Contratto comparto scuola della PA: senza ritegno né vergogna

di Nikita

Cinguettano felici i governanti e i sindacalisti filogovernativi dopo la firma del contratto del comparto scuola della PA.

Apre la kermesse del ridicolo Madia twittando che è “giusto e doveroso” essere arrivati a concludere; segue Fedeli affermando che “valorizzare chi lavora nei settori della conoscenza è un investimento per il futuro”; e ancora Castellana (CISL) sottolineando che ci sono volute 15 ore per ottenere questo risultato; chiude in bellezza la CGIL gioendo per aver restituito “dignità a più di un milione di lavoratori”.

Così, senza ritegno né vergogna. Senza una parola di scuse, senza una lacrima per aver completato l’opera, iniziata dalla diade Moratti-Gelmini, di distruzione della scuola con la 107. Senza dire che gli 85 euro che, in media, percepiranno docenti e ATA sono una cifra lorda che corrisponde al 3,4 % dello stipendio. Il che significa che, stante un incremento dell’ inflazione di 14 punti nei quasi 10 anni della mancanza di rinnovo del contratto, l’aumento reale corrisponde a meno di  1/3 di quanto spetterebbe ai lavoratori per riguadagnare potere d’acquisto.  Quindi, per gli insegnanti e gli ATA meno pagati dell’OCSE (sotto, solo i greci) non si recupera nemmeno il 5,5 % che corrisponderebbe all’indicizzazione della vacanza contrattuale. Ma perché sorprendersi? Era già avvenuto per altri comparti della PA e venduto come grasso che cola. E i docenti stiano zitti e muti perché sono l’unica categoria che ha conservato gli scatti di anzianità!

Dunque, giusto e doveroso, assolutamente, firmare un accordo dopo quasi un decennio. Ma è questo accordo dell’ignominia che restituisce dignità e valorizza chi lavora nella scuola? Suvvia, non scherziamo!  15 ore di strenuo combattimento verbale per ottenere ciò che questi fantocci che si autodefiniscono rappresentanti dei lavoratori sapevano già dal 30 novembre 2016 che avrebbero ottenuto? La dura lex dell’ARAN* non poteva concedere di più e così è stato. E lo squallido teatrino dei pupi terminato alle 7.15 del 9 febbraio è servito solo ad allungare i tempi. Gli aumenti decorreranno, forse, da aprile. 85 euro moltiplicati per un milione e 200mila persone per tre mesi fanno un bel risparmio per lo Stato. Questo Stato servo dell’ ARAN che cinguetta raggiante dopo aver costretto i lavoratori della scuola ad un altro contratto a perdere.

E meno male che ci sono le elezioni altrimenti si poteva restare nel limbo per altri 10 anni.  Ma se questa è la mossa elettorale più astuta studiata dalle agili menti che attorniano Renzi, viene il dubbio che la cricca del PD abbia poche idee ma ben confuse. I voti della scuola Renzi se li è giocati con l’arrogante “me ne frego” di fronte allo sciopero del 5 maggio 2015 contro la buona scuola. Ed ora spera di riconquistarli così? Concedendo un aumento dovuto e rinviando altre tematiche scottanti (aumento dell’orario di servizio, codice etico, sanzioni disciplinari) ad una seconda fase della contrattazione? Forse qualcuno dovrebbe avvertirlo che l’unica cosa giusta e doverosa sarebbe togliersi di torno e  far sì che i sindacati difendano di nuovo e davvero i lavoratori.  Perché, nonostante loro, nonostante tutto, c’è ancora chi combatte per una scuola pubblica, gratuita e democratica che non calpesti la dignità di nessuno.

 

*Agenzia Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni

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