Manifesto della rivoluzione ecosocialista

1) Eco-comunismo contro turbo-capitalismo: la conoscenza contro il delirio di onnipotenza.

1a) La contraddizione capitale-ambiente rivela l’inefficienza del sistema capitalista di produzione, che viene spacciato come il più efficace per il progresso dell’ umanità. In realtà, esso è il migliore per produrre denaro, il capitale, ma non per produrre i beni necessari alla qualità della vita. Tale contraddizione, insieme a quella fra –capitale e lavoro, dimostra la necessità di una produzione pianificata, in proprietà e controllo comune.

1b) Relativamente, il rapporto fra critica economica e critica eco-logica al capitale diventa uno strumento politico imprescindibile per configurare una società liberata dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’ umanità sulla natura: il comunismo; che già definiamo come -Il governo dell’equilibrio-.

Siamo convinti che quanto segue, non definitivo e tanto meno esaustivo, possa fornire una nuova riflessione, entro la quale rilanciare l’idea e il programma socialista; non già in senso idealistico (utopico), ma, concretamente applicabile e comprensibile alle masse sfruttate della società globalizzata.

2) Scienza e tecnologia nella società capitalista.

2a) Il tempo odierno è dei tecnocrati. Gli economisti, i banchieri e gli industriali si atteggiano a scienziati e come tali vengono socialmente riconosciuti. Dopo secoli di lotta, fra ragione e oscurantismo clericale, fra scienza e superstizione, nessuno osa più osteggiare apertamente la conoscenza dei principi che regolano la natura. Addirittura, la scienza e la tecnologia sono normalmente considerate neutre rispetto ai conflitti che dilaniano l’umanità . Ma, dalla diffidenza verso la razionalità scientifica si è passati al fideismo tecnologico cieco quanto il fanatismo religioso, dimenticando così le potenzialità liberatorie della critica alla scienza e alla tecnologia; la quale si era diffusa il secolo scorso, in seguito alla crescita della coscienza politica fra le classi subalterne e nel movimento operaio. Ogni nuova tecnologia, è tornata ad essere di per sé portatrice di progresso e, quando viene usata per fini “malefici” la colpa è della mutevole natura umana, soggetta alle tentazioni del “maligno”. Vuol dire che stanno trionfando idee del tutto irrazionali da vero e proprio medio evo tecnologico.

2b) La scienza e la tecnologia vengono poste fuori della società, come se l’uomo addivenisse casualmente alla conoscenza e non tramite scelta; come se il sapere venisse concesso per un capriccio o per un premio divino e al posto dei profeti ci fossero i padroni delle macchine e della moneta. Così, assistiamo anche al crollo del dogma progressista liberale e social-democratico per cui la crescita tecnologica corrisponderebbe al progresso sociale, materiale e culturale. Quello che Marx aveva dimostrato nel “Capitale”, si rivela in tutta la sua stupidità distruttiva: più si dispiega la potenza tecnologica capitalista, più il mondo frana nel susseguirsi delle crisi economiche e sociali. Eppure, nonostante questo fallimento sia sotto gli occhi di tutti, l’economia capitalista di mercato continua a venirci spacciata, dai banchieri e dai governanti loro servi, come l’unica possibile. È un falso ideologico e quindi granitico, che cerca una morale per la propria iniquità appellandosi ad una presunta verità naturale, oggettiva ed universale dell’economia di mercato.

2c) Così, anche la scienza, negli ultimi trent’anni di capitalismo arrembante, è stata completamente asservita all’economia; invece che conoscenza, è diventata unicamente tecnologia, privandosi di quello che primariamente la qualifica: la sapienza delle conseguenze sociali che le sue applicazioni tecnologiche comportano. Con il riaffermarsi della neutralità della scienza e della tecnologia, è stato facile assolvere i responsabili dei peggiori crimini scientifici di ieri e di oggi: le tecnologie militari, i pesticidi, i concimi chimici ecc. Queste sono tutte cose sostanzialmente inutili, anzi dannose per l’umanità, ma vengono spacciate come indispensabili per il progresso.

