Microracconti del virus – Il dubbio improvviso

Di Stefano Falai

C’è bisogno di fare la spesa, il frigorifero è vuoto. Inforco la bici, quella elettrica che va come un caccia senza fare fatica. Indosso lo scuffiotto, perché è freddo e ho pochi capelli; metto la mascherina FFP2, e parto.

Non ci sono molte persone in giro per la città, ma è logico, col virus che gira la gente non gira. La maggior parte indossa mascherine chirurgiche. Roba da poco, non come la mia che è inferiore soltanto alle FFP3; ma non c’è molta differenza. Sicuro di me raggiungo il super mercato, a testa alta, guardando gli altri come un essere superiore.

”Sono dentro una botte di ferro!” penso.

Col macellaio ho una certa confidenza, parliamo sempre di pensione, di figli e di carne; cotta alla griglia più che altro, ma anche lessata qualche volta. Indossa una mascherina che sembra fatta con un pezzo di carta igienica, a tre veli però. Gli elastici sembrano attaccati con un pezzo di scotch trasparente.

“Ma è usa e getta?” gli chiedo.

“Macché!” mi risponde. “Ce ne hanno data una sola”.

Allora, gli dico: “Tu non sai, umano, gli orrori dai quali mi ha protetto questa mascherina: esalazioni di solventi di verniciatura, raggi di saldatura sotto il sole del deserto libico e gas lacrimogeni al largo del lungomare di Genova”.

Lui mi guarda con gli occhi un po’ stretti; l’espressione del viso, data la mascherina, non c’è modo di vederla; ma è chiaro che non deve aver visto Blade Runner.

“È una mascherina vissuta” commenta, con voce tranquilla.

“Oh, sì!” gli rispondo.

Esco dal negozio. Mi sento un po’ strano, c’è qualcosa che non va, ma non capisco cosa esattamente. Mi do una scrollata alla psiche: “meglio non pensarci” mi dico.  Risalgo sulla bici e prendo la via del ritorno. Sembra che la bici sappia dove andare; è come se fosse lei a scegliere la strada. Così, la mente se ne va per suo conto a rievocare il passato.

… Nell’insegna c’è scritto – Antiinfortunistica S.R.L-. Entro e chiedo al commesso cinquanta mascherine.

“Di quale tipo?” mi chiede.

“Del tipo migliore. Di quelle che non passa niente.”

“Niente è impossibile. Però con queste, FFP2 certificate, può stare abbastanza tranquillo, filtrano al novanta per cento“, dice lui.

Uno scossone improvviso, non avevo visto un ramo di traverso sulla pista ciclabile. A momenti cadevo, solo a momenti per fortuna. Riparto e di nuovo ritorna il passato.

… Sono alla stazione, in mezzo a un folto gruppo di persone, in attesa del treno speciale per Genova. Ieri un ragazzo è rimasto ucciso in uno scontro fra manifestanti e carabinieri. Faccio l’appello e distribuisco le mascherine, tenendone una sola per me. È sabato ventuno luglio 2001.  

Mi trovo fermo sulla pista ciclabile; è come se mi fossi svegliato da un incubo. Devo avere frenato senza rendermene conto. Cerco di fare mente locale, di riordinare le idee. Poi, una vampa di terrore mi avvolge dalla testa i piedi: “Quasi vent’anni…e se fosse scaduta?”

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