Marxismo ed ecologia – da Tiziano Bagarolo

A cura di Riflessoincondizionato

Da oggi iniziamo la pubblicazione di alcuni capitoli del libro di Tiziano Bagarolo “Marxismo ed ecologia”, pubblicato dalle Nuove Edizioni Internazionali negli anni ’80. Questa opera, pur nel suo grande significato non rappresenta che una piccola parte del contributo di Tiziano, Su questo tema particolare divenne un profondissimo teorico marxista, certo il migliore in Italia (e non solo), sapendo sempre combinare interesse e attenzione alle novità analitiche e scientifiche con la fermezza del metodo e del progetto marxista

L’ispirazione originaria del marxismo: l’unità dialettica uomo-natura

Nell’essenza del pensiero di Marx e di Engels c’è una formulazione del rapporto uomo-natura- nella società che rimane metodologicamente insuperata anche dopo un secolo e più di sviluppi delle scienze biologiche e antropo-sociali, la cui attualità deve essere pienamente rivendicata dal marxismo rivoluzionario tanto contro ogni forma di riduzionismo storicistico e/o idealistico — il quale vede il motore della storia in un rapporto uomo-uomo (cioè nella pura dialettica delle idee o in quella di una società disincarnata dalla natura) che non è più fondato materialisticamente e dialetticamente in modo inestricabile con la natura — quanto contro il riduzionismo di segno opposto che riconduce il rapporto uomo-natura a ineluttabili matrici biologiche che trascendono la mediazione storica delle forme sociali. Dalle prime formulazioni di Marx nei Manoscritti economico- filosofici del 1844 al Capitale, dall’Ideologia tedesca del 1845-46, scritta in comune da Marx ed Engels, alla Dialettica della natura, opera incompiuta del secondo, il marxismo elabora un approccio che può essere sintetizzato nella formula dell’unità dialettica dei processi naturali e dei processi sociali, storicamente determinata.

Alla base di questo punto di vista c’è, prima di tutto, l’idea fondante dell’uomo come “ente naturale”, ovvero della profonda unità uomo-natura che la storia non sopprime. Questo concetto è enunciato con grande chiarezza nei Manoscritti del 1844, opera fondamentale nella formazione del pensiero di Marx, vero e proprio crogiolo delle concezioni che prenderanno forma compiuta nelle opere successive. In essi leggiamo:

“L’uomo è immediatamente ente naturale. Come ente naturale, e ente naturale vivente, è da una parte fornito di forze naturali, di forze vitali, è un attivo ente naturale, e queste forze esistono in lui come disposizioni e capacità, come impulsi; e d’altra parte, in quanto ente naturale, corporeo, sensibile, oggettivo, è un ente passivo condizionato e limitato, come è anche l’animale, e la pianta: e cioè gli oggetti dei suoi impulsi esistono fuori di lui come oggetti del suo bisogno, oggetti indispensabili, essenziali alla manifestazione e conferma delle sue forze essenziali.” (1)

In questa affermazione del “naturalismo” di Marx rinveniamo anche il suo tratto originale: l’uomo non è solo parte passiva della natura ma anche attiva. Il rapporto tra uomo e natura non è dato una volta per tutte, ma evolve, ha una storia: “la storia è la vera storia naturale dell’uomo” (2). Il lavoro è ciò che distingue l’uomo dalle altre specie animali; una prassi consapevole che non produce solo secondo il bisogno, ma anche “secondo le leggi della bellezza” (3). Nella produzione della sua vita l’uomo opera in rapporto con i suoi simili, socialmente. Ed è l’altro uomo (la società), che aliena il lavoro dell’uomo, non la natura:

“La libera attività consapevole è il carattere specifico dell’uomo. Ma la vita stessa appare, nel lavoro alienato, soltanto mezzo di vita […] Se il prodotto del lavoro mi è estraneo, e mi sta di fronte come una potenza straniera, a chi esso appartiene allora? Se la mia propria attività non mi appartiene ma è un’estranea e coartata attività, a chi appartiene allora? […] Gli Dei non furono mai i soli padroni del lavoro. Tanto meno la natura. E quale contraddizione sarebbe anche che, viepiù l’uomo si sottomette la natura col suo lavoro, e viepiù i prodigi degli Dei sono resi superflui grazie ai prodigi dell’industria, l’uomo debba rinunciare per amore di tali potenze alla gioia della produzione e a godimento del prodotto. L’ente estraneo, al quale appartiene il lavoro e il prodotto del lavoro, al servizio del quale sta il lavoro e per il godimento del quale sta il lavoro, può essere soltanto l’uomo stesso […]. Ogni autoalienazione dell’uomo a se stesso e alla natura si palesa nel rapporto ch’egli stabilisce, di se e della natura, con un altro uomo, distinto da lui.” (4)

Questo uomo è il capitalista e “la proprietà privata è dunque il prodotto, il risultato, la necessaria conseguenza del lavoro espropriato, del rapporto estrinseco dell’operaio alla natura e a se stesso”; nello stesso tempo “essa è il mezzo col quale il lavoro si espropria, la realizzazione di questa espropriazione” (5).

La soppressione della proprietà privata diviene conseguentemente non solo la condizione della riconciliazione dell’uomo con l’uomo ma anche dell’uomo con la natura:

“Il comunismo come soppressione positiva della proprietà privata intesa come auto estraniazione dell’uomo e quindi come reale appropriazione dell’essenza dell’uomo mediante l’uomo e per l’uomo; perciò come ritorno dell’uomo per sé, dell’uomo come essere sociale, cioè umano, ritorno completo, fatto cosciente, maturato entro tutta la ricchezza dello svolgimento storico sino ad oggi. Questo comunismo s’identifica, in quanto umanismo giunto al proprio compimento, col naturalismo; è la vera risoluzione dell’antagonismo tra la natura e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo, la vera risoluzione della contesa tra l’esistenza e l’essenza, tra l’oggettivazione e l’autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l’individuo e la specie. È la soluzione dell’enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione.” (6)

Marx sembra qui anticipare una sorta di “coscienza della specie” che ha un sapore molto contemporaneo. Non è l’unico tema “profetico”. In un altro punto egli esamina l’industria (cioè l’attività produttiva che trasforma gli elementi della natura in base ai bisogni umani) come la forma di estrinsecazione delle forze naturali dell’uomo e come la base di ogni scienza. Non solo delle scienze naturali ma anche della scienza dell’uomo. Poiché l’esperienza sensibile “deve essere la base di ogni scienza”, e ogni scienza muove da un’esperienza sensibile umana vi dovrà essere una sola scienza che le comprende tutte:

“La storia stessa è una parte reale della storia naturale della umanizzazione della natura. La scienza naturale comprenderà un giorno la scienza dell’uomo, come la scienza dell’uomo comprenderà la scienza naturale: non ci sarà che una sola scienza.” (7)

È un programma che si apparenta a quello che si va facendo strada, come esigenza, nelle scienze contemporanee, e che si fonda sul presupposto della fondamentale unità dell’uomo nei suoi diversi aspetti: biologico, storico sociale, culturale.

Note

  • K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Editori Riuniti, Roma 1977, p. 267.
  • K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Editori Riuniti, Roma 1977, p. 269.
  • K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Editori Riuniti, Roma 1977, p. 200.
  • K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Editori Riuniti, Roma 1977, pp. 201-201.
  • K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Editori Riuniti, Roma 1977, pp. 203.
  • K. Marx, Manoscritti economico-filosofici, Einaudi, Torino 1970, p. 111.
  • K. Marx, Opere filosofiche giovanili, Editori Riuniti, Roma 1977, p. 233.
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