Basta morti di lavoro

Sono quattrocento i morti sul lavoro dall’ inizio dell’anno, considerando anche quelli nel corso degli spostamenti; il 2018 sta confermando la tendenza di crescita degli ultimi anni.

Nel 2017 i morti sono stati 1029, 1018 nell’anno precedente, non è un bollettino di un paese in guerra, ma il bollettino dei morti sul lavoro.

Una guerra silenziosa, nella quale i proletari muoiono senza che nelle regole d’ingaggio sia previsto il fine vita, al contrario dei militari che però sono ben pagati ed elevati ad eroi dalla Repubblica fondata sul lavoro. Solo nelle ultime settimane i grandi media si sono accorti della strage, in un coro univoco di addolorate quanto ipocrite grida di dolore.

Un dolore che assomiglia al piagnisteo impotente e passeggero di comari chiacchierone, il cui unico interesse è quello di commuovere qualcuno, ma non certo intervenire per risolvere il problema.

E i sindacati? Maurizio Landini ha raccontato che un lavoratore è stato licenziato dopo avere denunciato una situazione pericolosa; ma guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto?

Dove si trovava lui quando anno dopo anno, legge dopo legge, i governi di ogni colore hanno demolito ogni conquista, ogni possibilità del proletariato di pretendere un lavoro sicuro?

Il primo maggio i confederali hanno indetto cinque minuti di sciopero simbolico contro le morti sul lavoro; sciopero simbolico come simbolico e niente altro è il loro interesse par la sicurezza dei lavoratori. Nei giorni successivi fino ad oggi, di fronte al crescendo della strage, si sono susseguiti

sciopericchi locali, regionali e provinciali, dal carattere funereo; senza un’idea, un progetto, una iniziativa vera di lotta… e lotta non vuol dire piangere, battersi il petto, evocare chissà quale rafforzamento dei controlli nei luoghi di lavoro, controlli che mai vi saranno perché dannosi all’economia di lor signori.

Lotta vuol dire riconquistare i diritti perduti, non ultimo quello di tutelare la propria salute sul luogo di lavoro, senza per questo rischiare la rappresaglia del padrone.

Insomma, 2300 morti in poco più di due anni e nessun sindacato propone niente oltre alla solita retorica, vuota e pretaiola; come se bastasse un’omelia per convincere il padrone a rispettare la sicurezza dei propri dipendenti.

Non vogliamo accodarci al coro, vogliamo che il dolore, la vera indignazione si trasformi in furore, in determinazione, in coscienza della propria forza: sciopero generale a oltranza per reindrodurre l’art. 18 in tutte le aziende, grandi e piccole e abolizione di ogni forma di lavoro precario.

Non è possibile? Sarebbe un disastro per l’economia? Ebbene, allora al diavolo l’economia; quella dei padroni che si nutre di sangue umano. Non abbiamo bisogno di loro e nemmeno di Landini e Camusso. Lavoratori, precari, disoccupati, tutti uniti si sconfigge l’arroganza padronale e la burocrazia sindacale!

Per un’altra economia, per un nuovo modo di intendere e organizzare il lavoro, per produrre ciò che serve e non solo ciò che crea profitto; profitto per pochi, precarietà e dolore per gli altri.

Costruiamo il partito dei lavoratori, lottiamo per noi stessi, non deleghiamo la nostra vita a nessuno, prepariamo il socialismo.

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