Maduro presenta i criteri per l’elezione della Costituente

Maduro firma il decreto per eleggere 540 membri della Costituente, inviato al Consiglio Elettorale Nazionale, il quale ha indetto elezioni per i governi federali a dicembre

Non è una novità, e non sorprende. Il meccanismo di elezione dei membri per la nuova Assemblea Costituente risponde completamente a una trama tale per cui il chavismo possa garantirsi la maggioranza dei rappresentanti, supponendo che i partiti maggioritari dell’opposizione, all’interno del MUD, decidano di presentarsi.

Dal Palacio di Miraflores Maduro ha annunciato che il processo sarà “municipalizzato” e “territorializzato”. Stando alle sue dichiarazioni i rappresentanti della Costituente saranno eletti con voto “universale, diretto e segreto”, e “in ambito territoriale e sovraterritoriale”. Stando al decreto, 364 di essi saranno eletti tramite collegi elettorali “territoriali” tradizionali: due per ogni capoluogo di municipalità nei 23 Stati e uno in ognuno delle 335 municipalità del paese, eccezion fatta per la municipalità di Libertador, che eleggerà sette rappresentanti. Allo stesso tempo, le comunità indigene sceglieranno otto membri che integreranno i 364 dei collegi territoriali nella Costituente.

Allo stesso tempo saranno eletti membri da parte di commissioni settoriali, divise in otto gruppi formati da operai, agricoltori, pescatori, studenti, disabili, residenti delle comunità indigene, imprenditori, comuni e consigli comunali. Il Consiglio Elettorale Nazionale dovrà richiedere i registri degli appartenenti a tali settori, e il loro numero finirà all’interno del quoziente del Registro Elettorale di ogni settore al fine di calcolare l’elezione di un deputato costituente settoriale per ogni 83.000 elettori.
L’Assemblea Costituente è tenuta a costituirsi entro 72 ore dalla proclamazione degli eletti. Stando alle dichiarazioni di Maduro, nessun elettore potrà essere incluso in più di un registro settoriale, e tutti questi gruppi sceglieranno i propri rappresentanti “sulla base del principio di rappresentanza maggioritario su liste nazionali”, eccezion fatta per i comuni e i consigli comunali che effettueranno tale scelta a livello regionale.

Essendo i deputati eletti nominalmente, per municipio e a maggioranza, una piccola municipalità di cinquemila abitanti avrà lo stesso peso elettorale di una con più di centomila, mostrando così fin dal principio l’enorme disproporzionalità di ogni rappresentante, con il medesimo potere decisionale. Per menzionare solo alcune delle curiosità, Stati come Zulia e Miranda – due tra le maggiori entità del paese – hanno il doppio della popolazione dello Stato di Tachira, però meno municipalità, e la municipalità di Maroa, nello Stato di Amazonas, ha poco più di 2.000 abitanti, mentre quella di Sucre (Miranda) ne ha quasi 657.000, senza parlare di quella di Libertador (Caracas), che ne conta quasi due milioni.

È risaputo che presso le piccole realtà dell’entroterra il chavismo ha sempre avuto maggior peso che nei più grandi conglomerati urbani. Tuttavia tale meccanismo non lascia sorpresi, dato che nel passato recente il governo ha modificato le proporzioni rappresentative in alcuni Stati e municipalità per favorire quelli in cui godeva di maggior rilevanza; di conseguenza, questa volta, con l’argomentazione del carattere “comunale e territoriale”, possiamo assistere ad un salto in questo senso, cercando di favorire le zone del paese in cui gode di maggior appoggio, a discapito di altre.

Senza dare una lettura approfondita di coloro che saranno eletti, è sufficiente chiedersi in che maniera verrà definito che un elettore appartiene alla categoria degli “operai” in tutto il paese, che base “istituzionale” lo determinerà e su quali criteri; lo stesso si può fare per le altre categorie, come quella dei contadini, o degli studenti, nella quale il governo possiede un ampio registro di nominativi all’interno delle funzioni educative pubbliche, e anche in altre, eccezion fatta per quella dei pensionati.
Tuttavia, è sufficiente dire che i comuni e i consigli comunali sono organismi cooptati dallo Stato chavista, ed è dunque ovvio che coloro che usciranno da lì risponderanno alle esigenze del governo.
Di conseguenza il carattere “settoriale”, lungi dall’essere un meccanismo atto a garantire il reale potere di operai, contadini e settori popolari, non può che divenire un sistema per la collocazione di rappresentanti del chavismo filtrati attraverso tali istanze.

