Grande successo dell’assemblea unitaria delle sinistre di opposizione – video

L’assemblea nazionale unitaria delle sinistre di opposizione, tenutasi a Roma il 7 dicembre al Teatro de’ Servi, è stata un vero successo.
Lo è stata innanzitutto in termini di partecipazione. Un teatro stracolmo, un centinaio di compagni e compagne che non sono riusciti fisicamente ad entrare in teatro per le disposizioni di sicurezza dei gestori del teatro stesso. Complessivamente oltre quattrocento compagni e compagne, quasi il doppio delle previsioni migliori.

La composizione dei presenti ha visto, oltre ai militanti delle tre organizzazioni promotrici, un settore significativo di compagni e compagne senza partito, attivisti sindacali e di movimento, compagni della diaspora della sinistra politica e segnatamente di provenienza Rifondazione. Una discreta presenza di giovani, una (purtroppo) limitata presenza femminile (ma non negli interventi).

La presidenza dell’assemblea è stata composta dalle tre organizzazioni promotrici (Marco Ferrando per il PCL, Mauro Alboresi per il PCI, Franco Turigliatto per SA) e dalla compagna Imma Barbarossa (in rappresentanza della minoranza del PRC che si è impegnata per la promozione dell’assemblea). Dopo la relazione introduttiva unitaria tenuta dal nostro portavoce nazionale Marco Ferrando, tredici sono stati gli interventi delle organizzazioni politiche nazionali promotrici (PCL, PCI, SA) e aderenti (Democrazia Atea con Carla Corsetti, Potere al Popolo con Giorgio Cremaschi, il PRC con Maurizio Acerbo, poi Fronte Popolare, Città Futura, Partito del Risorgimento Socialista, CARC, PMLI, Partito del Sud, Resistenze Internazionali). È intervenuta autonomamente in rappresentanza della minoranza di sinistra del PRC Eleonora Forenza. Erano presenti e sono intervenute organizzazioni interlocutrici sul fronte sindacale (l’area di opposizione CGIL “Riconquistiamo tutto” con Eliana Como e il SiCobas). Non ha potuto intervenire il segretario nazionale di SGB, Massimo Betti, perché purtroppo non è riuscito a entrare in teatro. È intervenuta una compagna del movimento di lotta contro l’autonomia differenziata. Sono intervenuti un operaio delegato della Whirlpool, una lavoratrice di Unicredit e il nostro compagno del PCL, operaio della FCA di Cassino, Luigi Sorge. Nel complesso ventuno interventi intensi e partecipati dal pubblico, in un clima di generale entusiasmo. Un clima condiviso innanzitutto dalle organizzazioni promotrici.

Non solo. L’assemblea ha registrato un crescendo di adesioni locali di organizzazioni, collettivi, strutture politiche, associative, di movimento che misura la domanda di unità d’azione che l’iniziativa ha polarizzato e tradotto. Per i limiti orari imposti dal teatro ospitante, non hanno potuto intervenire direttamente i collettivi locali che avevano fatto richiesta, che avranno però la possibilità di pubblicare sugli spazi social del fronte unitario i loro contributi, osservazioni, proposte. Tutte le energie ad ogni livello dovranno essere raccolte ed investite nell’azione comune.

IL PERCORSO CHE HA PORTATO AL 7 DICEMBRE

L’assemblea del 7 dicembre è lo sbocco di un percorso tenacemente perseguito.
Il Partito Comunista dei Lavoratori si è speso dai primi di settembre per costruire un fronte d’azione unitario di opposizione al nuovo governo e alla destra.
Nel momento stesso in cui Sinistra Italiana si coinvolgeva nel governo in cambio di un sottosegretariato, la burocrazia CGIL si comprometteva direttamente col nuovo esecutivo nel nome della ritrovata concertazione, il PRC si attestava inizialmente su una posizione di “né aderire né sabotare”, il nostro partito ha proposto pubblicamente la linea dell’opposizione di classe al nuovo governo come linea discriminante di raggruppamento a sinistra sul terreno dell’unità d’azione. (vedi l’appello “Per un’iniziativa unitaria di mobilitazione contro il governo Conte di tutte le sinistre di opposizione”).

