Manifestazioni sul clima: che climax?

Di Falaghiste

Sabato scorso, per la mobilitazione “sul clima”, in piazza c’erano i figli di tutti. E perciò hanno ricevuto la benedizione di tutti: del Papa, del Presidente della Repubblica, dei presidi delle scuole e degli insegnanti, dei sindacati e degli agenti delle forze dell’ordine, questi ultimi solidali e tranquilli come non mai.  Insomma, tutti questi ragazzi gioiosamente incazzati: “hanno dato una scossa agli adulti, chiedendo alla politica di adottare gli interventi necessari per salvare il pianeta”. E la politica ha risposto unanimemente: “ Che belli questi ragazzi! E hanno ragione, d’altronde il nostro partito è sempre stato attento alla politiche ambientali, anzi le nostre proposte di legge….”

Anche la Lega, notoriamente ostile alle problemi ambientali, non ha fatto polemiche: “Tanto domani 

sarà uguale a prima”, avranno pensato. Qualcuno addirittura ha parlato di un nuovo sessantotto, del risveglio di  intere generazioni di giovani, dai quattordicenni agli oltre ventenni.

Sarà davvero così? Questi ragazzi e ragazze salveranno davvero la Terra? E come faranno? Visto che, in contemporanea,  la maggioranza delle forze politiche e tutte le parti sociali (imprenditoriali e sindacali) non vedono l’ora di riattivare i cantieri bloccati, dalla burocrazia dicono. Mentre riguardo a una politica ambientale neanche l’ombra, a parte incentivi ridicoli per l’acquisto di apparecchiature ecologiche, che servono soltanto a ingrassare le aziende e impoverire i bilanci pubblici.

Non ci sono dubbi che questa mobilitazione abbia creato, o meglio concretizzato una sensibilità di massa latente su un problema reale di portata epocale, ma in che misura  riuscirà a trasformarsi in una forza autonoma dal potere politico attuale, con un proprio programma e una propria cultura?

Il sessantotto fu un movimento ostile al capitalismo, nel quale i soggetti coinvolti avevano dei solidi riferimenti all’antifascismo e alla storia del movimento operaio  e gli anni più fecondi furono proprio quelli in cui il movimento studentesco si unì al movimento operaio: generazioni diverse, nelle prospettiva di una società diversa, di liberi e uguali. Quali sono le fonti  di ispirazione di questi ragazzi? La decrescita felice, forse? Oppure la borghesia ecologista che spera di rilanciare i profitti con una specie di new deal ambientalista? Ancora non è chiaro, per il momento questo movimento è interclassista, genericamente antagonista, molto strumentalizzabile  e teneramente ingenuo; come è logico che sia. Comunque, è ancora presto per dire, può darsi che tutto scompaia come una bolla di sapone: ancora troppo deboli sono i segnali. Il passo da fare è ancora molto lungo: dovrebbe diventare evidente che concepire  un mondo in armonia con l’ambiente significherebbe realizzare una società che programma il suo divenire sulla base della collaborazione sociale (per produrre  ciò che serve e non solo ciò che crea profitto); e relativamente la distruzione dell’ economia di mercato. Cioè, fare la rivoluzione, la rivoluzione eco socialista. E la rivoluzione non è una passeggiata per boy-scout, checché ne dicano il Papa, il Presidente  della Repubblica e i loro associati col portafoglio rigonfio.

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