Dall’alienazione alla spremitura: l’evoluzione dell’operaio

Sono numerosi i miglioramenti che la classe padronale vorrebbe ottenere: oltre all’abbassamento delle tasse, gli industriali vogliono incrementare sempre più i propri profitti, ovviamente sulla pelle dei lavoratori, con la scusante che devono essere competitivi sul mercato.

In altre parole mirano a una riduzione dell’assenteismo, alla diminuzione dei tempi morti, aumento della produttività in tempi minori.

Molteplici sono i metodi lavorativi  finalizzati a questo scopo, citiamo ad esempio il metodo 5S, il metodo Kaizen (cambiamento e rinnovamento), il metodo BBS (analisi sul comportamento ai problemi della sicurezza sul lavoro) e tutti quei sistemi di lean management (come quelli offerti ad esempio dalla Lenovys) che si applicano sui luoghi di lavoro.

Il padronato ovviamente applica questi metodi per garantirsi lauti guadagni. Tuttavia, attraverso un vero e proprio lavaggio del cervello nei confronti dei lavoratori, vuole dare a intendere che tutti questi miglioramenti porteranno benefici ai lavoratori stessi, che rischieranno meno infortuni e lavoreranno “meglio”. Chiaramente nessuno ha nulla in contrario a ridurre gli infortuni sul lavoro, se solo dietro queste misure non ci fosse in realtà un altro fine, ossia scaricare la responsabilità degli infortuni sui lavoratori stessi.

L’industria 4.0 sta creando degli automi, standardizza ogni aspetto del lavoro, abolendo la professionalità del lavoratore, riducendolo ad un numero di matricola.

Con l’introduzione del salario variabile nella contrattazione collettiva di fatto il salario non aumenterà più, tutto si risolverà con qualche benefit una tantum (esentasse per il padrone).

Un esempio è l’istituzione in tantissimi posti di lavoro di un fondo sanitario privato, ideato con la scusa che ne possano usufruire i lavoratori  e i loro famigliari, mentre chi ci guadagna sono enti esterni privati (cliniche, ospedali, dentisti), che lavorano in convenzione e spesso erogano a fatica i servizi richiesti. Il tutto a discapito della sanità pubblica e di un welfare veramente universale. Sottoscrivere questi contratti, appaltare esternamente la salute e il benessere, serve solo alle burocrazie sindacali per la propria sopravvivenza e alla sanità privata che ci guadagna, non certo al lavoratore e alla sua famiglia.

Ogni governo che si instaura, che sia di “centro-sinistra”, centro-destra o l’attuale maggioranza giallo verde, è per i lavoratori una minaccia alla loro professione, ai loro diritti e ora persino alla loro salute. Gli interventi da parte della politica nella vita dei lavoratori sono tutti tesi a togliere diritti e peggiorare le condizioni di lavoro (abolizione dell’articolo 18, l’abbassamento del costo dell’INAIL, salari, precarizzazione, ecc.).

Tanti lavoratori e lavoratrici, alla catena di montaggio, tutti i giorni passano  8 ore a ripetere gli stessi gesti, intrappolati in un modo di produzione teso a spremerli fino all’ultima goccia di sangue e sudore. Non più persone, ma “risorse”, non più lavoro ma “produzione”, non più sfruttamento ma “ottimizzazione”.

Con questi metodi organizzativi miracolosi, i facchini, gli asfaltisti o semplicemente i metalmeccanici e tutti i lavoratori salariati vengono abbindolati, giorno dopo giorno prendono delle fregature dalla classe padronale.

Una critica è doverosa anche a tutti quegli operai che abbassano la testa anziché lottare, accettando tutti i dettami che vengono imposti dai superiori e dai proprietari degli impianti, forti delle leggi che i padroni si sono fatti fare dai governi compiacenti.

La questione è facile da capire: la contrattazione sta investendo sempre più aree personali della vita del lavoratore (beni accessori, sanità), invece di aumenti concreti del salario. Inoltre non passa più per le categorie professionali ma diventa sempre più individuale. Tutto ciò non è altro che un modo per dividere i lavoratori facendo credere che tu, operaio, sia importante per l’azienda, che questa abbia a cuore la tua salute (e quella dei tuoi cari) e la tua sicurezza. Proprio così si costruiscono i ruffiani, operai conniventi che controllano e denunciano i loro pari, credendo di essere parte di un progetto non appartiene loro, anzi è consapevolmente contro di loro. Quante volte avete sentito ripetere il padrone che “siamo tutti una grande famiglia”?

Un’enorme responsabilità (va detto) ce l’hanno le burocrazie sindacali, ormai totalmente appiattite sul proprio ruolo di dispensatrici di servizi (a pagamento). Smettendo di portare avanti le rivendicazioni dei lavoratori (contratti nazionali o di secondo livello, leggi nazionali sul lavoro dipendente, pubblico e privato) hanno reso i salariati carne da macello.

Da un ventennio a questa parte la guerra contro i lavoratori ha visto un susseguirsi di passaggi tragici: questo governo LEGA-M5S ha criminalizzato il blocco stradale, che durante le proteste non sarà più possibile effettuare senza subire processi penali, fuorilegge è diventata anche l’occupazione delle aziende durante le lotte, tutti provvedimenti già visti durante il fascismo. Tanti altri ce ne saranno se i lavoratori non prenderanno coscienza di quanto è stato loro tolto e non si decideranno a lottare per i propri diritti.

Non è più possibile stare solo in difesa e subire tutto ciò, dobbiamo invertire la rotta e cancellare la minoranza di sfruttatori che ci deruba, ci opprime e ci calpesta.

I salariati devono prendere coscienza che il capitalismo, al netto delle illusioni individualistiche, non ha niente da offrire se non miseria, fame e sfruttamento.

Solo scrollandosi di dosso questa passività e ricominciando percorsi di lotta a partire dal proprio posto di lavoro si possono contrastare queste azioni distruttive per la salute dei lavoratori (aumento sfrenato della produttività, privatizzazione della sanità, scaricabarile del rischio, peggioramento delle condizioni psicofisiche di lavoro).

QUINDI NON RASSEGNATEVI: SE SI COMBATTE SI PUÒ VINCERE O PERDERE, MA SE NON SI COMBATTE ABBIAMO GIA’ PERSO.

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