PER UN’OPPOSIZIONE DI CLASSE, ANTIFASCISTA, RIVOLUZIONARIA

Le recenti elezioni politiche hanno segnato, come non mai  nella storia della Repubblica, un successo delle forze di destra, afasciste come i 5 Stelle o xenofobe come la Lega. Mentre le liste dichiaratamente fasciste non sfondano elettoralmente, ma agiscono in un quadro di aumentato consenso che dà loro nuova energia. La violenza fascista sembra addirittura non intaccare le destre. A Macerata la Lega ha avuto un successo senza precedenti: 21%. Eppure è la stessa città marchigiana che in Febbraio ha visto il fascio-leghista Traini fare il tiro al bersaglio sui migranti, senza uccidere nessuno per puro caso, prima di arrendersi. Almeno dopo questo fatto a Macerata è sfilata in corteo quella sinistra che ancora vuole essere coerentemente antifascista, mentre Pd-Cgil-Arci si ritiravano in buon ordine per non disturbare la campagna elettorale renziana.

A Firenze è andata peggio, a marzo un uomo è sceso in strada armato e ha ucciso “tirando a caso” un senegalese. Qualche anno fa sempre a Firenze un fascista, prima di suicidarsi, ne aveva uccisi due. La situazione attuale è figlia di un lungo percorso. Le origini stesse della cosiddetta Seconda Repubblica affondano nella legittimazione politica del Movimento Sociale Italiano e dei suoi esponenti saliti al governo con Berlusconi nel 1994, a cui specularmente doveva corrispondere l’apertura per l’ingresso a palazzo Chigi degli ex del Pci (seppur mai stati comunisti nemmeno per un giorno in vita loro). Esemplare di tutto questo processo il discorso di insediamento di Violante a presidente della camera dei deputati nel 1996 laddove parlava delle “ragioni dei ragazzi di Salò”.

Sono state le politiche del centrosinistra al governo che, nella rincorsa alla destra in un goffo e controproducente tentativo di salvare il proprio consenso, hanno istituzionalizzato la cultura di destra. Si guardino le politiche sui migranti: fu il primo governo Prodi oltre 20 anni fa che istituì i primi centri di detenzione per immigrati “irregolari” (col voto favorevole di Rifondazione Comunista); fino ad arrivare ai giorni nostri con Minitti e le alleanze con le bande libiche. Negli ultimi anni è stato il Pd di Renzi antiproletario e autoritario a rompere con la sua base sociale: il jobs act e l’abolizione dell’art.18 sulla giusta causa, che non riuscì nemmeno a Berlusconi ad inizio millennio; la buona scuola e il lavoro coatto non pagato per gli studenti; il golpismo istituzionale renziano con la riforma costituzionale e le leggi elettorali.

Gli stessi sindacati hanno contribuito a creare questa situazione: tre ore di sciopero della Cgil contro la riforma Fornero (votata dal Pd di Bersani) hanno lasciato a Salvini una prateria. Anni di silenzio e di complicità sulla precarietà e la riduzione del tessuto industriale meridionale permettono il gioco facile dei 5 Stelle sul reddito e ai fascisti di riprendere l’iniziativa nei quartieri popolari impoveriti. Sul terreno della memoria storica è agghiacciante che nella “democratica” Emilia-Romagna, a Predappio, le istituzioni si preparino nei prossimi mesi ad inaugurare nella vecchia casa del fascio un museo sul ventennio mussoliniano, legittimando definitivamente la Disneyland del fascismo.

A poco serviranno gli appelli a governo, magistratura e forze dell’ordine per mettere fuori legge le organizzazioni fasciste, quando le hanno sempre tollerate e tutelate, ed è ormai noto che fra chi porta una divisa è egemone la cultura fascista. Non saranno i complici di ieri (Bersani, D’Alema, Grasso, Boldrini, Errani e c.) e i post-neo-bertinottiani di Sinistra Italiana a salvarci. E’ necessario ritornare alle lotte dei lavoratori per difendere salario e diritti; a respingere i modelli scolastici padronali; a battersi per pensioni dignitose; a pretendere case dignitose per tutti, italiani e migranti, e così via. Senza una linea di classe non esiste nessuna ipotesi politica che possa fermare le destre. Dall’altro lato non c’è nessun antifascismo coerente senza lotte dei lavoratori, senza lotta per un altro modello sociale, politico ed economico.

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