81 anni fa il patto Molotov-Ribbentrop

di Conte Ubaldo Pollini

Il sentimento di frustrazione che aleggiava in Germania dopo la capitolazione del ’18, seguita dalla perdita di numerosi territori a favore della Polonia, e dalla cessione di gran parte degli impianti produttivi e delle infrastrutture dalla Germania ai vincitori della Grande Guerra (Trattato di Versailles), furono fondamentali per il nazional-socialismo, e per l’ascesa del fascismo, in Germania, ma in generale in Europa.

Il 1° settembre 1939 alle 4.45 la Kreigsmarine da Danzica attaccò la base polacca di Westerplatte, anticipando di pochi minuti la Luftwaffe, che si scagliò contro le basi militari.

Parallelamente la propaganda nazional-socialista diffuse la notizia di un fantomatico attacco al Reich da parte di una pattuglia polacca al confine (durante il Processo di Norimberga si scoprirà che altro non erano se non condannati a morte del regime vestiti da soldati polacchi e teatralmente deposti a favore della causa). È l’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

Una settimana prima, una delegazione di diplomatici tedeschi capeggiata da Ribbentrop marciò su Mosca per celebrare con la firma di un trattato la fine di quattro mesi di negoziati. Questo patto prevedeva, oltre la spartizione della Polonia, la garanzia di una non belligeranza reciproca, la rinuncia a spalleggiare qualunque manovra di rappresaglia e la cessazione di qualunque sostegno da parte del PCUS ai -pochi rimasti- rivoluzionari tedeschi. Con il Patto Molotov-Ribbentrop l’URSS stalinista si impegnò di fatto non solo a non contrastare il fascismo, ma a rinunciare a qualunque prospettiva di una rivoluzione comunista internazionale.

Il patto prevedeva anche il disinteresse del Führer per la Scandinavia e per gli stati dell’URSS o affini, nonostante la celebre frase “ho bisogno dell’Ucraina per non morire di fame” e la teoria del Lebensraum fossero già ampiamente circolate in Europa.

Dopo la Grande Guerra, in uno scenario dilaniato dapprima dalla devastazione bellica, poi da una epidemia influenzale che uccise nel mondo 10 milioni di persone, ogni paese coinvolto aveva subito perdite grandissime, e di mano in mano che si ristabilivano gli equilibri politici maturava un sentimento di riscatto. Durante la conferenza di pace di Parigi del 1919, i vincitori della guerra stabilirono il prezzo da far pagare agli sconfitti. La Germania dovette cedere oltre ai territori di Alsazia e Lorena, ormai divenuti un simbolo del trattato, anche buona parte di suoi interessi in  Asia, compresa la scissione di alcuni trattati con la Cina, poi stipulati da altri. Un’ulteriore umiliazione deriva dallo smantellamento delle armate, e si stabilì che l’esercito non dovesse superare i 100 000 effettivi (appena sufficienti per garantire l’ordine pubblico).

IL PATTO DI “NON BELLIGERANZA” E I PROTOCOLLI AGGIUNTIVI DEL 23 AGOSTO 1939

Nel 1939, il fascismo in Europa (in particolare in Spagna, Italia e Germania) era già consolidato. L’asse Roma-Berlino condivideva già gran parte delle politiche antisemite, razziste e omofobe che hanno caratterizzato quel periodo. L’unica minaccia potenziale agli interessi di questi governi, specialmente visti i problemi causati al Generalissimo durante la Guerra Civile Spagnola, era il tanto temuto comunismo.

Nell’Italia dell’epoca, gli oppositori politici al regime di Mussolini erano già in larga parte morti o “confinati”, altri, nell’impossibilità di insorgere, appartenevano a piccoli gruppi clandestini. Il loro obbiettivo era quello di ricompattare le forze per organizzare quella che poi è stata dal 1943 la Resistenza.

In Germania la situazione era analoga, ma lo spettro continuava ad aleggiare con materiali di propaganda specialmente in alcuni settori “dove il giudaismo è ancora dilagante” (J.G.) come le università e alcuni sindacati.

La necessità sia di limitare la propaganda comunista per non ritornare al “biennio rosso”, sia di garantirsi una pace con l’URSS, spinsero l’asse a negoziare una tregua preventiva (intesa come la cessazione di ostilità politiche e diplomatiche, poiché la guerra non era ancora iniziata, e per garantirsi la neutralità dell’URSS davanti al piano hitleriano di conquista dell’Europa.)

Pianificata l’invasione della Polonia assieme a Goering e a Raeder, ed equipaggiata la marina e l’aviazione nelle giuste posizioni, restava solo da convincere Stalin a non intervenire. Nell’aprile del 1939, Ribbentrop si reca a Mosca, proponendo un trattato di non belligeranza e sostanzialmente la spartizione dell’Europa tra l’Asse e l’Unione Sovietica.

Il 23 agosto la firma. Il trattato si articola in 3 parti e in 12 articoli.

I primi 7 articoli riguardano la definizione dei rapporti tra URSS e il Reich (per estensione tutti i paesi alleati, Italia e Giappone, e tutti i territori “annessi” alla Germania). Si definisce che ogni conflittualità tra le parti dovrà essere risolta in ambito diplomatico, che le parti si impegnano a non prendere parte a coalizioni che danneggino gli interessi dell’altro firmatario, e di non intervenire nelle opposte “sfere d’influenza” (ossia la fine del sostegno dell’URSS ai comunisti europei, ed a qualunque forma di opposizione al fascismo, nonché il tacito consenso alla repressione fascista che sarà poi criminalmente portata avanti negli anni a venire.).

Il Primo Protocollo Segreto (che si compone di 4 articoli) stabilisce l’interesse russo per le repubbliche baltiche e per la Bessarabia, regione ora tra Moldavia e Ucraina, e il confine tra la Polonia tedesca e la Polonia sovietica.

Il Secondo Protocollo Segreto (un solo articolo) del 28 agosto 1939 sancisce la possibile revisione dei confini baltici qualora l’URSS lo richieda, in cambio l’area di Varsavia viene concessa al Reich.

In occasione dell’ottantunesimo anniversario del patto Molotov-Ribbentrop, vogliamo ribadire il nostro rigetto sia verso questa operazione contro-rivoluzionaria stalinista, sia verso le alleanze con i fascisti, che dopo questo trattato, sono diventate negli anni la prassi dei riformisti, da Togliatti fino ai giorni nostri.

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