. Non ci aspettiamo nulla da chi continua a perpetuare sfruttamento e patriarcato, ma risponderemo con la lotta. Cari reazionari, sono le donne a decidere cosa fare. Anche se proprio non vi va giù.

All’Associazione Provita, ai fascisti del terzo o ennesimo millennio e a tutti coloro che pensano di poter commissariare il corpo delle donne per gestirlo a proprio piacimento opponiamo la lotta femminista e marxista agita quotidianamente, non solo tramite la nostra autodeterminazione personale, ma tramite un programma di lotte in tutti gli ambiti della vita delle donne.

Le donne del PCL

 Vai al  PROGRAMMA DI LOTTE PER LE DONNE del Partito Comunista dei Lavoratori

Il PCL rivendica:

– L’obiezione di coscienza ginecologica è una pratica criminale e assassina e va abolita, come vanno rimossi dai loro incarichi gli obiettori non disposti ad adeguarsi. Non è ammissibile che il personale integralista cattolico possa negare alle donne il diritto alla contraccezione, all’aborto, alla salute e anche alla vita.

– Aborto libero, gratuito e garantito. Non solo la legge 194 va applicata in tutte le sue parti, ma va abolito l’articolo 9, cancellando la possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza. Perché, anche se recita: “L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo”, questo paragrafo viene costantemente disatteso. Come viene disatteso nei fatti il paragrafo successivo: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale. Il personale non si muove, e l’interruzione di gravidanza non viene garantita, in violazione costante, ripetuta, decennale della legge e dei diritti delle donne.

– Fuori i religiosi dai consultori! I consultori devono essere statali, laici e privi di ingerenze confessionali. Abrogazione di qualsiasi finanziamento statale ai consultori gestiti da cooperative religiose.

– Allargamento della rete dei consultori laici: è necessario irrobustire la rete di consultori sul territorio e ampliare la gamma di servizi che queste strutture offrono a giovani, donne, migranti. I consultori devono garantire a tutti e tutte il ricorso a informazioni sanitarie precise e attendibili, il ricorso alla contraccezione ordinaria e di emergenza e devono fungere da guida nel percorso per l’interruzione di gravidanza, assistendo in ogni modo la donna che ha deciso di abortire.

– Fine del business delle case famiglia e del fenomeno della sottrazione dei minori alle famiglie proletarie a vantaggio di cooperative ed enti ecclesiastici. Spesso cooperative private ed enti ecclesiastici speculano sui migranti, sui minori in difficoltà, sulle dipendenze e invece di svolgere un servizio socialmente utile rappresentano esclusivamente un ulteriore canale di sfruttamento delle classi subalterne.

– Cancellare qualsiasi erogazione alla sanità privata: la sanità, la ricerca e l’assistenza devono essere pubbliche e devono essere sottratte agli interessi del capitalismo; deve essere cancellata la libera professione intramoenia, con cui i medici sfruttano le strutture pubbliche per arricchirsi e garantire maggiori servizi solo a chi se li può permettere.

– Il servizio sanitario pubblico deve garantire un’estensione e potenziamento dei programmi di screening pubblici ora in ridimensionamento (tumore al collo dell’utero, mammella ecc.). La prevenzione è un diritto di tutti e tutte.

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