2d) Al revisionismo storico-politico imperante, secondo il quale i partigiani sono stati gli assassini e i criminali le vittime, si è affiancato quello scientifico che ripropone: l’energia nucleare e la crescita degli armamenti. Ma, i sostenitori della neutralità della scienza insistono: “qualsiasi scoperta di un nuovo principio scientifico è comunque una nuova conoscenza e quindi in essa risiede una potenzialità progressiva”. Questo teoricamente è vero ma la realtà è ben diversa. Essendo moltissimi, vasti e costosi, i terreni della ricerca scientifica, bisogna sempre stabilire delle priorità. È inevitabile quindi, che molti campi di ricerca diventino marginali o addirittura vengano abbandonati; è una scelta che riguarda un preciso modello sociale. Per esempio, durante la crisi petrolifera degli anni Settanta, vi fu un’accelerazione della ricerca nel campo del risparmio energetico che poi fu abbandonata quando il prezzo del greggio calò nuovamente.

2e) Nel nostro sistema la borghesia è depositaria del mandato democratico di produrre le merci e, siccome le merci- Vengono acquistate liberamente dai consumatori nel mercato-, in esse risiederebbe, come nell’ostia lo spirito santo, la soluzione migliore possibile, etica e funzionale, per soddisfare i desideri naturali degli esseri umani . In sostanza, il solo fatto che una merce venga venduta testimonierebbe la sua validità sociale; come se ogni individuo (al momento dell’acquisto) si ponesse il problema di prevedere come l’oggetto appena acquistato contribuirà alla felicità sociale. Sulla base di questo postulato, la ricerca scientifica deve essere al servizio delle imprese e quindi della qualità delle merci che esse vogliono produrre e, se questo necessita di un grande impiego d’energia e di materie prime, la scienza andrà in quella direzione, cioè verso la ricerca della potenza e lo spreco di materia ed energia.

2f) In sostanza, il capitalismo deforma per ottenere profitto qualsiasi scoperta scientifica, torcendola nella direzione opposta alle potenzialità di benessere sociale in essa latenti. Per esempio l’industria dei farmaci, che non immette sul mercato i prodotti che non realizzano profitto. Non è una questione morale di “bontà o cattiveria”, che in economia sono valori inesistenti, ma di sistema economico e relative tecnologie produttive. Il controllo della scienza e della tecnologia applicata, dei suoi indirizzi e dei suoi fini, è un campo di battaglia fra classi sociali senza alcuna mediazione possibile: se la vogliamo al servizio dell’umanità deve essere sottratta al borghesia con ogni mezzo possibile.

3) Entropia del sistema di impresa.

3a) Quando la questione dell’inquinamento diventò oggetto della sensibilità pubblica, si creò una grande confusione; per un verso perché si trattava di un problema storicamente inedito e per l’altro perché metteva in difficoltà la cultura industriale del progresso inteso come crescita continua della produzione industriale e del fatturato (PIL-prodotto interno lordo). Così, all’inizio degli anni Ottanta, quando la produzione ebbe una straordinaria crescita a livello mondiale e diventò impossibile ignorare le montagne di rifiuti che si accumulavano ovunque, emersero forze politiche e movimenti di vario genere che denunciavano il problema. Anche le forze politiche tradizionali dovettero prendere atto che esisteva veramente. Così, se prima chi si azzardava a criticare le industrie veniva trattato come un’ insano di mente e accusato di voler riportare l’uomo all’età della pietra, anche i “costruttori di pubblica opinione”: giornali, televisione, opinion-leader, si dovettero velocemente attrezzare per affrontare il problema. Naturalmente questa nuova sensibilità fu strettamente connessa agli interessi della borghesia che dopo secoli di saccheggio ambientale cominciò a rendersi conto che i rifiuti, fino ad allora considerati una diseconomia di sistema, potevano diventare un affare.

