Zona rossa, rivoluzione ora, se no quando?

Il Covid in questa seconda ondata ha messo con le spalle al muro il capitale, le sue contraddizioni e le sue illusioni.

Noi non ci siamo mai illusi, anzi forti della nostra dottrina rivoluzionaria, abbiamo sempre denunciato un sistema fallace,  sbagliato alla radice, inutile, dannoso.

La pandemia ha reso evidente che il capitale non regge: nonostante si lascino i proletari a morire sui posti di lavoro, nonostante si lasciano soli medici ed infermieri (precari) a combattere per salvare vite umane, il sistema è fallito.

La saturazione degli ospedali, falcidiati da anni di tagli alla sanità,  è solo un piccolo campanello d’allarme per i prossimi anni a venire.

La sanità gestita a livello regionale è una fantozziana “cagata pazzesca”:  governatori di regioni  che invece di dare risposte vanno in televisione a fare i giullari, denunciando i comportamenti errati dei propri concittadini invece di fare un mea culpa per lo scarso potenziamento dei servizi pubblici, senza vergognarsi delle privatizzazioni perpetrate ai danni dei lavoratori. Tutto questo è destinato a peggiorare ulteriormente grazie al pasticcio dell’autonomia differenziata, che inasprisce le differenze tra regioni più o meno abbienti.

L’incapacità dell’attuale classe politica è evidente: in buona sostanza  i governanti a tutti i livelli non sanno che pesci pigliare, presi a schiaffi da una pandemia mondiale e tirati dalla giacchetta da ogni gruppo di interesse, da Confindustria in giù.

Intanto le piazze si popolano di fascisti, piccoloborghesi e di una moltitudine di persone confuse che antepongono il proprio profitto personale alla salute pubblica. Professionisti e ristoratori che lamentano perdite per 20.000 euro al mese quando anni a dietro ne scrivevano un decimo nella denuncia dei redditi, mentre sfruttavano i propri dipendenti. In tutto questo i lavoratori salariati ancora aspettano la cassa integrazione da marzo. Insomma un disastro, un disastro annunciato, prevedibile.

La pandemia ha accelerato un processo che altrimenti avrebbe avuto bisogno di qualche generazione per essere evidente: proprio su questa accelerazione vanno fatte le opportune considerazioni e vanno adottate le necessarie contromisure. Appurato che questo sistema non regge e non può continuare, ora va cambiato. Ma come? Noi non abbiamo paura di dire che ci vuole una rivoluzione.

Basta politicanti asserviti agli interessi del padronato, basta giullari che comandano: i lavoratori devono scendere in piazza in massa, occupare i posti di lavoro che chiudono e delocalizzano e pretendere un massiccio programma di potenziamento della sanità pubblica, dell’istruzione finanziato dall’esproprio senza indennizzo del padronato, di banche, del clero. Solo i lavoratori e le lavoratrici possono essere garanti della tutela della loro salute e della protezione della natura. Il capitale ha fallito, il mondo è diventato un’enorme zona rossa. Che sia il rosso della rivoluzione e non dell’emergenza. Se non si cambia ora, quando?

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