ESUBERI ALLA ALPI…… UN ALTRO MACELLO SOCIALE…

di Frecciarossa

 

Un’altra azienda del territorio non sta attraversando un buon momento: si tratta della “ALPI” di Modigliana, azienda multinazionale che produce superfici decorative in legno composto. Ad oggi nel suo organico
conta 400 lavoratori, l’azienda lamenta un esubero di 65.
L’azienda iniziò nel 2014 a richiedere gli ammortizzatori sociali causa “le condizioni del mercato”, questo strumento però sta arrivando alla sua conclusione.
Il 6 gennaio 2018 scade la procedura della cassa di solidarietà, che potrà essere erogata per altri sei mesi circa (giugno/luglio) e non oltre.
I sindacati confederali CGIL, CISL, UIL dichiarano che la trattativa con l’azienda sta proseguendo bene. Questo per molti potrebbe essere un segnale positivo, ma la storia ci ha insegnato che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio.
Il copione sarà lo stesso di tante altre sconfitte che nel nostro territorio e non solo stanno subendo i lavoratori, con le burocrazie sindacali che fanno sempre più le fortune di padroni o multinazionali e che non avendo strategie di lotta, firmano licenziamenti come un fiume in piena, fregandosene delle sorti e del disagio di chi con quel lavoro, frutto di fatica e sudore, riesce a portare a casa un tozzo di pane tutti i giorni.
Il sindacato di concerto con l’azienda fa i “conti della serva” in tasca ai lavoratori. L’azienda non ha mai fatto un passo indietro riguardo agli esuberi, mantiene ancora l’incentivo di licenziamento volontario in uscita di 20000 euro come nel 2014, in più si parla di prepensionamento (questa è forse l’unica soluzione indolore), abbassando gli esuberi a “soli”40 lavoratori.
Le burocrazie sindacali, per parare le critiche, diranno che meglio di così non si poteva fare oppure che hanno fatto il massimo, quando per chi difende veramente i lavoratori il massimo in questo caso specifico significa che nessun lavoratore sia licenziato. Questo è il solito copione, che ormai ci propinano come un disco rotto da troppo tempo.
Per contrastare questo ennesimo macello sociale sarebbe ora che i lavoratori dell’ALPI (e non solo) si (auto)organizzassero per coordinarsi in comitati di lotta combattivi, con piano di unione delle vertenze del territorio. Occorre respingere la speranza individualistica che il padrone sia disposto a concedere qualche briciola, “se sto zitto forse mi tengono” oppure “sono loro a darmi lo stipendio” perché solo con la lotta si possono evitare i licenziamenti o abbattere lo sfruttamento, le condizioni ambientali malsane e ottenere aumenti salariali dignitosi, in qualsiasi posto di lavoro. Solo i lavoratori possono arginare questa deriva sociale e rispondere alla guerra che il padronato sta muovendo contro di loro con la complicità dei Confederali.
Diamo una spallata a padroni e sindacati conniventi!

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