3b) Le crisi petrolifere, la crescita esponenziale del prezzo del greggio fece il resto. Già agli inizi degli anni Novanta i padroni erano pronti a raccogliere i frutti dei loro crimini ambientali: i rifiuti erano diventati magicamente una risorsa e una fonte di profitto e perciò si poteva continuare a produrre merci e rifiuti più di prima. Oggi non v’è politicante, industriale, mafioso, cardinale, militare, costruttore, che non voglia sempre precisare che -Tutto deve svolgersi nel rispetto dell’ambiente-. Il lessico ambientale si è diffuso ovunque. Anche i pulitori di fogne (con tutto il rispetto che meritano questi lavoratori) sono diventati operatori ecologici; e le centrali nucleari, in un prossimo futuro, produrranno senza dubbio tanta energia pulita.
Le industrie producono materiali ecologici, anzi i Governi incentivano l’utilizzo dei nuovi materiali e congegni di vario genere per risparmiare energia e inquinare di meno ma, chissà perché, i disastri ambientali e il progressivo deterioramento della vita animale e vegetale continua come e più di prima. Nel frattempo l’ignoranza ecologica domina incontrastata; addirittura si è aggravata in relazione alle priorità della crisi economica, come se non esistesse alcuna relazione fra il sistema economico e lo stato dell’ambiente naturale.

3c) L’ignoranza ecologica è un po’ come quella politica. Significa che a livello di massa si ignorano le basi di un determinato processo di trasformazione, con la differenza che l’ecologia funziona secondo principi rigorosamente scientifici e quindi potenzialmente, una volta compresi, a disposizione di tutti. Teoricamente sarebbe più facile contestare la legittimità della ricchezza e del consumo smodato, ricorrendo ad argomentazioni di genere ecologico piuttosto che politico. Se accusiamo, per esempio, qualcuno che possiede una Ferrari di essere uno sfruttatore, perché con il suo lavoro non avrebbe mai potuto acquistarla, alcuni diranno – E giusto, perché lui ha rischiato mettendo a frutto le sue capacità e creato ricchezza; una parte della quale è legittimo che si goda come vuole-. Sarebbe una questione di punti di vista, una questione di classe, molto difficile da sostenere, per quanto logica e scientificamente corretta essa sia – il capitale con cui egli ha comprato la Ferrari è, in effetti, il lavoro dei suoi dipendenti del quale si è appropriato-. In realtà, la teoria del valore spiega perfettamente la relazione fra capitale e lavoro: laddove il capitale è lavoro in eccesso e il lavoro la sua fonte. Tuttavia, affinché tale appropriazione diventi evidente (coscienza diffusa) è necessaria una coscienza di classe…e questo è il problema storico dei rivoluzionari: la formazione della coscienza, nelle classi lavoratrici, della propria posizione nei rapporti di produzione, a prescindere dall’egemonia materiale, psicologica e culturale della borghesia sul proletariato. Se invece diciamo – Il costo della Ferrari rappresenta un peso energetico per l’ambiente, tale da non essere ecologicamente sostenibile come consumo energetico di un solo individuo”, possiamo spiegarlo più facilmente, perché è un valore calcolabile e non è una questione di punto di vista, né che riguarda la morale o (apparentemente) gli interessi di classe, ma la sopravvivenza di tutto il genere umano.

3d) Ogni singolo centesimo che viaggia di mano in mano, rappresenta plasticamente la continua trasformazione della materia della quale noi siamo fatti ed è fatto il mondo, nel senso che in ogni oggetto prodotto risiede un tempo di lavoro e una quantità di energia consumata misurabili. Il problema è che noi viviamo in un mondo che pretende di essere scientificamente razionale ma non lo è affatto. Nonostante tutti si appellino alla scienza come ispirazione e motore primario della produzione, in realtà la società capitalista confonde la scienza con la tecnologia e quindi il progresso con il consumo.

