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SIAMO TUTTI CHARLIE? UNITÀ NAZIONALE? MA ANCHE NO … COMMENTO A CALDO SULLA STRAGE DI PARIGI

Di Leo Astilegnave 

Le notizie scorrono velocemente: ieri il pluriomicidio nella redazione di Charlie Hebdo, poi stamattina un’altra sparatoria, poi un’esplosione di fronte ad un negozio di kebab vicino ad una moschea…

Tutto fa notizia: tutto viene mischiato insieme affinché aumenti la tensione, la voglia di vendetta e la preoccupazione, senza valutare la disconnessione tra gli accadimenti.

Chi invoca la guerra alla Jihad. Chi al terrorismo. Chi all’immigrazione clandestina. Chi parla di “11 Settembre europeo”. Facili sono le conclusioni e i commenti dei “migliori” intellettuali nostrani. Chi è contro ogni religione, chi contro qualsiasi ideologia: i commenti rozzi ma intellettuali si sprecano. Quello che fa notizia è commentare, commentare e commentare i “fatti”.

Ma nessuno ha “voglia” di analizzare le origini del problema, l’unico modo che può evitare facili strumentalizzazioni e terribili conseguenze. E qui, ovviamente, la fantasia si spreca : è colpa del Corano! No, è colpa di Sarkozy! No, di Le Pen, anzi no della Bibbia! NO DEGLI IMMIGRATI!

I tre assalitori sono tutti di origine francese: 2 sono nati a Parigi. Quindi la questione immigrazione non è la causa dei problemi. Chi conosce la parola “banlieu”? E chi conosce la parola “democrazia”? Chi la parola uguaglianza? Secondo voi la parola uguaglianza e democrazia vanno di pari passo? I “fatti” dicono di no.

La parola banlieu significa suburbio, periferia. Periferia viene dal latino peripheria cioè circonferenza, posta al margine.

Quindi una democrazia produce emarginazione? Non essendo capace di creare uguaglianza crea emarginati. Emarginati che puntualmente vogliono, pretendono. Pretendono di esistere e di essere ascoltati. Gli stessi sobborghi erano roccaforti della sinistra: in tutto il mondo la bandiera rossa era quella che sventolava più volentieri in quartieri periferici, e non malfamati, ma semplicemente abbandonati a loro stessi.

La risposta della politica borghese quale è stata negli anni passati, quando le periferie erano bacino elettorale della sinistra? Qualche riforma filo-capitalista capace di ritardare lo scoppio imminente di una rivoluzione: qualche diritto e garanzia in più.

E oggi, quando queste roccaforti sventolano più volentieri l’odio razziale e fascista (se di religione cristiana) o quella della “Jihad” (se di religione islamica), qual è la proposta dei governi? Il lutto e la guerra. Ma la guerra a chi? Alla povertà? All’emarginazione? Non potendo garantire un lavoro, una casa, la scuola, il governo (francese, italiano statunitense ecc.) garantisce polizia, controllo. Controllo e non risoluzione del conflitto. Lo Stato borghese chiede a tutta la nazione di stringersi “a coorte” affinché si catturino e si stanino i terroristi.

Per questo che oggi io non sono in lutto nazionale, ma rispetto le vittime. Non dichiaro guerra alla religione, ma alla povertà ed all’emarginazione, a favore degli sfruttati.

A conclusione riporto un brano tratto da “Marxismo e anticlericalismo” (www.trotskysmo.blogspot.it):

…Le religioni, come la storia ci insegna, nascono per giustificare fenomeni naturali ancora sconosciuti all’uomo. E’ l’uomo che crea la religione, non la religione che crea l’uomo. Il marxismo lotta da sempre contro l’idealismo, ma non lo fa abolendo la religione, ma superandola tramite la cultura e la scienza per la trasformazione della società… Basta appena gettare un’occhiata sulla cosiddetta Apocalisse di Giovanni per convincersi del fatto che non solo l’autore era esaltato, ma anche l'”ambiente culturale” nel quale si muoveva” – Friedrich Engels (1820 – 1895)

“La debolezza delle classi sfruttate nella lotta contro gli sfruttatori genera inevitabilmente la credenza di una vita migliore nell’oltretomba, allo stesso modo che la debolezza del selvaggio nella lotta contro la natura genera la credenza degli dei, nei diavoli, nei miracoli, ecc. La religione è una specie di acquavite spirituale, nella quale gli schiavi del capitale annegano la loro personalità umana e le loro rivendicazioni in una vita in qualche misura degna di uomini. La religione deve essere dichiarata un affare privato…E’ inammissibile tollerare una sola differenza nei diritti dei cittadini che sia motivata da credenze religiose…”. (Lenin “Socialismo e Religione” del 1905)

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