Contro i politicismi borghesi. Rilanciare l’opposizione di classe

Con la vittoria nelle primarie del PD Renzi tenta di rilanciare le proprie ambizioni nello scenario politico italiano.

Il voto referendario del 4 dicembre ha seppellito sotto una valanga di no il progetto reazionario di Renzi che mirava a concentrare nelle mani dell’uomo solo al comando tutte le principali leve istituzionali. Le basi materiali della sconfitta di Renzi vanno ricercate nello sfaldamento delle sue basi politiche di appoggio, progressivamente venute meno dopo gli sfondamenti che il governo Renzi ha operato su articolo 18, JobsAct e Buona Scuola. Il 60% di no, in ampia parte di lavoratori e giovani, sono anche il riflesso di quella scollatura e hanno chiuso con una disfatta il primo capitolo della vicenda politica renziana.

Il governo Gentiloni è segnato dalla debolezza della sua maggioranza politica: la sua ritirata sui voucher, con lo scopo malcelato di evitare una seconda sconfitta referendaria, ha dimostrato la sua fragilità. La sua composizione ministeriale, che ha riproposto provocatoriamente i peggiori interpreti del governo Renzi, assume oggi con i rinnovati scandali di molti dei suoi esponenti di spicco a partire da Boschi un carattere di pesantezza sulle rinnovate ambizioni di Renzi, a partire dal delicato passaggio della legge di stabilità di fine anno.

Con il ritorno alla segreteria del PD, Renzi tenta di rilanciare le proprie ambizioni, sganciando definitivamente il PD da ogni logica di vecchio centrosinistra e lanciandosi alla conquista dell’elettorato di Forza Italia e invocando per sé il voto utile di sinistra, in aperta contrapposizione a MDP e al resto della sinistra politica riformista.

Per provare a vincere la sua sfida, Renzi cercherà probabilmente una prova di forza per disegnare una legge elettorale su misura delle sue ambizioni per tentare di arrivare alle elezioni anticipate in autunno.

Ma la domanda centrale che interroga tutti i principali attori dell’establishment italiano è: quale governo dopo le elezioni? Con la fine del vecchio bipolarismo e la disfatta del progetto istituzionale reazionario di Renzi il 4 dicembre, la borghesia italiana è rimasta senza una soluzione di governo.
Il consolidamento di un quadro tripolare e l’impasse istituzionale, a partire dalla legge elettorale, non offre alcuno sbocco stabile di governo. Tutti i principali esponenti sono impegnati a tirare acqua al proprio mulino, dal M5S che tenta di cavalcare ogni scandalo allo scopo della propria affermazione elettorale, alla Lega di Salvini che si barcamena tra ambizioni lepeniste e nostalgie di centrodestra, fino alla stessa ipotesi nuovamente alla ribalta di un governo dell’inciucio tra Berlusconi e Renzi.

Il movimento operaio non ha nulla a che spartire con questi disegni, tutti mirati contro i suoi interessi sociali, tutti interessati a costruire sulla crisi politica della seconda repubblica diverse soluzioni reazionarie.

Difendere l’autonomia del movimento operaio dai tre poli reazionari (renzismo, salvinismo, grillismo), rilanciare e unificare l’opposizione sociale di massa attorno a un proprio programma indipendente, costruire la prospettiva di un’alternativa di classe alla crisi politica borghese, è tanto più oggi il compito dell’avanguardia.

Il PCL si batte e si batterà come sempre in ogni lotta per questa prospettiva.

Partito Comunista dei Lavoratori
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