Nella cultura occidentale c’è una radice profonda che risale all’illuminismo, o meglio agli elementi utopici dell’illuminismo, ai quali si può legare l’approvazione di massa dello sviluppo incontrastato e straordinario dell’impresa moderna (di stato o privata) intesa nel suo complesso. Significa il punto di coordinamento di un insieme di risorse e di organizzazioni produttive che operano al di fuori di ogni controllo sociale. Questa radice risale a una concezione meccanicistica, che intende il progresso come un processo mediante il quale vengono soddisfatti gli interessi materiali, mentre il mondo naturale dominato dal “caos”, viene imbrigliato dall’uomo per creare un ambiente artificiale più ordinato. Quanto è maggiore la ricchezza accumulata tanto più ordinato dovrebbe essere il mondo. La scienza e la tecnologia sono gli strumenti per portare a fine questo compito. Nell’impresa moderna convivono e si realizzano tutti gli elementi necessari per portare a compimento tale visione. L’impresa, nell’ideologia liberale, appare come un elemento ordinatore e progressivo, tanto efficace da porsi al di sopra dei conflitto sociali e ambientali; i quali devono comporsi sul piano della cogestione.

3e) Relativamente, la ricchezza e la razionalità prodotte sono semplicemente governate e redistribuite naturalmente a valle del processo produttivo. Destra o sinistra, populisti, fascisti, possono avere idee diverse su redistribuzione e sistemi di governo, ma il cuore dell’economia, l’impresa capitalistica, rimane intatto e preservato dal conflitto. Ecco così operata una formidabile scissione fra modo di produzione, assetto proprietario e finalità della produzione. Ora, di fronte alla crisi, tutti i vari specialisti si occupano di come riparare il sistema, ma non si avvedono che è lo stesso sistema che la produce. Il meccanicismo che sta tuttora alla base del concetto di sviluppo, impedisce loro di adottare criteri di valutazione diversi da quelli economici.

3f) Finora le critiche ambientaliste all’economia d’impresa si sono limitate a questioni generali o al massimo ad alcune riflessioni sui settori più esposti come: la chimica, l’agricoltura e la produzione di energia; mai si sono spinte ad una critica complessiva e radicale del modo di produzione. È necessaria una svolta e il concetto di -entropia- ci fornisce la base scientifica per renderla condivisibile e necessaria. Se si assumesse un sistema di calcolo basato sul consumo delle risorse naturali non rinnovabili (calcolabile come quantità di energia dispersa) si potrebbe ancora adottare il criterio per il quale quanto più si produce più si contiene il costo dell’oggetto prodotto? Un sistema di analisi basato sull’utilizzo delle risorse: lavoro, materie prime ed energia; basato sull’entropia come dispersione sistemica di energia, distruggerebbe l’incredibile stoltezza di questo sistema e introdurrebbe valori quali: bilancio energetico, produzione sostenibile e valori d’uso, come nuovi parametri necessari alla tutela dell’ambiente sociale e naturale.

4) Economia ecologica contro economia di mercato.

4a) Nell’impresa capitalistica, che domina il pianeta e sulla quale si uniforma l’organizzazione sociale, la concorrenza sul prezzo è l’elemento trainante. Per contenere il prezzo di una determinata merce è quindi necessario abbassare i costi di produzione e per farlo bisogna aumentare la produttività; intesa come accelerazione continua della velocità e della resa in termini economici del flusso produttivo. Per fare questo è necessario automatizzare le diverse operazioni atte a trasformare le materie prime nel prodotto finito. Questo è il processo di valorizzazione, alla fine del quale si ottiene la merce scambiabile sul mercato con profitto. Automatizzare significa anche frammentare le diverse operazioni di montaggio e coordinare il lavoro delle macchine con quello dell’uomo. Questo comporta l’impianto di una grande organizzazione che può giustificarsi soltanto con la produzione di un’enorme quantità di merce. In sostanza; soltanto aumentando enormemente la produzione si può abbassare il prezzo unitario del prodotto. Tutto questo viene valutato positivamente, nel senso comune dell’economia di mercato, perché consente ( per principio ) di rifornire l’intera popolazione di una grande quantità di prodotti a basso costo e migliorarne quindi la qualità della vita. Relativamente , il consumismo, lo spreco di oggetti spesso inutili, la sostituzione continua di cose che velocemente diventano vecchie o durano molto poco, si identifica con il progresso e ciò è considerato economicamente un sistema estremamente efficiente .

4b) Le risorse naturali: i minerali, le foreste, i fiumi, i mari ecc. non hanno prezzo perché non sono un prodotto industriale e quindi non se ne può calcolare il costo all’interno del processo di produzione delle merci, come si può fare con le macchine, con l’energia prodotta, con la forza lavoro, il trasporto ecc.

