I futuri insegnanti saranno i figli dei padroni

Contributo esterno di Iskra

Ancora una volta la nostra scuola viene coinvolta in una decisione vergognosa da parte del MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca). Questa volta, ad essere colpiti direttamente, sono gli studenti universitari, vittime della nuova decisione “in corsa”, dell’ennesimo cambio di regole a giochi fatti. Di cosa stiamo parlando? Facile non saperlo! Tutto è passato sotto un colpevole silenzio sia dei carnefici addetti ai lavori, sia delle vittime, surclassate da un sistema oramai accettato come immodificabile.

Ad aprile 2017 comincia a circolare la voce di un decreto di imminente uscita che cambia completamente le regole del gioco per tutti coloro che aspirano a trovare un lavoro come insegnanti nelle scuole secondarie di secondo grado. Il vecchio TFA viene sostituito da un nuovo percorso, chiamato FIT, che cambia i requisiti di accesso ai concorsi pubblici. Infatti, la richiesta che viene posta ora ai nuovi laureati per partecipare al concorso è quella di possedere nel curriculum universitario 24 CFU (Crediti Formativi Universitari) suddivisi in varie materie, giudicate necessarie nella preparazione di ogni insegnante: Psicologia, Pedagogia, Antropologia, Metodologie e tecnologie didattiche generali. Ciascuna necessita di almeno 6CFU per concedere la partecipazione al concorso. Questo decreto ha funzione retroattiva, dunque riguarda TUTTI i laureati che non erano riusciti ad entrare nel vecchio TFA, con il risultato di mettere in grande difficoltà coloro che vorrebbero partecipare al concorso indetto (sembra ufficialmente) per il 2018.

Arrivati ad ora, partendo da aprile, sono giunte poche e disparate notizie, tutte dettate da una grande disorganizzazione e incapacità. Sono stati promessi corsi di preparazione che garantiscono i crediti richiesti in queste materie (di cui pochissime facoltà avevano accesso durante il corso universitario!), ma ancora non vi è una data di inizio o la possibilità di iscrizione. Per non parlare del fatto che chi si deve laureare entro l’anno accademico 2016/17, che scade a marzo 2018, non sa se deve rinviare a luglio la Laurea oppure può iniziare un corso parallelo con questi 24 CFU senza incorrere nel pericolo di dover pagare nuove e pesantissime tasse universitarie. Ciò che si è riuscito a capire è che, chi non è più iscritto a un anno accademico o non stia facendo il dottorato, sarà obbligato a pagare rate elevate. Infatti, non bisogna farsi ingannare dal costo della prima, che conta “solo” 17.64€. Già la seconda rata sarà pagata 20.83€ al credito! Ciò significa che, nella maggior parte dei casi, 24 crediti saranno pagati 499.92€. Una vera e propria truffa per chi ha iniziato un percorso, che spesso porta al precariato a vita e per il quale si deve pure pagare. Sono questi i derivati della “Buona Scuola”.

In tutto questo, tuttavia, c’è chi ha guadagnato. Non sarà solo il Ministero che riuscirà a trafugare dalle tasche di migliaia di persone centinaia di Euro! Chi ha già guadagnato sono le Università private che da mesi organizzano corsi a pagamento, a cui tutti possono iscriversi, che garantiscono il conseguimento di tali crediti! Il fatto ancor più grave è che fanno questo da mesi, senza sapere quali siano le esatte materie in cui siano necessari questi crediti! La conseguenza è che tutti coloro che hanno cercato di ottenere crediti in questo modo, pagando, non hanno assolutamente la certezza che siano crediti richiesti e corrono il serio rischio di aver buttato via tempo e denaro. Tutto questo sotto gli occhi accondiscendenti del MIUR che è rimasto in totale silenzio!

La nostra scuola ha veramente bisogno di questo? La differenza nella preparazione di un insegnante la fanno veramente 24 crediti? Oppure concorsi a numero fin troppo ristretto? Non credo! C’è bisogno di insegnanti preparati che siano in grado di formare le menti degli studenti. Questo è ciò che si vuole evitare e impedire ad ogni costo.

Una scuola diversa è possibile tanto quanto un mondo lavorativo diverso. È necessario che così come i lavoratori debbano gestire una fabbrica, gli studenti gestiscano la scuola e non rimangano più in silenzio a subire queste nefandezze.

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