Poche ore dopo il discorso ufficiale di Maduro, il Consiglio Elettorale Nazionale ha convocato elezioni per i governi e i consigli legislativi regionali per il prossimo 10 dicembre, processo che giaceva bloccato dalla fine dello scorso anno. In uno dei suoi ultimi comunicati ufficiali dello scorso anno, ad ottobre, la presidentessa del CNE, Tibisay Lucena, aveva annunciato che che tali convocazioni elettorali si sarebbero svolte entro il primo semestre dell’anno successivo. Successivamente, come asso nella manica, sostenne che i partiti avevano necessità di registrarsi di nuovo per la convalida alla partecipazione elettorale, che altro non era che una mossa per dare tempo al governo per perseguire la propria strategia di temporeggjamento. In seguito ha affermato che è stata decisa tale data dopo che è quasi giunto al termine il “processo di convalida delle organizzazioni con fini politici”, processo nel quale il CNE “ha lavorato negli ultimi mesi in accordo con la sentenza di ottobre della divisione costituzionale” del Tribunale Supremo di Giustizia.

In merito alla Costituente, Lucena ha dichiarato che l’organismo da lei presieduto si riunirà con l’obiettivo di fissare le date di queste elezioni e per scegliere i 540 delegati dell’Assemblea Costituente, promossa da Maduro, in una votazione che spera di tenere nel prossimo mese di luglio. «Ho convocato un’assemblea per giovedì (…) per approvare entrambe le scadenze per l’elezione dell’Assemblea Costituente, lavorando affinché possa essere scelta una data entro il mese di luglio».

Tuttavia non sarebbe da escludere che le elezioni dei governatori siano nuovamente posticipate con il pretesto che la Costituente sta lavorando, o che la Costituente stessa lo determini al fine di non “ostacolare le sue funzioni”.
La passata Assemblea Costituente del 1999 durò praticamente sei mesi, e Chavez dovette affrontare questa difficoltà, in presenza della quale giungerà comunque ad approvare la riforma. Maduro al contrario non ha questa difficoltà, avendo già posto come esempio i casi dei processi costituzionali in Bolivia o Brasile, durati circa due anni.

Per tutto questo l’annuncio delle elezioni per i governatori, lo stesso giorno e a poche ore dal decreto di Maduro, può risultare come una cortina di fumo, nel solco della deriva bonapartista del governo, che cerca una sopravvivenza politica provando a mantenersi in carica con ogni espediente possibile. Il governo sostiene che l’Assemblea Costituente sarà espressione di maggiore democrazia e del potere costituente; tuttavia, occorre tenere in conto che questa elezione costituzionale si svolgerà in un regime di stato d’eccezione: il crescente dispiegamento repressivo e militare controllato autoritariamente da governo e PSUV, con l’esclusione di figure dell’opposizione di destra ma anche di sinistra, alla quale si sta togliendo personalità giuridica, come accaduto al MS (Movimiento al Socialismo) o al PSL (Partido Socialismo y Libertad) come risultato della legge di rinnovo dei partiti politici, la quale ha favorito le organizzazioni maggioritarie. A questo si sommano le ulteriori limitazioni alla libertà di stampa, organizzazione sindacale e politica che il governo sta mettendo a punto.

Maduro parla di democrazia ma limita la possibilità di mobilitazione esclusivamente a suo vantaggio, proibendo e reprimendo le manifestazioni che non si subordinano allo svolgimento nei luoghi e negli spazi in cui il governo ha stabilito si debba manifestare. E tutto questo accade non solo con le manifestazioni convocate dall’opposizione di destra, ma anche con le mobilitazioni dei lavoratori. Maduro afferma senza appello: «Non si può permettere a nessuno di bloccare una strada», sempre e solo quando si tratta di dimostrazioni che gli sono avverse; tuttavia il suo governo blocca le strade quando si tratta di proprie manifestazioni, e per una giornata intera. Cinismo puro.

Milton D’León
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