Il bambino che diventa classe

Ci sono stati nella storia (e il trend non è passato di moda) personaggi che hanno preso il potere trasformandosi in dittatori (più o meno riconoscibili o riconosciuti come tali), soddisfacendo la smania del “popolo” di un uomo forte al comando.

L’uomo forte al comando ci va sempre per il popolo. Ma una volta giunto al comando, il popolo non gli serve più.

L’uomo forte al comando segue sempre le stesse prassi: propaganda martellante, individuazione di un nemico comune che rinsaldi “la nazione” e funga da valvola di sfogo per ogni giustificata protesta, alimenta il razzismo e le fobie più varie, fa sfoggio di muscolatura bellica, elimina il dissenso (con più o meno discrezione), emana leggi restrittive delle libertà individuali, si dedica con fervore religioso all’oppressione femminile, del diverso, del disabile, mette a punto interventi pesanti nel diritto di famiglia (che è uno strumento di controllo sociale formidabile, oltre al ricatto lavorativo), non si fa scrupolo di far morire la gente delle sue “ex“ colonie in mare, o di sfruttarla fino alla morte su un campo di pomodori se riesce a sbarcare.

Chi paga il prezzo è ovviamente il popolo stesso. Ma non tutto il popolo. Chi paga il prezzo è una classe, quella degli sfruttati, dei lavoratori, quella composta da chi il mondo lo manda avanti per davvero, e non da uno scranno.

Il Mussolini che secondo qualche leone da tastiera avrebbe introdotto le pensioni (non vero) e avrebbe fatto arrivare i treni in orario (forse solo ad Auschwitz) in realtà ha decurtato i salari dei lavoratori del 20% (nel 1927) e ha messo fuorilegge qualsiasi organizzazione sindacale non controllata.

Le bonifiche, i ponti e la “bella” architettura è stata pagata tutta dal popolo, non da industriali, banchieri e signori vari.

L’uomo forte al comando fa i regali agli abbienti, con i soldi del popolo. Il popolo, al tavolo, è il fesso che paga per tutti.

Dietro l’uomo forte c’è il potere forte (o i poteri forti). L’uomo diventa forte solo per compiacere e garantire i profitti di una intera classe di parassiti, quelli che si nutrono del lavoro, del sangue e delle vite dei lavoratori.

E il popolo che ha messo lì quel dittatore, non se ne accorge? Sì, periodicamente lo abbatte. È un ciclo storico che si ripete senza sosta. Abbattuto il dittatore cattivo, il popolo si getta anima e corpo a seguire un altro dittatore, che magari all’inizio parlerà bene, sembrerà un buon padre. Ma che poi finirà per fare altrettanto bene il suo lavoro di “mungitore del popolo”.

Perché quindi il popolo, non solo italico, non impara la lezione e non capisce che la ricetta dell’uomo forte è perdente in partenza? Che razzismo, xenofobia, odio sono solo armi di distrazione di massa? Perché continua a farsi distrarre e ripetere gli stessi errori come una falena che sbatte su una lampadina?

Perché quella classe di sfruttatori e parassiti che è la borghesia (industriali, banchieri, clero, capitalisti) continua da centinaia di anni a ripetere al popolo che è un bambino bisognoso del padre. E il padre è anche il Dio che deve adorare la domenica in Chiesa, altrimenti brucerà tra le fiamme dell’inferno. Duemila anni di propaganda martellante alla ricerca di un padre. Un padre buono, che tenga lontane le minacce come “i negri”, ma che usi anche le sberle contro i figli indisciplinati, quelli che non amano l’ordine e la pulizia in piazza alla sera, quei figli che fanno “terrorismo di piazza” e che rompono le fioriere. Un padre che pensi prima agli italiani. Perché il popolo, una volta arrivato a sera, dopo aver lavorato con un contratto scadente e inutilmente precario, senza tutele di sicurezza, dopo essere stato rimbalzato per ore per uffici per i genitori anziani, dopo aver fatto la fila dal pediatra, non ha voglia di pensare a tutte le minacce che incombono. Per quello delega il padre padrone.

Poco male che l’uomo forte metta le mani nel portafoglio del popolo (non di tutto, solo dei lavoratori). Poco male se mette le mani nei corpi del popolo, nella sua salute, poco male se per ingrassare la sua classe di riferimento, quella degli sfruttatori, smantelli la sanità e la scuola. Poco male se è proprio quel padre (e chi gli sta dietro) la causa di tutti i tormenti del popolo.

Il popolo è un bambino, e questo non lo sa. E se lo sa, nasconde la testa sotto il cuscino. A chi vuole svegliarlo dice: “Sta zitto sono utopie, il padre ci vuole e a me il manganello sotto sotto piace”.

Anche se l’uomo forte gli taglia il salario e la scuola, si accontenta di una fioriera al posto giusto. Di una telecamera di sorveglianza a un incrocio.

E il gioco ricomincia.

Cosa succederà quando il popolo capirà di non essere un bambino, ma adulto e vaccinato? Cosa succederà quando capirà di non essere più un singolo, un individuo impotente, ma una classe intera, e per giunta la più numerosa, la più importante e soprattutto l’unica che produce qualcosa?

Quando capirà che “il negro” è servito per derubarlo, ma la mano criminale era bianca, bianchissima?

Sarebbe bello scoprirlo. Diventare da bambini a classe, quella lavoratrice, l’unica classe che può eliminare parassiti e “uomini forti”.

 

 

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