Distruggere la famiglia.

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Il dibattito sulla legittimità della famiglia composta da individui dello stesso sesso, e sul loro relativo diritto alla prole, sarebbe un’occasione per aprire una riflessione sulla famiglia in generale. Purtroppo, per come se ne parla, rimane circoscritto alla questione dei diritti civili che sono sempre un’opinione personale, cioè il prodotto di cultura, esperienze e necessità personali.

Salvo restando il fatto che tali diritti vanno allargati il più possibile, rimane il problema di renderli non solo effettivi ma permanenti e, se si considera il generale diffondersi di tendenze oscurantiste, ciò non è affatto scontato. Vedi la Germania, per esempio, che negli anni Venti fu una società aperta alle particolarità individuali, ma che poi, con la presa nazista del potere nel contesto di una crisi economica devastante, divenne rapidamente il paese più reazionario d’Europa.

La propaganda nazista fece presa sulla masse frustrate e sui ceti medi impoveriti, indicando come responsabili di tutti i mali i paesi stranieri, ma soprattutto: gli ebrei, i comunisti, gli omosessuali e in generale tutti coloro che non corrispondevano allo stereotipo (mitologico) del tedesco medio.

Che cosa è la famiglia? Quali sono i limiti entro i quali può essere considerata tale?

Fino a che punto può spingersi il diritto giuridico dello Stato contro il diritto naturale degli individui?

Tre considerazioni:

La famiglia naturale non esiste; essa è il prodotto di un’evoluzione materiale della società e non di un’etica insita nella natura dei sentimenti umani.

Il riconoscimento della famiglia monogama come nucleo chiuso e fondamento sociale si è affermato solo dopo che, nel corso di secoli, il patriarcato ha prevalso sul matriarcato conseguentemente alla necessità di tramandare la proprietà.

Questo processo è iniziato poche migliaia di anni fa in alcune civiltà, per poi espandersi a quasi tutte le popolazioni del mondo.

Tuttavia, a dimostrazione che “la famiglia naturale” è un falso ideologico, basta osservare che ancora oggi esistono nuclei sociali dove la famiglia è cosa del tutto diversa dalla presunta famiglia naturale; tanto diversa da non esistere affatto in quanto tale.

Prima che si affermasse il modello attuale, per un periodo di tempo molto più lungo, (decine di migliaia di anni) le relazioni fra i singoli e i sessi sono cambiate, ma sempre in una struttura familiare di carattere matriarcale e aperta (a un numero ampio di individui imparentati fra loro) fino alla scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento.

Queste due scoperte fondamentali consentirono ad alcune popolazioni di sviluppare un modo di produzione infinitamente più efficiente di quello precedente (caccia, pesca e raccolta) e quindi accumulare una quantità di beni superiore alle loro capacità di consumo.

In questo alcuni individui furono più abili di altri.

Così le antiche strutture collettive, come la tribù e la stirpe, furono soppiantate dalla famiglia dominata dal proprietario e dalla prima moglie a lui soggetta, in modo da garantirgli la paternità dell’erede e la continuità del capitale. Contemporaneamente, a garanzia e sostegno del sistema,  furono emanate leggi e normative, filosofie, ideologie politiche e religioni. Oggi la preoccupazione “del sangue” non ha più ragione di esistere in quanto la scienza è in grado di distinguere paternità e maternità di ogni individuo.

Il primo pilastro della famiglia non ha più ragione di esistere.

Un’altra ragione della famiglia monogama e patriarcale riguarda non già le classi dominanti, ma quelle proletarie e il ceto medio intellettuale.

Lo sviluppo delle città (nel medioevo) e poi la rivoluzione industriale avevano l’esigenza comune che gli individui si radicassero/concentrassero in un preciso territorio e fossero assoggettati alle stesse leggi, in modo da gestire e disporre agevolmente della forza lavoro.

La famiglia garantiva tali esigenze: creava in ogni suo membro un senso di protezione e solidarietà che da solo non avrebbe potuto ottenere e contemporaneamente parcellizzava le classi lavoratrici, in modo tale che fosse estremamente difficile che si organizzassero contro il dominio dei proprietari.

Oggi, nel nuovo modo di produzione post-moderno, gli investimenti si spostano continuamente alla ricerca di nuove e migliori occasioni di profitto e quindi è funzionale la disponibilità a spostarsi per inseguire il lavoro. Si tratta di un obbligo più che una scelta ma la sostanza non cambia: la famiglia tradizionale non è più essenziale per mantenere il sistema.

Anche il secondo pilastro  della famiglia si sta logorando nelle sue fondamenta.

La famiglia tradizionale ha svolto un’altro ruolo importante: il protrarsi di credenze e usanze a garanzia dell’omogeneità culturale della comunità locali e nazionali, attraverso la celebrazione di riti, festività, ricorrenze ecc.

Fino al secondo dopoguerra, in Europa (ma anche nel resto del mondo con tempi e modalità diverse), i vecchi narravano, i genitori educavano e si presupponeva che i figli imparassero. C’era anche la scuola, la religione e lo Stato; ma erano le famiglie all’interno della quali si formava l’individuo.

Fino ad allora la Chiesa e le altre religioni, ponendo al centro della loro dottrina la famiglia, si erano sempre garantite il controllo dell’immaginario e delle coscienze popolari. Con lo sviluppo dell’industria e l’inurbamento delle masse contadine la famiglia si è via via ridotta come numero di componenti fino a comprenderne anche uno soltanto ed è soggetta ad una spinta continua verso la frammentazione, indotta dalla mobilità dell’attuale modo di produzione.

Inoltre la globalizzazione economica e  dei nuovi “media”  sta omogeneizzato la cultura e la percezione della realtà oltre ogni frontiera. Le culture etniche tradizionali e nazionali sono ancora forti ma la tendenza è quella che va verso una sorta di sincretismo culturale globale.

Certo è che tutto potrebbe rovesciarsi nel suo contrario. Si veda per esempio la regressione in atto con il fondamentalismo islamico, la crescita dei fascismi, dei nazionalismi e del razzismo (in Occidente), tuttavia per il momento la tendenza è ancora questa. Comunque ,si tratterebbe di una regressione momentanea, anche se devastante, perché la coscienza del mondo degli individui si forma attraverso i modi, la qualità e la velocità  con cui si comunica con gli altri, e non per volontà indotta da credi religiosi o ideologie.

Semmai, si aprirebbe finalmente la questione di chi controlla e per quale scopo le nuove tecnologie.

Ma questo è un problema che c’è sempre stato e che riguarda non solo un mondo ipoteticamente regredito molto più di quello presente, ma la realtà attuale del capitalismo in crisi permanente.

Così, anche il terzo pilastro della famiglia si regge traballando sul vuoto dei presupposti che l’avevano generato.

Ciò per un verso è positivo, ma è necessario che alla famiglia, com’è genericamente intesa, si sostituisca una nuova forma di rapporti concreti fra le persone, una forma aperta e trasversale. Una famiglia che cambia: componendosi, scomponendosi e ricomponendosi  senza limiti e che sia garantita, non già da presunte leggi morali o dello Stato, ma dalla disponibilità  di alloggio, istruzione e beni necessari. Per una vita migliore di questa: parcellizzata, repressa e sempre in bilico fra paura del futuro e ambiguità del presente.

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