Contro l’imperialismo per un’alternativa socialista

volantino_12_marzo_2016Volantino distribuito dal PCL alle manifestazioni contro la guerra del 12 marzo

La guerra, nella Grande Crisi di questi anni, è una prospettiva del nostro quotidiano. Anzi, diverse guerre. Quelle tra poli imperialisti, per consolidare le proprie aree di influenza. Quelle tra potenze, per un proprio posto al sole. Quelle nazionaliste o religiose, per il proprio sviluppo capitalista disciplinando l’intera società dietro esercito (o milizia) e bandiera (croce, mezzaluna o altro che sia). Quelle democratiche, contro le proprie oppressioni dittatoriali. Ed anche quelle sociali, per garantirsi una sopravvivenza nelle barbarie di uno sviluppo (con enormi migrazioni), precipitato in una crisi di lunga durata.

Per questo il PCL promuove e partecipa, con le proprie posizioni, a questa giornata contro la guerra. Contro un nuovo protagonismo imperialista in Libia, della NATO e anche del nostro paese. Esistono certamente contraddizioni: Renzi e Gentiloni proclamano cautela, un po’ per i rischi dell’avventura (invisa alla grande maggioranza della popolazione), un po’ per non avvantaggiare gli altri imperialismi, in primo luogo quello francese (a fronte al ruolo di primo attore che l’Italia ha oggi in Libia). Ma ovunque si ascolta il rullar dei tamburi, dall’Africa al Medioriente (compresa l’entrata in scena dell’attore Russo)

Siamo in piazza quindi per l’urgenza delle cose. Perché non è solamente un intervento militare. Siamo di fronte al precipitare combinato di tensioni fra poli imperialisti, con guerre sociali, politiche, religiose e di potenza che fra loro si intrecciano e si imbastardiscono.

PER QUESTO SOTTOLINEIAMO LE RADICI DI CLASSE DI QUESTE GUERRE.

In primo luogo, contro il nostro imperialismo: quello italiano. Il nostro coinvolgimento è diretto, non è solo subordinato ad altre influenze, è soprattutto al servizio dei nostri interessi, dell’ENI e del grande capitale. Per questo la mobilitazione contro la guerra non può essere una mobilitazione pacifista, interclassista, astratta dai concreti interessi che sorreggono questi interventi militari: per battersi contro questa guerra, bisogna costruire l’opposizione sociale e di classe contro governo e padronato. “Se vuoi la pace prepara la rivoluzione” diceva agli inizi del ‘900 Karl Liebknecht, il futuro compagno di lotta e di destino di Rosa Luxemburg

In secondo luogo, l’opposizione alla guerra ha per noi senso solo nella prospettiva dell’alternativa socialista, unica vera alternativa alla barbarie dell’imperialismo e del fondamentalismo reazionario. Per questo appoggiamo nei conflitti le forze classiste e rivoluzionarie, contro la partecipazione ad ampi fronti popolari o Comitati di Liberazione Nazionale interclassisti; per l’autodeterminazione dei popoli, ma contro alleanze nazionaliste con forze borghesi (in Siria come nell’Unione Europea).

Queste sono le nostre ragioni e proposte. Però pensiamo che sia soprattutto necessario sviluppare un ampio fronte di mobilitazione, contro la guerra e contro tutti gli imperialismi o le politiche di potenza, al fianco delle masse oppresse e sfruttate della nazione araba, del Medio Oriente, di tutti i paesi coinvolti nei conflitti. La mobilitazione di oggi allora non deve concludersi qui, deve trovare forme e modalità per proseguire e soprattutto per allargarsi, costruendo un fronte unitario della sinistra politica e sociale. Per questo riteniamo utile la costruzione di comitati unitari attorno alla discriminante dell’opposizione alla guerra, nella diversità di analisi e posizioni, impegnati nell’organizzazione dell’iniziativa comune.

 

Partito Comunista dei Lavoratori
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