Lenin: L’estremismo, malattia infantile del comunismo

“Nessun compromesso”?
(capitolo 8)
[…] Naturalmente a rivoluzionari molto giovani e inesperti, come pure a rivoluzionari piccolo/borghesi, anche se di età veneranda e molto esperti, sembra straordinariamente “pericoloso”, incomprensibile, sbagliato, “permettere i compromessi”. E molti sofisti (che sono politicanti “superesperti” o troppo “esperti”) ragionano proprio come i capi inglesi dell’opportunismo ricordati dal compagno Lansbury: “Se ai bolscevichi si permette questo compromesso, perché non si permette a noi qualsiasi compromesso?”. Ma i proletari che si sono educati a traverso ripetuti scioperi (per prendere questa sola manifestazione della lotta di classe), assimilano di solito mirabilmente la profondissima verità (filosofica, storica, politica, psicologica) esposta da Engels. Ogni proletario ha partecipato a qualche sciopero, ha sperimentato qualche “compromesso” con gli odiati oppressori e sfruttatori quando gli operai dovevano riprendere il lavoro o senza avere ottenuto nulla o accettando un parziale soddisfacimento delle loro rivendicazioni. Ogni proletario, grazie alla situazione della lotta delle masse e al forte inasprimento dei contrasti di classe in cui egli vive, osserva la differenza fra un compromesso imposto dalle condizioni obiettive (la cassa degli scioperanti è povera, essi non ricevono aiuti, hanno sofferto la fame e sono estenuati fino all’impossibile), cioè fra un compromesso che non pregiudica affatto, negli operai che lo concludono, la devozione rivoluzionaria e la volontà di continuare la lotta, e il compromesso dei traditori, che scaricano sulle cause obiettive il loro panciafichismo (anche i crumiri concludono dei “compromessi”!), la loro vigliaccheria, il loro desiderio di ingraziarsi i capitalisti, la loro arrendevolezza di fronte alle intimidazioni, talvolta di fronte alle lusinghe, talvolta di fronte all’adulazione, talvolta di fronte alle elemosine dei capitalisti. (Tali compromessi di traditori sono particolarmente numerosi nella storia del movimento operaio inglese, ad opera dei capi delle trade unions inglesi, ma quasi tutti gli operai hanno osservato in tutti i paesi in una forma o nell’altra fenomeni analoghi).
87)Si intende che ci sono casi singoli, straordinariamente difficili e intricati, nei quali soltanto con grandissimi sforzi si riesce a determinare giustamente il carattere reale di questo o di quel “compromesso”, come ci sono casi di omicidio nei quali non è facile decidere se si tratti di un omicidio giustificato o magari necessario (ad esempio per legittima difesa), o di una imperdonabile negligenza, o magari di un piano astuto sottilmente messo in opera. Si intende che in politica, dove si tratta talvolta di rapporti reciproci estremamente complicati -nazionali e internazionali- tra classi e partiti, ci saranno molti casi di gran lunga più difficili del “compromesso” legittimo in caso di sciopero o del “compromesso” proditorio del crumiro, del capo traditore, ecc. Fabbricare una ricetta o una regola generale (“nessun compromesso”!) che serva per tutti i casi, è una scempiaggine. Bisogna che ognuno abbia la testa sulle spalle, per sapersi orientare in ogni singolo caso. L’importanza dell’organizzazione di partito e dei capi di partito che meritano questo appellativo, consiste per l’appunto, tra l’altro, nell’elaborare -mediante un lavoro lungo, tenace, vario, multiforme di tutti i rappresentanti pensanti di una data classe* -le cognizioni necessarie, la necessaria esperienza e -oltre le cognizioni e l’esperienza- il fiuto politico necessario per risolvere rapidamente e giustamente le questioni politiche complicate.
