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PCL contro la repressione del carcere e del video-controllo

Fanno male le parole dell’assessore Lisi: è una chiara conseguenza della volontà di tutte le amministrazioni PD (a Rimini come a Cesena) di cavalcare l’onda delle stragi di Parigi.
Sull’emotività dei tragici accadimenti, lo Stato non risponde con la comprensione del problema sociale, ma con la repressione. Non vuole risolvere il disagio, ma vuole controllarlo. Dello stesso segno sono il potenziamento del video-controllo a Rimini (come a Cesena), nonostante i dati del ministero non siano allarmanti.
L’assessore Lisi sta strumentalizzando non solo le parole dell’Associazione Papillon, ma anche il disagio dei detenuti, più volte sanzionato dalla comunità europea. L’ analfabetismo politico è il problema: non si tratta di indennità ma di libertà.
Noi siamo ben consci del ruolo dello Stato e delle sue strutture di repressione utili ad “accogliere” solo il proletariato e mai la classe dirigente, che veste volentieri le medesime casacche di partito degli amministratori.
La repressione protegge chi vuole conservare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: pertanto noi comunisti non tiriamo la gonna a nessuno, tanto meno alla classe dirigente assetata di repressione per poter meglio concludere i propri affari.


Partito Comunista dei Lavoratori (PCL)
sezione “D. Maltoni” – Romagna – Rimini Forlì Cesena Ravenna

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