CON I LAVORATORI DELL’IKEA, PER DIFENDERE DIRITTI E SALARI, PER COSTRUIRE UNA RESISTENZA DI MASSA CONTRO L’OFFENSIVA DEI PADRONI!!!

In queste settimane IKEA, il colosso svedese oramai presente in tutto il nostro paese, ha presentato le proprie richieste per il contratto integrativo aziendale (CIA).

Il padronato italiano ha aperto proprio in questo periodo una nuova, pesante offensiva contro lavoratori e lavoratrici del nostro paese. Confindustria, Confcommercio e anche diverse imprese al loro esterno (dalla nuova FIAT alle grandi catene commerciali) vogliono rivedere il sistema contrattuale: vogliono aver mano libera sull’organizzazione del lavoro (orari, turni, pause, ecc) e vogliono rendere il più possibile variabili gli stipendi (soprattutto per poterli diminuire, all’occorrenza, anche sotto i minimi dei contratti nazionali). Vogliono cioè sfruttare subito i nuovi rapporti di forza determinati dal Job Act (licenziamenti, videosorveglianza e demansionamento). La rinuncia alla lotta da parte delle direzioni sindacali, dopo lo sciopero del 12 dicembre, oltre che permettere al governo di perfezionarne liberamente i decreti, ha infatti stimolato l’appetito del capitale.
Le richieste di IKEA sono in linea con questa nuova offensiva del padronato, in linea con ciò che tante altre aziende stanno facendo in tutta Italia (dall’industria al commercio): riduce i costi per aumentare i profitti. Il “costo“ è quello dei lavoratori e delle lavoratrici. Il profitto è quello degli azionisti. Altro che “collaborazione“ tra capitale e lavoro!

IKEA, con la brutalità di cui i padroni sono capaci, ha spiegato che, siccome la concorrenza è spietata e le commesse sono poche, dal momento che “l’Italia del 2015 non è più quella del 2000”, si deve accettare pesanti riduzioni al salario: un taglio netto alle maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo, la cancellazione dell’importo fisso del premio aziendale. Un taglio che per molti dei 6 mila dipendenti (70% part time) comporta una riduzione di almeno 200 euro al mese, indispensabili per la mera sopravvivenza.

I lavoratori e le lavoratrici di IKEA, questa volta, hanno reagito! I sindacati hanno dichiarato tali proposte “inaccettabili”. Sono state costruite mobilitazioni e iniziative di lotta, sino ad uno sciopero nazionale di otto ore in tutta IKEA (11 Luglio scorso). Uno sciopero molto riuscito (tra il 75 e l’ 80% di adesioni): una bella dimostrazione di forza di lavoratori e lavoratrici.

Una reazione importante. Perché in una grande azienda, con migliaia di lavoratori e lavoratrici, presente in tutto il paese, si sta combattendo contro questa offensiva. Si contrappone una rigidità alla flessibilità totale che viene oggi richiesta in tutti i posti di lavoro: la rigidità di uomini e donne che chiedono di esser riconosciute come persone, e non come una semplice variabile della contabilità aziendale. Il 22 luglio è stato fissato un nuovo incontro tra le parti.

SALARI E DIRITTI DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI IKEA NON DOVRANNO ESSERE TOCCATI!!!

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) è a fianco di questa lotta, che è lotta di tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici italiane, contro l’Azienda e in solidarietà dei 6 mila lavoratori e lavoratrici IKEA, contro ogni peggioramento delle loro condizioni lavorative e salariali.

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