Le aziende acquistano, affittano, prendono in concessione i territori dove esse si trovano; le estraggono rendendole adatte ai vari utilizzi produttivi con costi calcolabili, ma, la materia naturale non è per l’economia mercantile un valore; essa non ha prezzo, in quanto un prodotto naturale. Per l’economia ecologica, invece, la salvaguardia dell’ambiente naturale è alla base del calcolo economico; perciò, più materia ed energia vengono consumate nel ciclo produttivo, più aumentano i costi rendendo diseconomico l’intero sistema. Per l’economia di mercato, che tutto riduce a merce, il profitto si identifica con la crescita del consumo privato delle medesime. Al contrario, per l’economia ecologica il profitto si realizza con la salute di ogni forma di vita e con il mantenimento dell’energia e della materia naturale, a beneficio nostro e delle generazioni future. L’economia ecologica non rifiuta la scienza, anzi, la vuol liberare. Se le tecnologie che dalla scienza derivano non producono benessere ambientale e sociale, vuol dire che la scienza non è tale ma un mero processo di trasformazione energetica fine a se stesso.

5) Entropia, come base teorica della contraddizione fra capitale e natura- lavoro.

5a) Il termine entropia deriva dal greco en (dentro) e tropè ( rivolgimento) e venne introdotta per la prima volta da Rudolf Clausius nel:” Trattato sulla teoria meccanica del calore” pubblicato nel 1864. Nella definizione classica della termodinamica l’entropia rappresenta la funzione di stato di un sistema; cioè dove finisce l’energia di un sistema in cui il calore interagisce con il movimento. La termodinamica è quella branca della fisica e della chimica che descrive le trasformazioni subite da un sistema che coinvolgono la trasformazione di materia in energia, lo scambio di energia fra i corpi e le conseguenti dispersioni di energia che avvengono nel corso di ogni trasformazione. L’entropia è una grandezza fisica che misura la tendenza al caos di un qualsiasi sistema fisico e più in generale dell’universo.

 5b) Il primo principio della termodinamica afferma che – Niente si crea o si distrugge, tutto si trasforma-. Il secondo principio può essere così espresso – Ogni volta che una certa quantità di energia viene trasformata da uno stato all’altro si ha una penalizzazione, che consiste nella degradazione di una parte dell’energia stessa sotto forma di calore-. In altre parole, il fenomeno dell’entropia riguarda il degrado della materia e la dispersione di energia (sotto forma di calore a bassa temperatura), nel movimento continuo di trasformazione naturale e, per quanto riguarda la terra, anche nel movimento indotto, tramite la tecnologia, dall’intervento dell’uomo sull’ambiente naturale. Quindi il tutto è in continuo movimento; l’universo perde naturalmente e continuamente energia degradandosi verso il caos. Del resto, anche la stessa materia può considerarsi energia, energia allo stato latente essendo essa il prodotto dell’immensa esplosione , il Big Bang ; quando una piccola parte dell’energia prodotta, sotto forma di luce e di calore a temperature immense, si trasformò in materia.

5c) Considerando l’universo un sistema isolato; ovvero un sistema per i quale è impossibile scambiare energia e materia con l’esterno, il primo e il secondo principio della termodinamica possono essere riassunti da un’unica frase –L’energia totale dell’universo è costante e l’entropia totale è in continuo aumento, fino a che raggiungerà uno stato di equilibrio-. Ciò è valido per qualsiasi sistema isolato. In altre parole, significa che non solo non si può creare né distruggere l’energia, ma nemmeno la si può completamente trasformare da una forma in un’altra, senza che una parte di questa venga dissipata.Se, per esempio, si brucia un pezzo di carbone, la sua energia si converte nell’energia contenuta nell’anidride carbonica, nell’anidride solforosa e in altri residui di combustione, oltre che, ovviamente, in calore. Per quanto non si sia persa energia nel processo, sappiamo che non possiamo invertire il processo di combustione e ricreare dai suoi scarti il pezzo di carbone.

