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I rivoluzionari devono lavorare nei sindacati reazionari?

“…Scempiaggini altrettanto ridicole e puerili non possono non sembrare a noi anche le chiacchiere, estremamente dotte e terribilmente rivoluzionarie, dei “sinistri” tedeschi i quali affermano che i comunisti non possono e non devono lavorare nei sindacati reazionari, che è lecito rinunciare a questo lavoro, che bisogna uscire dai sindacati e creare assolutamente una “lega operaia” del tutto nuova, pura, escogitata da comunisti molto simp

atici ( e per la maggior parte, verosimilmente, molto giovani), ecc.,ecc. Il capitalismo lascia inevitabilmente in eredità al socialismo, da una parte, le vecchie distinzioni professionali e corporative fra gli operai, distinzioni che si sono stabilite attraverso i secoli; e, dall’altra parte, i sindacati, che possono svilupparsi e si svilupperanno soltanto con molta lentezza, nel corso di molti anni, in sindacati di produzione più larghi e meno corporativistici (che abbracciano interi rami di produzione e non soltanto una corporazione, un mestiere, una professione). In seguito, per mezzo di tali sindacati di produzione, si passerà alla soppressione della divisione del lavoro tra gli uomini, all’educazione, istruzione, preparazione di uomini sviluppati e preparati in tutti i sensi, di uomini capaci di far tutto. A ciò tende il comunismo; a questo deve tendere e arriverà, ma soltanto dopo un lungo periodo di anni. Tentare oggi di anticipare praticamente questo futuro risultato del comunismo pienamente sviluppato, pienamente consolidato e formato, completamente florido e maturo, è come voler insegnare la matematica superiore a un bambino di quattro anni. Noi possiamo (e dobbiamo) incominciare a costruire i socialismo non con un

materiale umano fantastico e creato appositamente da noi, ma con il materiale che il capitalismo ci ha lasciato in eredità. Ciò è senza dubbio molto “difficile”. Ma ogni altro modo di affrontare il compito è così poco serio, che non vale la pena di parlarne… Ma il proletariato, in nessun paese del mondo, non si è sviluppato, né poteva svilupparsi altrimenti che per mezzo dei sindacati, per mezzo dell’azione reciproca tra sindacati e
partito della classe operaia…conduciamo la lotta contro i capi opportunisti
e socialsciovinisti per attrarre dalla nostra parte la classe operaia. Dimenticare questa verità elementarissima ed evidentissima, sarebbe stolto. E una stoltezza simile commettono appunto i comunisti tedeschi “di sinistra”, i quali dal carattere reazionario e contro rivoluzionario delle alte sfere dei sindacati traggono la conclusione che…bisogna uscire dai sindacati!! Rinunciare al lavoro nel loro seno!! Creare forme nuove, bellamente escogitate dell’organizzazione operaia!! E’ una sciocchezza imperdonabile, e sarebbe il maggior servizio che i comunisti possano rendere alla borghesia. Giacché i nostri menscevichi, come pure tutti i capi opportunisti, socialsciovinisti, kautskiani dei sindacati non sono niente altro che “agenti della borghesia nel movimento operaio” (come noi abbiamo sempre detto contro i menscevichi), ossia “commessi della classe capitalista nel campo operaio ” secondo la bella espressione, profondamente giusta, dei seguaci di Daniel de Leon in  America. Non lavorare in seno ai sindacati reazionari, significa abbandonare le masse operaie arretrate o non abbastanza sviluppate all’influenza dei capi reazionari, degli agenti della borghesia, dell’aristocrazia operaia, ossia degli “operai imborghesiti” Appunto la balorda “teoria” della non partecipazione dei comunisti ai sindacati reazionari mostra nel modo più chiaro con quanta leggerezza questi comunisti “di sinistra” affrontino la questione dell’influenza sulle “masse” e quale abuso facciano nei loro
sproloqui della parola “masse”. Per sapere aiutare le “masse” e guadagnarsi la simpatia, l’adesione e l’appoggio delle “masse”, non si devono temere le difficoltà, gli intrighi, le offese, le persecuzioni da parte dei “capi” (i quali, come opportunisti e socialsciovinisti, nella maggior parte dei casi sono legati direttamente o indirettamente con la borghesia e
con la polizia), e lavorare ad ogni costo là dove sono le masse….Non è possibile immaginare un ‘insensatezza maggiore, un maggior danno per
la rivoluzione di quello che cagionano i rivoluzionari “di sinistra”! Se noi oggi, in Russa, dopo due anni e mezzo di vittorie senza precedenti sulla borghesia della Russia e dell’Intesa, ponessimo come condizione di ammissione nei sindacati il “riconoscimento della dittatura” faremmo una sciocchezza, comprometteremmo la nostra influenza sulle masse, faremmo il gioco dei menscevichi. Il compito dei comunisti consiste infatti tutto nel saper convincere i ritardatari, nel saper lavorare fra loro, nel non separarsi da loro con parole d’ordine “di sinistra” cervellotiche e puerili.”
 
Lenin – tratto da “L’estremismo malattia infantile del Comunismo” 1920
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