Piccole storie tristi dall’era dell’arretramento della lotta operaia

Sembra quasi una piccola storia triste uscita dalle pagine di Dickens o di Zola. Se non fosse che accade ai giorni nostri, nel civilissimo anno domini 2020. Un giovane operaio, capomacchine presso la Marcegaglia di Ravenna, era stato licenziato per aver prestato il proprio badge della mensa a un collega esterno, dipendente di una ditta in appalto.

L’operaio aveva diritto a mangiare in mensa alla fine del proprio turno (senza pause), ma stava per diventare padre, quindi invece che mangiare in fabbrica tornava a casa dalla moglie, lasciando il suo pass al collega, che era in difficoltà economica. Un gesto di altruismo tra lavoratori che non immaginava scatenasse grandi conseguenze.

L’azienda invece lo ha licenziato, con scenari giuridici all’orizzonte che arrivavano persino alla truffa e all’appropriazione indebita. Ben 126,72 euro di danno… che però, considerando i buoni pasto a cui il lavoratore aveva diritto se non mangiava in mensa, si riducono alla mirabolante cifra di 6,08 euro, 19 centesimi a pasto. C’è di che far fallire un colosso dell’acciaio.

Senza contare poi che il lavoratore aveva una detrazione di 80 centesimi a pasto nella propria busta paga, quindi il pasto, insomma, in parte se lo pagava di tasca sua.

L’epilogo felice (e speriamo scontato) della vicenda vede il giudice dichiarare nullo il licenziamento e disporre il reintegro e la condanna della Marcegaglia a pagare rimborsi, risarcimenti degli stipendi e spese legali.

C’è da festeggiare? Per il lavoratore, operaio modello e persona altruista e generosa, sicuramente sì.

Questo ci fa ricordare un altro episodio, accaduto nel 2013 sempre alla Marcegaglia di Ravenna, quando un operaio di 45 anni, separato, disabile e monoreddito (affidatario di tre figli) era stato accusato di furto dall’azienda perché aveva preso da un davanzale “un paio di scarpe tutt’altro che in buono stato, inzuppate d’acqua dopo una notte piovosa”, dimenticate da un’altra operaia. Le scarpe le aveva poi, ingenuamente, regalate a una collega di una ditta esterna (a cui non erano state consegnate). Anche qui il giudice dispose il reintegro. L’operaio era in lizza per le elezioni delle RSU.

Viene da chiedersi come siano possibili vicende tanto grottesche. Dove ad essere nel mirino dell’azienda non può davvero essere il comportamento specifico del lavoratore. Le cifre in ballo, e lo dice il giudice, non sono tali da ledere quel magico e quasi mistico “rapporto di fiducia” tra datore di lavoro e operaio. Sembra che il comune denominatore tra questi due casi sia l’altruismo, spicciolo, ingenuo e umanissimo, del gesto di un lavoratore verso il collega. Quasi sia quello a dare fastidio.

Si sa. L’esternalizzazione e il sistema delle scatole cinesi delle cooperative, nelle grandi aziende italiane, Marcegaglia in primis, hanno scopi chiarissimi: il primo è ovviamente abbattere il costo del lavoro garantendo enormi risparmi al padronato, il secondo è creare lavoratori di serie A e di serie B, che magari lavorano nello stesso metro quadro, fanno spesso le stesse cose, soffrono delle stesse malattie professionali, ma sono diversi. Sono diversi per salario, tutele, diritti. Devono considerarsi specie diverse, in competizione tra loro. O almeno questo è quello che il padrone vuol far credere.

E quando si guardano, si riconoscono e magari si aiutano, il padrone, un po’, trema.

http://www.ravennatoday.it/cronaca/accusato-di-furto-il-giudice-del-lavoro-reintegra-operaio-della-marcegaglia.html
http://www.romagnanoi.it/news/ravenna/742586/Reintegrato-l-operaio-accusato-di-furto.html
https://www.corriereromagna.it/collega-pass-mensa-licenziato-operaio-marcegaglia-ravenna/
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/emilia-romagna/badge-mensa-dato-al-collega-reintegrato-loperaio-licenziato-alla-marcegaglia-a-ravenna_15021209-202002a.shtml
https://www.corriereromagna.it/ravenna-marcegaglia-condannata-annullato-licenziamento/

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