5d) Lo stato in cui l’entropia raggiungerà il massimo livello e dove non vi sarà più energia libera per compiere ulteriore lavoro, è detto –stato di equilibrio e vorrà dire che l’universo si troverà in condizioni di temperatura uniforme. Sarà la cosiddetta morte termica dell’universo, nella quale non vi sarà più scambio d’energia fra i corpi, ne movimento o trasformazione. Questo vale per le nostre conoscenze scientifiche attuali perché non si può escludere in assoluto che l’energia tornerà nuovamente a concentrarsi formando un nuovo universo. Se i nostri sensi fossero attrezzati per vedere il movimento dell’energia. Se fossero in grado di convertire in immagini il movimento più intimo della materia e dell’energia, ci vedremmo immersi in un’infinita quantità di flussi energetici, con forma , solidità, aspetto e velocità diverse, che continuamente s’intrecciano, si toccano, si sfiorano, si scontrano e si mescolano fra di loro, continuamente trasformandosi perdendo energia. Così, ci renderemmo facilmente conto che ogni cosa è energia in movimento.

5e) L’entropia, dunque , è un fenomeno naturale e irreversibile dell’universo ma la sua quantità, per quanto riguarda la Terra, ha subito una crescita continua con la comparsa dell’uomo. In virtù della sua intelligenza, della sua capacità d’immaginare il risultato di un’azione non ancora compiuta, la razza umana ha accumulato conoscenza sull’energia e sulla materia, manipolandola per i suoi scopi. Già fin da quando gli uomini impararono ad usare il fuoco produssero un’accelerazione dell’entropia del sistema terra. La più grande e repentina crescita dell’entropia si è avuta con il progressivo affermarsi dell’economia capitalistica che si basa, appunto, sulla crescita indefinita e progressiva della produzione. La terra, però, non è un sistema completamente chiuso, come teoricamente lo è l’universo, essa scambia energia con gli altri corpi celesti, ma non scambia materia. L’unica materia di cui disponiamo è quella originaria che una volta degradata non può essere ricostruita. In sostanza, il nocciolo della questione può porsi in questi termini -il problema dell’inquinamento e del degrado ambientale, riguarda principalmente il consumo di materia; e il modo di produzione capitalistico non può fare a meno di annichilire materia per ricavare energia e produrre merci.

6) Per un ecologismo classista e rivoluzionario.

6a) L’ecologismo borghese è finito. I partiti ambientalisti sorsero intorno agli anni Ottanta; quando, finita la stagione del movimento operaio, della strategia della tensione e dei movimenti sessantottini, gli ambientalisti si organizzarono, cogliendo la crescita di coscienza sociale sul problema dell’inquinamento e dei rifiuti. Poi, la caduta del muro di Berlino, la crescita esponenziale della produzione e del benessere economico(insieme alla persistenza dello stato sociale, che poi sarebbe stato distrutto), consentirono a loro di ottenere molti consensi elettorali nel vasto arcipelago della sinistra, anche moderata… e in quella tradizionale. Riuscirono, per i pochi anni che rimasero all’opposizione, a creare una nuova ragione per opporsi a settori sociali critici, non tanto verso l’economia di mercato, ma piuttosto sul modo di sprecare risorse e inquinare. Significativo che lo slogan del partito dei Verdi, all’esordio, sia stato -Né di destra né di sinistra, ma oltre. Insomma nessuna relazione fra degrado ambientale ed economia capitalista; essi si illudevano che bastasse approvare leggi repressive per risolvere il problema. Ovviamente le leggi repressive non passarono, vedi il referendum contro la caccia e i fitofarmaci del 1990, che segnò la fine della crescita elettorale dei Verdi. Gli anni successivi furono , per gli ambientalisti borghesi un progressivo avvicinamento alla sinistra di governo, fino a far parte di tutti i governi di centrosinistra; per poi sciogliersi nei partiti della seconda repubblica, soprattutto nel PD. L’anomalia dei verdi era finita, la questione ambientale diventava un affare per le nuove aziende del settore, per le nuove apparecchiature o edifici ecologici. Il sistema produttivo cominciava a fare profitto dai danni che aveva provocato : una perversa partita di giro e una truffa del tutto ignorata.