88)Persone ingenue e affatto inesperte immaginano che basti riconoscere l’ammissibilità dei compromessi in genere per cancellare ogni barriera tra l’opportunismo, contro il quale conduciamo e dobbiamo condurre una lotta implacabile, e il marxismo rivoluzionario o comunismo. Ma tali persone, se ancora non sanno che tutti i limiti, nella natura come nella società, sono mobili, e fino a un certo punto convenzionali, non possono trarre nessun giovamento, se non da una lunga opera di istruzione, educazione, studio, esperienza politica ed esperienza della vita. Nelle questioni pratiche della politica che si pongono in ogni singolo momento o in un momento storico specifico, è importante saper discernere le questioni nelle quali si manifesta la forma principale di compromessi inammissibili, proditori, che incarnano l’opportunismo esiziale alla classe rivoluzionaria, e far convergere tutte le forze a smascherarli, a combatterli. Durante la guerra imperialista del 1914-1918, tra due gruppi di Stati egualmente rapaci e predoni, il social/sciovinismo, cioè l’appoggio alla “difesa della patria”, che equivaleva in realtà, in una guerra di tal fatta, alla difesa degli interessi briganteschi della “propria” borghesia, fu appunto la forma capitale, fondamentale dell’opportunismo. Dopo la guerra, la difesa della rapace “Società delle Nazioni”, la difesa delle alleanze dirette o indirette con la borghesia del proprio paese contro il proletariato rivoluzionario e il movimento “sovietico”; la difesa della democrazia borghese e del parlamentarismo borghese contro il “potere dei Soviet”, furono le più importanti manifestazioni di compromessi inammissibili e proditori, i quali, nel loro complesso, rappresentavano un opportunismo esiziale per il proletariato rivoluzionario e per la sua causa.
89)”…Bisogna respingere nel modo più energico qualsiasi compromesso con altri partiti…ogni politica di destreggiamento e di accordi”, scrivono i “sinistri” tedeschi nell’opuscolo di Francoforte.
90) C’è da stupirsi che questi “sinistri”, con queste opinioni, non pronuncino una recisa condanna del bolscevismo! Non è infatti possibile che i “sinistri”, tedeschi non sappiano che tutta la storia del bolscevismo, prima e dopo la Rivoluzione di Ottobre, è piena di casi di destreggiamenti, di accordi, di compromessi con altri partiti, compresi i partiti borghesi!
91) Condurre la guerra per il rovesciamento della borghesia internazionale, guerra cento volte più difficile, più lunga e più complicata della più accanita delle guerre abituali tra gli Stati, e rinunciare in anticipo e destreggiarsi, a sfruttare gli antagonismi di interessi (sia pure temporanei) tra i propri nemici, rinunciare agli accordi e ai compromessi con dei possibili alleati (sia pure temporanei, poco sicuri, esitanti, condizionati), non è cosa infinitamente ridicola? Non è come se nell’ardua scalata di un monte ancora inesplorato e inaccessibile, si rinunciasse preventivamente a far talora degli zigzag, a ritornare qualche volta sui propri passi, a lasciare la direzione presa all’inizio per tentare direzioni diverse? E alcuni membri del Partito comunista olandese hanno potuto appoggiare -poco importa se direttamente o indirettamente, se apertamente o di nascosto, in tutto o in parte- della gente così poco cosciente e tal segno inesperta!! (E meno male se ciò si spiega con la loro gioventù: da giovani Dio stesso vuole che, per un certo tempo, si dicano simili sciocchezze!).
92)Dopo la prima rivoluzione socialista del proletariato, dopo l’abbattimento della borghesia in un paese, il proletariato di questo paese resta per molto tempo più debole della borghesia, anche semplicemente a causa dei formidabili legami internazionali della borghesia, poi a causa della ricostruzione, della rinascita spontanea e continua del capitalismo e della borghesia ad opera dei piccoli produttori di merci nel paese stesso che ha abbattuto il dominio borghese. Si può vincere un nemico più potente soltanto con la massima tensione delle forze e alla condizione necessaria di utilizzare nella maniera più diligente, accurata, attenta, abile, ogni benché minima “incrinatura” tra i nemici, ogni contrasto di interessi tra la borghesia dei diversi paesi, tra i vari gruppi e le varie specie di borghesia nell’interno di ogni singolo paese, e anche ogni minima possibilità di guadagnarsi un alleato numericamente forte, sia pure temporaneo, incerto, incostante, instabile, infido, non incondizionato. Chi non ha capito questo, non ha capito un acca né del marxismo, né del moderno socialismo scientifico in generale.

*in ogni classe, anche la più progredita e dotata di un poderoso slancio, anche nel paese più colto, finché vi saranno le classi, vi saranno rappresentanti della classe stessa che non pensano e non sono capaci di pensare. Se non fosse così il capitalismo non sarebbe un capitalismo oppressore della masse (nota di Lenin)

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