L’appello nostro era rivolto sia alle organizzazioni politiche della sinistra di opposizione sia alle organizzazioni o tendenze sindacali classiste. Sul versante sindacale alcune organizzazioni classiste si sono rese subito disponibili alla interlocuzione (come l’area di opposizione CGIL, il SGB, il SiCobas) e infatti sono intervenute il 7 dicembre. Sul versante politico, hanno opposto il proprio no il PC di Rizzo, con motivazioni autocentrate e settarie, e Sinistra Classe Rivoluzione. Si sono invece aperte al confronto Sinistra Anticapitalista, che già aveva ipotizzato un’assemblea comune autunnale, il Partito Comunista Italiano (PCI), Potere al Popolo, Democrazia Atea, la minoranza di sinistra del PRC. Con queste organizzazioni si è sviluppato un quadro di riflessione, prima con incontri bilaterali e poi con una discussione comune, per la definizione delle basi politiche e delle forme organizzative dell’azione unitaria. Numerosi i problemi incontrati: (legittime) discussioni e divergenze interne ad alcuni partiti coinvolti, differenze di opinioni sulle forme di convocazione dell’iniziativa unitaria (il ruolo maggiore o minore dei partiti nella sua promozione), le finalità del fronte comune (proiezione elettorale o unità di lotta), e soprattutto il nodo del rapporto con Rifondazione Comunista (tra rifiuti pregiudiziali di un suo coinvolgimento e un’assoluzione politica preventiva delle sue contraddizioni verso il governo).

L’IMPOSTAZIONE DEL PCL

In tutte queste discussioni preparatorie il PCL ha sostenuto una posizione netta: definizione del terreno di iniziativa unitaria come terreno di unità d’azione nella lotta di classe e nei movimenti sociali, fuori da ogni logica elettorale o di proposizione di nuovi soggetti politici; rifiuto di ogni pregiudiziale verso il PRC sul terreno dell’unità d’azione ma anche contro una frettolosa rimozione della sua prolungata ambiguità politica verso il governo Conte due e verso Sinistra Italiana (tema oltretutto oggetto per una fase di un’importante battaglia politica interna al PRC da parte della sua minoranza di sinistra); una chiara assunzione di responsabilità delle organizzazioni politiche di opposizione nella promozione della iniziativa comune, fuori da ogni finzione scenica “sociale e movimentista”.

L’assemblea nazionale del 7 dicembre, la sua promozione, la sua discussione, i suoi sbocchi, ci paiono in piena sintonia con questa impostazione. La relazione di apertura di Marco Ferrando e le conclusioni di Mauro Alboresi, così come l’intervento di Franco Turigliatto di Sinistra Anticapitalista, hanno definito quattro campagne unitarie nazionali a favore di rivendicazioni caratterizzanti: riduzione progressiva dell’orario a parità di paga, la vera nazionalizzazione delle aziende che licenziano e inquinano, la cancellazione dei decreti sicurezza, il ritiro delle truppe da tutte le missioni militari. A questo fine è stata promossa la costituzione di un coordinamento nazionale unitario delle sinistre di opposizione come strumento di gestione dell’unità d’azione. Un coordinamento aperto a tutte le organizzazioni disponibili a una battaglia comune di opposizione dal versante dei lavoratori e delle lavoratrici, con una proiezione attiva sui territori. Da qui un percorso di assemblee aperte su scala locale sino a una giornata di mobilitazione nazionale comune a fine gennaio.

AUTONOMIA POLITICA E UNITÀ D’AZIONE

Torneremo più ampiamente sulle prospettive del 7 dicembre. Ma alcune prime considerazioni si impongono.

Il successo di partecipazione e di entusiasmo registrati dall’assemblea nazionale danno slancio alla iniziativa unitaria e mettono alla prova le organizzazioni promotrici e coinvolte.
Il PCL sarà impegnato da ora a costruire il fronte unitario d’azione a partire dai territori, fuori da ogni logica di primogenitura, di preclusioni, di veti, e con l’unica preoccupazione di costruire il fronte più ampio possibile sul terreno dell’opposizione sociale di classe. Una unità d’azione tra organizzazioni diverse dell’avanguardia in funzione del rilancio di un fronte di massa: l’unica via per alzare un argine contro la destra, ribaltare i rapporti di forza, aprire il varco di un’alternativa anticapitalista.

Nessuno si nasconde le difficoltà. Difficoltà legate all’arretramento profondo del movimento operaio, al crollo della sinistra politica, alla sproporzione tra i mezzi disponibili e gli scopi ambiziosi che ci poniamo. Ma tanto più per queste ragioni, l’assemblea del 7 dicembre ha un significato importante: rappresenta un elemento di controtendenza rispetto alla dinamiche di frammentazione dell’iniziativa di lotta, e a volte di incomunicabilità tra organizzazioni all’interno stesso dell’avanguardia; consente a organizzazioni diverse ma anche a tanti compagni e compagne senza partito di trovare una comune trincea di lotta e di iniziativa.

Il rispetto dell’autonomia politica di ogni soggetto e al tempo stesso la ricerca della battaglia comune contro un avversario comune non debbono essere messi in contrapposizione tra loro, ma semmai in relazione feconda. “Marciare separati, colpire insieme” ha detto il compagno Marco Ferrando nel riassumere in termini leninisti il significato che ha per noi questa esperienza di fronte unico. È il criterio cui ci atterremo.

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