6b) Da allora, la questione ambientale riemerge nelle varie situazioni in cui sorgono movimenti o conflitti per la difesa dei territori, TAV, ILVA, grandi opere autostradali ecc. Insomma, sebbene la distruzione della natura evochi critiche diffuse, rivolte popolari e produca disastri sempre più evidenti, non esiste una cultura politica che sappia articolare un programma transitorio e una teoria critica del modo di produzione capitalista, su basi ecologiche. Risulta evidente che senza la critica marxista all’economia, nella cultura borghese, di destra o sinistra o populista, non possa affermarsi un’idea nemmeno vagamente realistica del problema: l’ideologia borghese è ideologicamente contro la natura, nel senso deteriore del termine: come falsa coscienza e quindi irreale e granitica.

6c) Tuttavia, anche nel movimento operaio, nel suo immaginario e nei partiti che intendevano rappresentarlo l’ecologia è stata del tutto ignorata; anzi, fino a che non è diventata una fonte di profitto ( come nel riciclaggio dei rifiuti, per esempio), è stata considerata nemica del progresso. Una società regolata e programmata nelle produzione dei beni, dove prevalga la qualità della vita, il tempo libero e la certezza del domani è stata confusa, nell’immaginario delle masse, con la società dello spreco e del consumo…e questo è la prima causa della sconfitta dello stalinismo: un comunismo degenerato e subalterno ai modi di produzione del capitale.

7) L’ecosocialismo in sostanza.

7a) Nelle condizioni attuali, l’umanità non ha più la necessità di sviluppare indefinitamente la produttività del lavoro, ma usarla per scambiare merci senza l’obbligo che ogni scambio presupponga un profitto per pochi e un progressivo sfruttamento per tutti gli altri. Diventa necessario che la scienza così sviluppata, anziché occuparsi di ampliare la forza produttiva sociale attraverso la crescita della potenza dei mezzi di produzione ( sottraendo così all’ambiente naturale un surplus crescente di energia), si occupi di un’accurata programmazione della produzione dei beni .

7b) È indispensabile che il lavoro , nella sua dimensione temporale, rappresenti il valore degli oggetti prodotti e che i prodotti vengano scambiati alla pari, senza presupporre un profitto in denaro, ma un profitto in termini di progresso sociale. In quando al denaro, come equivalente del valore sociale, delle merci prodotte e non già della ricchezza prodotta, dovrà essere un semplice strumento per favorire gli scambi e finanziare la nuova richiesta sociale di prodotti sempre migliori, sempre di più compatibili con i tempi e i cicli di riproduzione naturale. Il controllo diretto dei lavoratori sui destini del proprio lavoro sarà la garanzia di una forma più avanzata di democrazia ed un salto in avanti dell’evoluzione umana.

7c) L’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e la loro socializzazione non è quindi una necessità che vale solo per le classi subalterne, gli sfruttati, i poveri, ma universale…e la contraddizione fra capitale e ambiente naturale la esprime nel modo più evidente, a prescindere dalla correttezza dalla contraddizione capitale-lavoro. Essa, inoltre, certifica che solo un’azione rivoluzionaria di massa per la socializzazione dei mezzi di produzione è l’unico modo per attuare il socialismo, inteso come frase transitoria verso il comunismo. In sostanza, la lotta per la salvaguardia dell’ambiente naturale, se interpretata e proposta con un programma transitorio coerente alle necessità oggettive, si fonde armonicamente con le rivendicazioni storiche del movimento operaio e di tutti movimenti progressisti in generale, sottraendoli all’influenza mefitica del populismo.

