SOLO L’UNIONE DEI LAVORATORI IMPENSIERISCE IL PADRONE!

Nel sistema economico attuale, lo sfruttamento del lavoro consente al capitale di ricavare profitti, possibilmente sempre più alti. Il salario che i lavoratori ne ricavano, per quanto misero, viene in larga parte versato per la sussistenza e per pagare tutti quei servizi sociali che lo stato non eroga più, per “tagliare la spesa pubblica”. All’arricchimento dei padroni corrisponde un impoverimento sempre maggiore dei salariati.

Ma i salariati non sono tutti uguali: da quando le aziende possono per legge affidare tramite appalti tutte le attività che non sono strettamente legate alla produzione all’interno degli stabilimenti a cooperative esterne, i lavoratori che prima si trovavano fianco a fianco nello stesso reparto ora non solo hanno salari diversi, ma persino datori di lavoro diversi.

I lavoratori interni vengono schiacciati da ritmi produttivi sempre più massacranti, da sistemi di controllo qualità che scaricano tutte le responsabilità della produttività sulle spalle dei lavoratori, spremuti sempre di più, a fronte di aumenti salariali pari a un caffè.

Ai lavoratori esterni tocca il peso di una ricattabilità senza fine. Il sistema degli appalti e delle cooperative è un gioco di scatole cinesi che consente da un lato ai padroni di massimizzare i profitti abbattendo i costi relativi alla manodopera, dall’altro i lavoratori possono essere assunti dalle cooperative bypassando tutte le norme relative a orario, sicurezza, condizioni contrattuali ancora in vigore in aziende di dimensioni più grandi.

Ai padroni non basta usufruire dei vantaggi regalati a piene mani da Jobs Act, cancellazione dell’articolo 18 e incentivi statali vari. Oltre a massimizzare i profitti, l’obiettivo del patronato è dividere i lavoratori per mansione, salario, inquadramento in modo da scongiurare lotte comuni.

In tutto questo, i sindacati confederali si sono resi colpevoli di una passività vergognosa. Occorre riprendere il filo delle mobilitazioni, occorre rompere con un passato di passività e iniziare una stagione di lotte.

È fondamentale unire le rivendicazioni e le vertenze dei lavoratori dello stesso stabilimento, a prescindere dalle diverse condizioni a cui operano, e unire ogni vertenza a una rete di vertenze territoriali: è necessario che i lavoratori prendano coscienza che uniti sono più forti, che non esistono lavoratori intoccabili, che l’attacco senza precedenti ai loro diritti toccherà tutti prima o poi.

Per questo è necessario lasciare da parte interessi di bottega, contrasti tra sindacati di base, e fare della solidarietà operaia non uno slogan ma una pratica quotidiana.

Il programma del Partito Comunista dei Lavoratori è preciso: riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, senza aumentare i ritmi produttivi, cassa di resistenza per finanziare gli scioperi, reintroduzione piena dell’art. 18 per tutte le categorie e in tutte le imprese, diminuzione dell’età pensionabile.

SOLIDARIETÀ OPERAIA !

UNIFICAZIONE DELLE VERTENZE!

RISPONDERE ALLA PASSIVITÀ DEI CONFEDERALI

CON UNA NUOVA STAGIONE DI LOTTE!

Volantino della Sezione Romagna in occasione dello sciopero del 10 novembre

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