La lotta degli “hunger strikers” palestinesi e la solidarietà internazionalista dei compagni nord-irlandesi

di  Niccolò Lombardini

In questi giorni, quasi quotidianamente nelle maggiori città dell’Irlanda del Nord, da Belfast a Derry, si stanno svolgendo presidi e cortei in solidarietà ai prigionieri palestinesi in sciopero della fame dallo scorso 17 Aprile. Oggi sarà il quarantunesimo giorno di digiuno.

 Lo sciopero della fame di massa, che ha coinvolto più di 1.500 prigionieri  è iniziato per protestare contro le rigidissime condizioni carcerarie in cui versano i detenuti palestinesi e contro le violazioni di diritti fondamentali come il divieto per ” motivi di sicurezza ” di ricevere, ormai da diversi anni, visite  dai propri parenti, di poter effettuare telefonate alle famiglie e per uscire dallo stato di isolamento a cui sono sottomessi.  Già nel 2012 le carceri israeliane erano state teatro di uno sciopero della fame di massa, dove 1.600 detenuti richiedevano le medesime cose.
Secondo alcune testimonianze e dati raccolti da Amnesty International, nelle carceri israeliane sarebbero presenti più di 3.600 prigionieri palestinesi arrestati nel contesto del conflitto  israelo-palestinese e considerati dalle autorità israeliane come “security prisoners”; tra i detenuti ci sarebbero trecento bambini e cinquecento persone in stato di “detenzione amministrativa”, quindi senza processo, di cui cinquantasette donne, tredici delle quali minorenni.
Appena due giorni fa, venti prigionieri palestinesi  detenuti nel carcere di Hadarim,  dopo aver subito intimidazioni e violenze da parte delle guardie carcerarie per indurli a  interrompere  lo sciopero della fame, sono stati trasportati all’ospedale di Meir, dopo che le loro condizioni di salute erano peggiorate repentinamente.

Non è certo un caso se una delle più forti ondate di solidarietà giunge dall’Irlanda del Nord: un paese ed un popolo che hanno una tradizione storica di lotte carcerarie e scioperi della fame usati come metodo di denuncia e battaglia politica, di cui si sono avvalsi più volte nella storia i repubblicani irlandesi,  ma che è stata resa nota all’opinione pubblica durante il periodo dei ” The Troubles”.
Nel 1976 il governo britannico decise di togliere ai detenuti di IRA e INLA, lo status di prigionieri politici e di trasferirli nella nuova sezione del carcere di Long Kelsh, denominata “Maze”: una struttura formata da otto blocchi a forma di H, che presero il nome di Blocchi H (Blocks-H).  Inoltre fu imposto ai detenuti l’obbligo di indossare le divise carcerarie, che avrebbero svilito così la loro lotta, perchè in quel modo venivano messi allo stesso livello dei criminali comuni. Per questo motivo i prigionieri repubblicani, una volta rifiutata la divisa, decisero di rimanere nudi, usando solo una coperta come indumento, dando vita alla  “blanket protest”. Inoltre viste le violenze effettuate dai secondini, nei confronti dei prigionieri repubblicani ogni volta che questi  lasciavano le celle per recarsi nei bagni, decisero di non svuotare più i propri “buglioli”, spalmando le feci sui muri delle celle e facendo uscire le urine da sotto le fessure delle porte. Una protesta che prenderà il nome di  ” dirty protest “.
Dopo quattro anni passati nudi in una cella logora e piena di escrementi, i prigionieri dell’IRA e INLA decisero di iniziare uno sciopero della fame di gruppo.
Il 27 Ottobre 1980, sette detenuti di cui sei della Provisional IRA e uno dell’INLA, rifiutarono il  cibo per protestare contro il regime carcerario Nord Irlandese e per le condizioni in cui versavano i detenuti, i quali esercitavano cinque richieste, divenute famose come “five demands”: diritto di indossare i propri vestiti e non la divisa carceraria, diritto di non svolgere il lavoro carcerario, diritto di libera associazione con gli altri detenuti durante le ore d’aria, diritto di avere reintegrata la remissione di metà della pena e il diritto di ricevere pacchi settimanali, posta e di poter usufruire di attività ricreative.