8) Il programma ecosocialista in nove punti.

a) Nazionalizzazione, senza indennizzi alla proprietà, delle aziende che inquinano. Immediata riconversione ecologica, sotto il controllo dei lavoratori.

b) Abolizione progressiva del trasporto privato su gomma a vantaggio di una rete di trasporti pubblici, di proprietà pubblica e con tecnologia a -basso tasso entropico..

c) Riconversione dei centri storici, con l’abbattimento degli edifici obsoleti . Tutela-emersione del patrimonio artistico. Demolizione programmata delle periferie tentacolari.

d) Abbattimento degli edifici abusivi, riforestazione antierosione delle coste a livello del mare e moltiplicazione dei parchi e delle aree protette. Riforestazione di tutto il territorio nazionale, con isole verdi collegate fra loro: a beneficio della qualità dell’aria e della riproduzione animale.

e) Abolizione progressiva degli allevamenti intensivi e dell’agricoltura intensiva, per un consumo minore di carne e maggiore di prodotti vegetali a basso tasso di entropia.

f) Ripopolazione dei poderi e dei villaggi abbandonati. Trasformazione degli agricoltori in operatori ecologici, con reddito sufficiente e garantito dallo Stato. Stesso concetto valido per i pescatori , con la proibizione della pesca intensiva industriale.

g) Rigorosa, programmazione della produzione agricola e industriale dei beni necessari, nella prospettiva di una produzione agricola di alta qualità, in quantità sufficiente e senza spreco di acqua e consumo di suolo.

h) Abolizione della produzione dei beni di lusso, inutili e costosi per la quantità di energia necessaria per produrli.

i) Bilancio energetico. Varo del piano energetico nazionale – calcolo dell’energia e della materia consumata, in un anno e bilancio preventivo-. relativamente ai beni prodotti. Programmazione della quantità di energia utilizzabile per le nuove produzioni di beni (e non già di merci) -tasso programmato di entropia basato sull’impronta ecologica nazionale in rapporto con l’impronta ecologica mondiale-.

9) Attualità del marxismo.

La terminologia marxista, se comparata con la terminologia eco-marxista, evidenzia in maniera lampante l’attualità scientifica del lavoro di Marx: la relazione stringente delle sue teorie e delle sue scoperte, nei campi dell’economia e della sociologia, con la fisica e le leggi dell’energia. Sappiamo che egli intrattenne rapporti epistolari con Sergej Andreevic Podolinskij, medico, economista, studioso e rivoluzionario che introdusse per la prima volta ( nel suo libro-lavoro ed energia *) un concetto centrale delle moderna ecologia, quello della Biosfera, sancendo l’atto di nascita dell’economia ecologica. Tuttavia, è comunque stupefacente che Marx, nell’epoca del primo grande sviluppo del modo di produzione capitalista, nel quale lui stesso riconosceva potenzialità progressive, sia riuscito a formulare una teoria che tanto bene coincide con i principi che governano la natura e ci spieghi come lo sviluppo del capitale la possa distruggere.

10) Vocabolario minimo eco-socialista.

1) Caduta tendenziale del saggio di profitto = aumento tendenziale della materia distrutta: entropia.

2) Sovra-accumulazione di capitale = energia-lavoro in eccesso.

3) Sovra-produzione = sovra-entropia di fase.

4) Contraddizione capitale-lavoro = contraddizione capitale-natura.

5) Salario = valore sul mercato dell’energia eco-logica.

6) Comunismo, produzione socializzata = eco-comunismo, equilibrio fra umanità e natura.

7) Moneta del capitale = entropia espressa con l’equivalente generale del valore.

8) Moneta nel comunismo= strumento di scambio dell’ energia-lavoro.

9) Capitalismo = massima potenza, spreco di energia.

10) Comunismo = potenza minima necessaria, conservazione di energia, dispersione di energia programmata.

11) Comunismo = riduzione permanente dell’entropia, tendenza all’equilibrio.

12) Profitto = differenza fra energia necessaria ed energia impiegata, tasso di entropia.

13) Industria capitalista = energivora, inefficiente, caos.

14) Borghesia = agente del capitale = agente dell’entropia.

15) Borghesi = entropici, energivori.

16) Capitale = rapporto sociale entropico.

17) Tasso medio di profitto = tasso medio di entropia.

*Nota

 Sergej Andreevic Podolinskij: “Lavoro ed energia, l’atto di nascita dell’economia ecologica”. A cura di Tiziano Bagarolo e Dante Lepore. Editore PonSinMor -Torino 2011

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