Il gioco di Gerald (il Capitale)

“L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che entra realmente in possesso della collettività dei paesi moderni è il debito pubblico“
Karl Marx

Sembra che gli scritti di Marx li abbiano introiettati solo i capitalisti, che attraverso i loro lacchè (la classe politica), illudono le masse, si pongono come la soluzione ai problemi da loro stessi creati. I lacchè da parte loro sono parte attiva, un corpo vivo, una faccia da esporre per ogni occasione, fino al male estremo (l’avvento di un dittatore). In realtà il capitale non vorrebbe ricorrere alle manieri forti, vorrebbe far credere che le alternanze dei governi di centrodestra o centrosinistra sia la soluzione, la massima espressione della democrazia, la scelta ponderata di ogni buon cittadino o lavoratore, ovviamente quest’ultimo ha annullato di fatto il concetto di classe, da piccolo borghese come il capitale ci ha ridotti rendendo accessibile tutto a tutti, incentivando la proprietà privata, ovviamente comprata a rate. Quindi il capitale ricorre il più delle volte a facce serene e rassicuranti, a volte facce nuove, qualche volta ancora ma raramente, a facce dure perché nonostante il principio enfatico di democrazia, quando ci vuole il pugno duro, ci vuole e chi meglio di un padre-padrone?

Ogni essere umano ha le sue vocine interne che gli consigliano di tacere, di non pensare, di conformarsi alla massa, in fondo qualcosa di buono ancora c’è, ma a volte c’è la mente pensante che fa saltare il banco, che proprio non si adatta ai novelli Gerald. Questi ultimi però conoscono bene le dinamiche del gioco e allora trovano il modo per legarci, facendoci credere che sia tutto un gioco. Il disegno è perfetto, la tela è finita, pagate il biglietto e godetevi lo spettacolo: il debito pubblico aumenta anno dopo anno, l’istruzione e la sanità completamente annullate ,libri di testo completamente sovvertiti, chapeau il capitale ha dato scacco matto. Ovviamente le cose più sono ovvie più resta difficile capirle, infatti siamo tutti d’accordo, se si alzano muri, se il più povero ci sta il più lontano possibile, se in Libia ci sono lager, l’importante è la nostra sopravvivenza. Ma questa improvvisamente verrà cambiata da un cane che entrerà a mangiare i nostri avanzi, mentre noi assisteremo impotenti allo scempio da noi stessi creato, e dopo la carogna mangerà i nostri pensieri, il nostro inconscio, fino all’annullamento totale. Appurato ciò possiamo certamente asserire che solo la ribellione sia la soluzione, ma noi ci siamo fatti consapevolmente incatenare, resta solo da capire che il capitale non ha niente da offrire, se non morte e distruzione. Infatti disbosca intere foreste, annienta materie prime, inquina il sottosuolo, avvelena i mari, ha la distruzione del pianeta come fine ultimo, in nome del profitto. Il gioco di Gerald in ultima analisi è abbastanza chiaro, saremo cosi furbi da non sottostare al suo volere?

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