A questo primo sciopero parteciparono: John Nixon (INLA), Brendan Hughes ,Tommy McKearney , Sean McKenna, Leo Green, Raymond McCartney , Tom McFeeley  e  Brendan Hughes, quest’ultimo ex comandante della “brigata Belfast” della Provisional IRA e  comandante dei detenuti del “Maze”, il quale una volta iniziato lo sciopero, lasciò il comando a Bobby Sands. A questi prigionieri il primo dicembre 1980, si aggiunsero altri 30 detenuti del “Maze” e 3 del carcere femminile di Armagh.
Dopo cinquantatre giorni di digiuno, con Sean McKenna che nel frattempo era entrato in coma, gli “hunger strikers” presero la decisione di interrompere lo sciopero solo dopo che il governo Thatcher, mentendo platealmente, promise di soddisfare le richieste dei detenuti. Una volta compreso che il governo britannico si stava prendendo gioco di loro, i prigionieri irlandesi lanciarono un nuovo sciopero della fame. Questa volta però, a differenza del primo, decisero che non sarebbe stato uno sciopero della fame di massa, ma bensì graduale, con lo scopo di allungare i tempi della protesta e mantenere alto l’interesse dell’opinione pubblica internazionale, che nel mentre si stava interessando alla vicenda.

La sera del 28 Febbraio 1981, il primo  ad iniziare lo sciopero fu proprio Bobby Sands, quindici giorni dopo fu il turno di Francis Huges, seguito a intervalli regolari da tutti gli altri. Durante il periodo di sciopero della fame Bobby Sand, nonostante la detenzione fu candidato dal Sinn Fèin  per le elezioni suppletive in contrapposizione a Harry West, candidato dell’Ulster Unionist Party, riuscendo ad essere eletto membro del parlamento britannico con 30.492 voti. Nonostante l’esito elettorale, il governo Thatcher si rifiutò di scendere a compromessi con i repubblicani, per il fatto che Bobby Sands e tutti gli altri prigionieri dell’IRA e INLA, erano considerati criminali comuni e quindi non godevano di nessuno di quei diritti che venivano riservati ai prigionieri politici.
Il 5 Maggio 1981, dopo sessantesi giorni di digiuno e ormai ridotto su una sedia a rotelle in condizioni pietose, con l’intestino distrutto e cieco da un occhio,ma ancora del tutto lucido, Bobby Sands morì, venendo sostituito nel digiuno da Joe McDonnel. La testimonianza di questi giorni è raccolta nel libro ” Bobby Sands prison diary” , che lui stesso scrisse nei primi diciassette giorni di sciopero della fame.

Una settimana dopo fu Francis Huges ad andarsene, seguito da Raymond McCreesh e dal comandante dell’INLA Patsy O’Hara, che morirono a distanza di poche ore l’uno dall’altro, tutti e tre vennero prontamente sostituiti da altri detenuti. Morirono anche Martin Hurson, Kevin Lynch, Kieran Doherty,Thomas McElwee e Mickey Devine. Il 3 ottobre 1981, dopo che le famiglie dei detenuti iniziarono a dare il consenso per l’intervento medico nei confronti degli scioperanti che versavano in condizioni critiche, gli altri prigionieri presero coscienza del fatto che ormai lo sciopero della fame non aveva più senso, decidendo quindi di interromperlo. Pochi mesi dopo il governo britannico dichiarò di voler effettuare una revisione del sistema carcerario e accettò molte delle richieste rivendicate dai prigionieri repubblicani.

C’è quindi un filo rosso che collega l’Irlanda del Nord e la Palestina, entrambe sotto il giogo di un esercito occupante che da decine di anni da una parte e centinaia dall’altra, schiaccia con violenza cieca ogni tentativo di rivolta. La solidarietà internazionalista dei compagni Nord Irlandesi oltre che importantissima è un incitamento a resistere, ed è per questo che anche noi ci uniamo agli appelli di solidarietà verso i  prigionieri palestinesi che in questi giorni stanno mettendo in gioco la loro vita pur di ottenere quel minimo di libertà, che da quasi mezzo secolo i sionisti gli hanno tolto.

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