Scienza e politica: un rapporto che non può essere neutro.


Di Riflessoincondizionato

Un gruppo di scienziati e giornalisti ha recentemente lanciato un appello alle forze politiche:” la scienza al servizio della democrazia”, affinché il Parlamento si doti di un Comitato per la scienza e la tecnologia.

Ne proponiamo la sintesi. “Dalla salute all’energia, dalla privacy on line, alla sicurezza internazionale, la scienza e la tecnologa sono parte integrante delle decisioni politiche nelle società contemporanee. Quindi è necessario che anche il parlamento Italiano, come avviene in altre democrazie avanzate, si doti di una struttura che garantisca un servizio efficiente a sostegno dell’attività legislativa….
Vi sono molti casi che suggeriscono il bisogno di un ufficio parlamentare di consulenza scientifica in Italia. Si pensi a leggi di primaria importanza come le politiche energetiche e ambientali, le infrastrutture e le telecomunicazioni, le politiche sanitare e gli inevitabili risvolti etici. Pensiamo al problematico dibattito sulle vaccinazioni, alla sperimentazione animale e alla lunga sequela di -cure miracolose-, dal caso Di Bella alla cura -Vannoni-, che hanno prodotto uno scontro nel quale la scienza è stata messa da parte ai danni dei cittadini….
Questi uffici possono avere sia un ruolo reattivo, fornendo consulenze su questioni particolari, su richiesta dei parlamenti, sia proattivo, nel senso che si occupano di approfondire e proporre temi su cui gli organi parlamentari sono chiamati a esprimersi….
Nel contesto del dibattito democratico, la disponibilità di informazioni scientifiche attendibili, coerenti e sistematiche è essenziale come base per la presa di decisioni equilibrate ed efficienti….
In molte democrazie al mondo consulenti scientifici, esperti esterni e interni ai Parlamenti preparano note informative o rapporti di studio, in modo da offrire ai rappresentanti dei cittadini un chiaro panorama sullo stato del dibattito e degli attuali confini della conoscenza scientifica per ogni possibile oggetto di deliberazione….
Dal nostro punto di vista di persone attive nella scienza, nell’informazione e attente alla politica ci appelliamo a tutte le forze politiche e sociali perché il Parlamento italiano di doti di un tale servizio, indipendente e al servizio della democrazia, per permettere decisioni solide per il futuro del nostro paese.”

Gli scienziati sono persone eccezionali e i giornalisti svolgono un ruolo importante. Entrambe le categorie meritano rispetto quando svolgono onestamente il loro lavoro, nel senso che anche il dott. Mengele era un ottimo scienziato e alcuni giornalisti fanno propaganda più che informazione. Detto questo, mi sarei aspettato di trovare in questo appello un filino di consapevolezza in più, meno ingenuità e retorica della democrazia. Non c’è dubbio che, specialmente in Italia, gli scienziati, come gli intellettuali del resto, vengano ignorati dai politici, ma forse dipende anche da loro; dal fatto che la ricerca, l’università e l’informazione vivono di finanziamenti pubblici, per cui la prudenza è d’obbligo. Inoltre, la comunità scientifica se da una parte è costretta alla collaborazione, perché è necessaria una forte interrelazione per ottenere risultati, dall’altra i singoli scienziati sono politicamente affini a idee politiche diverse, magari opposte e contrarie. Ma tutto questo è logico e non c’è da stupirsene, perciò il problema della scarsa influenza della scienza nelle scelte politiche va approfondita e cercata altrove.
Occorre premettere che la scienza è neutra solo in teoria, nel senso che ogni scoperta è potenzialmente un bene per l’umanità, ma in pratica i campi della ricerca sono talmente vasti, numerosi e costosi che scegliere è obbligatorio e la scelta riguarda la politica. Ad esempio c’è una bella differenza fra finanziare le grandi opere, strade, ponti, megastrutture di ogni genere, e ripristinare il territorio degradato con una serie di interventi ecologici: risparmio energetico, interventi antisismici, mobilità a basso impatto ambientale eccetera. In entrambi i casi occorrerebbero grandi risorse e le conseguenze sociali, nel privilegiare una scelta invece che l’altra, sarebbero estremamente diverse. In questa fase di emergenza economica, alla quale si aggiunge una crisi ambientale storicamente inedita e ormai conclamata, risulta evidente la contraddizione fra crescita economica ed emergenza ambientale si avvicina ad una fase risolutiva.

Da una parte la scienza, che ultimamente a fatto passi da gigante, dall’altra la spaventosa inadeguatezza delle classi dirigenti a comprenderne il senso. Insomma, sono sicuri gli scienziati, sottoscrittori di questo appello, che a mettersi al servizio di Salvini e al suo socio stellato farebbero un buon servizio alla scienza e agli Italiani?

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